Antonello Folco Biagini: uno sguardo storico sulla crisi ucraina

Antonello Folco Biagini, prorettore per le cooperazione e la relazioni internazionali di Sapienza Università di Roma e docente di storia dell’Europa orientale, ci offre il suo punto di vista sulla crisi politica e diplomatica che rischia di stravolgere gli assetti istituzionali e territoriali di Kiev.
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Antonello Folco Biagini: uno sguardo storico sulla crisi ucraina - GEOPOLITICA.info

La difficile situazione in Ucraina preoccupa l’intera comunità internazionale. Mosca valuta una risposta alle possibili sanzioni di Usa e Nato. Insomma, si rivive l’atmosfera della guerra fredda. Lei cosa ne pensa?

Partirei innanzitutto ricordando che l’Ucraina (fino a pochi decenni fa Repubblica socialista sovietica), è nella sua storia molto legata alla storia della Russia (zarista, sovietica e attuale). La giovane repubblica ucraina, come noi oggi la conosciamo, è nata dopo la caduta dell’URSS, ed  ha già affrontato altri momenti di difficile scontro interno. Le recenti proteste di Kiev, sono la prosecuzione di quelle scoppiate nel 1991, che  passando per la “Rivoluzione arancione” hanno un unico nemico, la Russia, che ne ha dominato i territori, per secoli. A partire dal 1990,  si diffuse nel paese un movimento nazionalista, il Movimento del Popolo Ucraino per la Ricostruzione e nel luglio del 1990 il parlamento proclamò la repubblica. Nel 1991 il partito comunista ucraino venne dichiarato fuorilegge. Il 24 agosto 1991 il Parlamento ucraino dichiarò l’indipendenza e indisse il referendum di conferma e le prime elezioni democratiche della storia dell’Ucraina: il 1º dicembre 1991 il popolo ucraino decise la propria indipendenza ed elesse il primo presidente dell’Ucraina. Già alla fine degli anni,  i rapporti fra Ucraina e NATO furono causa di nuove tensioni con la Russia. Nel 2004 con l’ascesa al potere di Juščenko, a seguito della “Rivoluzione arancione” con il  conseguente spostamento politico dell’Ucraina verso l’Unione Europea, Gazprom iniziò a tariffare il gas all’Ucraina al prezzo di 230 dollari, aumentando considerevolmente la precedente tariffa di 50 dollari, da sempre un prezzo di favore della Russia verso l’Ucraina. La Russia già allora faceva capire di non accettare un “allontanamento” dalla propria sfera di influenza da parte dell’Ucraina, a favore dell’Europa.

Quindi dalla Rivoluzione arancione ad oggi, poco sembra cambiato…

Esattamente, l’oligarchia ucraina, dichiaratamente anti-russa, pressa affinché l’Ucraina entri nell’Unione Europea, passando così dallo scudo “protettivo” sovietico a quello occidentale. Questa è la causa degli scontri in atto da Novembre. Il popolo ucraino, non tutto a dire la verità, ma solo quello che abita i territori dell’ovest, vuole l’Europa e l’Occidente. Certo, non si può dire che lo stia facendo democraticamente.

Perché?

Yanukovič era comunque stato eletto in una tornata giudicata compatibile con la “democratizia” dagli osservatori occidentali. Le manifestazioni legittime dei filo europeisti si sono progressivamente trasformate  con la presenza di movimenti che nulla hanno a che vedere con l’Europa mentre gli apparati repressivi del governo in carica procedevano a forme di repressione al di fuori di ogni legalità e rispetto dei diritti dei singoli e della collettività. A questo punto non si poteva certo immaginare che la Russia rimanesse indifferente nei confronti di un’area che ha sempre considerato vitale per i propri interessi geostrategici oltre al forte indebitamento economico (forniture energetiche, ecc.) che l’Ucraina ha contratto con Mosca. Yanukovič fugge, si rifugia in Russia e Putin continua a considerarlo il presidente legittimo spodestato da un colpo di Stato e inizia una operazione di “sicurezza” volta a riappropriarsi della Crimea.

La Crimea sembra sempre più vicina a Mosca, le navi russe restano ormeggiate a Sabastopoli: si arriverà secondo lei ad una separazione della Crimea da Kiev?

La Crimea come si sa è anch’essa, un ex regione russa. Nel 1954 la provincia di Crimea venne trasferita dal leader sovietico Nikita Krusciov alla Repubblica socialista sovietica Ucraina, in segno di riconoscimento, per commemorare il 300° anniversario del trattato di Perejaslav tra i cosacchi ucraini e la Russia. L’importante città di Sebastopoli, è la base navale più importante di tutto il Mar Nero. Lo stesso Putin non ha mai tenuto nascosto l’importanza di Sebastopoli. Queste considerazioni portano inevitabilmente al ritorno della Crimea alla Russia. Tutto ciò è rafforzato dal fatto che la maggioranza della popolazione di origine russa non riconosce l’ucraino come lingua ufficiale. Un importante passo è stato fatto proprio con il referendum di Sebastopoli, che ha decretato il russo come lingua ufficiale. Putin non ha mai celato il desiderio di ricompattare la Russia con i paesi ex Urss. Ne sono una dimostrazione la Eurasian Economic Community, composta da Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Federazione Russa, Tagikistan e Ubzekistan, e la Common Economic Zone, l’area di libero scambio tra Bielorussia, Kazakistan, Federazione Russa e Ucraina. I suoi intenti, dichiarati pubblicamente, sono rimasti inascoltati per molto tempo, ora è tardi, il prossimo 16 Marzo la regione affronterà il referendum sull’indipendenza, con conseguente associazione alla Federazione Russa, il risultato sembra ormai scontato.

L’Unione Europea e gli Usa condannano i comportamenti della Russia, minacciando di boicottare il prossimo G8 di Sochi…

Certo è difficile approvare gli atteggiamenti della Russia ma viene da chiedersi se, soprattutto l’Ue, abbia fatto tutto il possibile per evitare il manifestarsi e lo sviluppo della crisi. E’ bene ricordare che le proteste in Ucraina nascono certamente dal desiderio di entrare in Ue, ma è anche vero che tutta l’Ucraina ha sino ad oggi usufruito dei bassi prezzi (a fini politici) praticati dai russi sulle forniture di gas oltre agli ingenti aiuti economici. L’Ucraina ne aveva e ne ha un disperato bisogno. Putin ha sempre appoggiato economicamente l’Ucraina, l’Ue no. Qualcosa di più va fatto, la popolazione è in una situazione difficilissima, Kiev ha fatto tanto per avere la possibilità di entrare in Ue, ora vediamo se l’Ue coglierà l’opportunità offrendo una contropartita valida alla Russia, non deludendo le aspettative del popolo ucraino. C’è da augurarsi che l’Ue non rimanga impantanata nuovamente in un assurdo, quanto mai improduttivo immobilismo.