Antonio Polosa (OIM): la Moldova tra elezioni, tensioni etniche e scelte di campo

Geopolitica.info ha incontrato Antonio Polosa, capo delegazione della missione moldava dell’Organizzazione Internazionale della Migrazione. Un’occasione per approfondire sviluppi e tensioni che investono lo scenario politico e geopolitico di Chisinau a pochi giorni dalle elezioni per il rinnovo del parlamento.

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Dottor Antonio Polosa, a che livello si pone la Repubblica Moldova in termini di rispetto dei diritti umani e delle libertà civili?

Non vi è dubbio – ed in questo sono sicuro di avere un parere comune con i miei colleghi dell’UN Agencies Country Team di cui l’OIM fa parte – che dal momento della sua fondazione, la Repubblica Moldova ha fatto grandi progressi nell’ambito dei diritti umani e delle libertà civili. Non bisogna mai dimenticare infatti da che tipo di esperienza in materia il paese provenga (periodo sovietico, ndr).

Nel corso degli ultimi 20 anni, la Repubblica Moldova è divenuta gradualmente firmataria di tutti i maggiori trattati internazionali in materia di rispetto dei diritti umani e delle libertà civili. Diverse riforme sono state adottate nella legislazione locale per riflettere tali principi. È vero che spesso l’attuazione ed implementazione delle leggi non è adeguata e consistente – penso ad esempio alle normative di protezione sulle vittime di violenza domestica – o che la percezione di certe autorità statali, ma anche dell’opinione pubblica locale, verso certe minoranze etniche, religiose o sessuali (LGBT) sia ancora di diffidenza, se non di aperta intolleranza. Tuttavia, grazie anche al comune impegno programmatico della comunità internazionale rappresentata in Moldova, assieme ai vari settori della società civile, NGOs, forze politiche ed anche funzionari governativi, ciò sta cambiando, ma per cambiare mentalità, si sa, ci vuole tempo. Le locali confessioni religiose, soprattutto quella maggioritaria in Moldova, potrebbero giocare un ruolo più attivo, progressista e tollerante in materia e mi auguro che ciò avvenga prossimamente. Nel frattempo, la più concreta e regolare osservanza delle leggi costituisce senz’altro una prova che la Repubblica Moldova è seriamente impegnata a fronteggiare. Credo di avere buone ragioni per essere ottimista!

Come si suddivide principalmente la popolazione in termini etnico-linguistici?  I dati sono affidabili?

Lo scorso mese di Maggio è stato condotto il Censimento Generale della popolazione, tuttavia per comprensibili ragioni politico-elettorali i risultati del censimento saranno resi noti solo dopo le elezioni parlamentari del 30 Novembre. Pertanto, grosso modo, la popolazione è di circa 3,9 milioni di abitanti, Transnistria inclusa. Le lingue maggiormente parlate sono il moldavo-romeno ed il russo, che corrispondono alla grande maggioranza della popolazione. Minoranze etniche di un certo peso sono ucraini, gagauzi (nella regione autonoma di Gagauzia si parla principalmente un dialetto di origine turca), rumeni e bulgari. Vi sono poi minoranze molto più ridotte come polacchi, rom ed ebrei.

La Repubblica Moldova è uno dei paesi in Europa con il più alto tasso di spopolamento, fatto questo dovuto principalmente a due fattori fondamentali:

  • Elevati flussi emigratori della popolazione attiva (stimati tra le 650.000 ed le 850.000 persone);
  • Tasso di fertilità al di sotto del 2,1%.

Ogni cittadino della Repubblica è dotato di passaporto moldavo? Chi ha diritto a possederne uno? In quanto tempo potrebbe prenderne uno? Come può il Governo Moldavo assicurarsi che abitanti transnistriani siano effettivamente cittadini della Repubblica Moldova e non di altra provenienza?

Secondo la legislazione moldava, ci sono due tipi di documenti di identificazione: la Carta di Identità Nazionale ed il Passaporto.

La maggioranza dei moldavi possiede la Carta di Identità Nazionale, eccetto 235.000 cittadini circa, in gran maggioranza anziani, che ancora detengono il vecchio Passaporto della Moldavia Sovietica.

Per quanto riguarda i Passaporti nazionali, per poter viaggiare all’estero, è bene dire che non tutti i moldavi ne possiedono uno – non tutti viaggiano – ma certamente negli ultimi 15-20 anni la percentuale dei cittadini moldavi in possesso di passaporto è aumentata notevolmente, riflesso questo di un più ampio fenomeno migratorio. Tutti i cittadini moldavi, inclusi quelli residenti in Transnistria – purché nati nel territorio moldavo dal 28 agosto 1991 o loro discendenti – hanno diritto a ricevere il passaporto. Anche i cittadini moldavi residenti all’estero, inclusi quelli con doppia/multipla nazionalità, la quale è ammessa nella legislazione moldava, godono di tale diritto. Si può ottenere il passaporto, adesso anche biometrico, il quale dall’Aprile 2014 permette l’ingresso sul suolo dell’UE senza visto per circa 90 giorni entro un periodo di 180 giorni, in un periodo di 3 ore con un costo approssimativo di 123 Euro, oppure in 30 giorni per circa 37 Euro. Il Governo della Repubblica Moldova tratta tutti i residenti in Transnistria – nati dal 28 agosto 1991 o loro discendenti – come cittadini della Repubblica Moldova: anche se non tutti sono in possesso di C.I.N., possono ottenerlo su semplice richiesta, presentando un valido certificato di nascita alle autorità competenti in Moldova.

Quanti moldavi sono emigrati? Verso quali principali destinazioni? Secondo Lei, il fenomeno è destinato ad aumentare?

Come accennato prima, le più recenti e credibili stime parlano di cifre oscillanti tra le 650.000 e le 850.000 persone, tuttavia non è facile fare una stima assolutamente accurata poiché, mentre in alcuni Paesi – come l’Italia e altri stati UE ad esempio – i migranti moldavi tendono a stabilirsi in maniera più permanente, quelli che migrano in Russia sono in buona parte lavoratori stagionali che fanno la spola tra Russia e Moldova. I cittadini moldavi possono andare in Russia senza visto e starvi per 3 mesi, ciò ha di fatto facilitato l’insediarsi ed il consolidarsi nel tempo di questo fenomeno migratorio “pendolare” tra Russia e Moldova, ove i cittadini moldavi lavorano, di fatto in nero, durante quei tre mesi, e spesso oltre, pur non ottenendo il necessario permesso di lavoro da parte delle autorità russe. Tuttavia, sin dal Settembre 2013 le autorità della Federazione Russa hanno cominciato a istituire controlli più rigorosi, per cui in poco più di un anno a diverse migliaia di migranti moldavi è stato vietato l’accesso al territorio russo per non aver rispettato regolamenti migratori e/o di lavoro.

Il fenomeno migratorio è parte integrante della vita del Paese, per cui ritengo che continuerà ad esistere. Per questa ragione è molto importante che tutte le politiche nazionali tengano in debito conto il fenomeno migratorio che, mi sembra doveroso sottolineare, non è di per sè negativo, anzi… non dimentichiamo del vitale contributo che i migranti danno alla Moldova con le loro rimesse finanziarie, così come le nuove idee e capacità acquisite, che vengono poi immesse nel tessuto socio-economico del Paese utilizzando vari canali.

Sono presenti ONG od enti umanitari stranieri sul territorio moldavo? Come sono geolocalizzati i centri (case famiglia, mense, consultori, patronati ecc.)? Sarebbero in grado di divenire in breve tempo centri di raccolta e riferimento in seguito a gravi crisi ed aumentati flussi migratori interni?

Sì, nel territorio vi è un consistente numero di ONG locali ed enti umanitari stranieri, più o meno distribuiti su tutto il territorio moldavo, ma soprattutto attorno ai principali centri urbani del Paese e in modo meno capillare attorno ai capoluoghi di Provincia/Distretto.

Riguardo alla loro eventuale capacità di assistere e assorbire emergenze a seguito di gravi crisi – di origine naturale o umana – o a seguito di aumentati flussi migratori interni, tutto dipende dalle dimensioni delle crisi e da quanto aiuto, e quanto rapidamente, possano ricevere dalla comunità internazionale. Se si parla in termini di alcune migliaia di persone (5-8.000), penso che con uno sforzo comune tra tutti gli enti umanitari ed il servizio civile locale le capacità non manchino, almeno nel breve-medio termine. Tuttavia è bene ricordare che, se per ragioni politiche e/o economiche – per esempio crisi di lavoro, inasprimento di regolamenti sull’immigrazione, ecc. nei Paesi ove i migranti si trovano – la Moldova dovesse far fronte al rientro permanente di diverse decine di migliaia di migranti, le capacità nazionali di assistenza e di ulteriore assorbimento verrebbero sottoposte senz’altro a pressioni davvero drammatiche, con effetti pesanti sul tessuto sociale, economico e politico del Paese: ciò metterebbe potenzialmente in grave difficoltà la stabilità generale del Paese, che dopo poco più di vent’anni dalla acquisita indipendenza ha di fronte a sé ancora un difficile cammino di ricerca di coesione e integrazione tra le sue varie componenti etnico-linguistiche.

I media moldavi godono di un buon livello di libertà di stampa? In tutto il territorio nazionale?

In generale direi che i media moldavi, soprattutto quelli a copertura nazionale, godono di un sufficiente livello di libertà di stampa, anche se non si possono escludere del tutto le interferenze di gruppi politici ed economici. Tuttavia ritengo che in generale, ed anche nel contesto geografico regionale, la libertà di stampa in Moldova è certamente meglio garantita/osservata.

Ritiene che la Gagauzia possa avere ruoli di rilievo nell’immediato futuro per ciò che attiene l’attuale crisi ucraina? Crede che i gagauzi possano ambire all’indipendenza?

Personalmente ritengo poco probabile che la Gagauzia possa avere un ruolo nell’attuale crisi ucraina, che peraltro è ancora lungi dall’essere chiara o tanto meno in via di soluzione. Anzi, la Gagauzia, è bene ricordarlo, è una Unità Territoriale Autonoma in seno alla Repubblica Moldova e gode già di ampi poteri locali riconosciuti dal Governo centrale di Chisinau.

Mentre è possibile immaginare che su questioni concrete e specifiche di autonomia e locale Amministrazione la Gagauzia e il Governo centrale possano trovare mutuo accordo, certamente su altre questioni, come le decisioni riguardanti la politica estera ad esempio, mi sembra poco probabile. Mi è difficile dire quanto ci sia di vero sull’asserito desiderio ad indipendenza e quanto viabile come Stato sarebbe una Gagauzia indipendente. Sicuramente vi saranno varie persone che in Gagauzia magari ambiscono all’indipendenza, ma è probabile che ciò sia più il risultato di pressioni ed interferenze esterne. Non c’è dubbio che in seno ad una Moldova integrata nel mercato europeo la Gagauzia avrebbe molto di più da guadagnare e credo che gli stessi Gagauzi ne siano in fondo consapevoli.

Le ripropongo la domanda in riferimento ai territori della riva sinistra del fiume Nistru.

In maniera ben più diretta della Gagauzia, la Transnistria è certamente influenzata politicamente ed economicamente dalla crisi ucraina, data anche la sua posizione geografica confinante con la stessa Ucraina. La crisi ucraina è un continuo e duro colpo per l’economia della Transnistria in generale, considerati i più frequenti e lenti controlli da parte delle autorità di frontiera ucraine.

Che ruolo effettivo potrà avere la Transnistria nella crisi ucraina dipenderà essenzialmente da come tale crisi evolverà: ulteriore inasprimento ed estensione dello scontro militare o graduale ma sostanziale applicazione dei termini dell’accordo di Minsk dello scorso settembre? Purtroppo, la crisi ucraina sta diventando un pericoloso punto di frizione non solo tra le parti direttamente in causa, ma ben oltre la regione dell’Europa Orientale, e ciò penso sia motivo di forte preoccupazione per tutto il mondo.

Riguardo alle eventuali ambizioni di indipendenza, è difficile da dirsi visto che anche recentemente vi sono state parecchie dichiarazioni di voler far parte della Federazione Russa. In ogni caso ritengo che le autorità della Transnistria e quelle del Governo Moldavo debbono continuare a tenere aperti gli esistenti canali di dialogo e cercare di renderli più concreti, effettivi e soddisfacenti per entrambe la parti, sperando al contempo in ridotte pressioni ed interferenze esterne da qualunque parte esse provengano.

La Moldova desidera veramente divenire Paese Associato dell’Unione (quella europea intendo)? A che livello siamo in termini di integrazione istituzionale con l’UE?

Ritengo che nei tre anni passati, degli errori di valutazione e sottovalutazione siano stati compiuti dalla coalizione di Governo. La scelta di Associazione con l’Unione Europea andava meglio spiegata alla gente sin dall’inizio, mentre le visioni politiche ad essa contrarie hanno avuto spesso gioco facile approfittando di debolezze e incoerenze nel campo pro-UE.

Ad ogni modo io ritengo che, nonostante le obbiettive attuali difficoltà economiche della gente, la scelta di Associazione all’UE, accompagnata dal suo sostegno economico, finanziario e politico – anche a livello bilaterale con i vari Paesi UE – così come dal regime di liberalizzazione dei visti, promesso dall’Unione ed ottenuto dalla Moldova, il Paese e la sua gente possano ambire ad avere legami più forti e di lungo termine con l’Unione Europea ed i suoi valori di prosperità comune, democrazia, trasparenza e rispetto delle leggi per tutti.