E’ ancora tempo di “russofobia” con Trump?

La presentazione del volume “Russofobia. Mille anni di diffidenza” ha coinciso con il giorno dell’elezione alla presidenza degli Usa di Donald Trump. Il testo, scritto dal giornalista e storico Guy Mettan ed edito da Sandro Teti Editore, affronta il tema dei rapporti tra la nazione più grande del mondo e il continente europeo, in primis, e il blocco euro atlantico in secundis.

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Una storia fatta di tensioni, anche al calor bianco, e distensioni. E’ un periodo distensivo quello che ci aspetta dopo l’elezione del primo presidente americano non “russofobico”? Lo abbiano chiesto al prof. Carlo Freduzzi, presidente e fondatore dell’Istituto di cultura e lingua russa in Italia.

Oggi è stato eletto presidente il candidato meno accreditato dai tempi di Ross Perot. In che modo l’elezione del repubblicano Trump inciderà sui rapporti tra Usa e Russia?

La Russia e Putin  hanno sempre tifato per i repubblicani perché dal 1964, da Kennedy in poi, i democratici hanno messo in grande difficoltà la Russia. Per questo credo che l’elezione di Trump sia stata accolta con molto favore dal popolo russo e da Putin in persona perché c’è la volontà di avere un rapporto paritario con gli USA. Se Trump rispetterà le promesse pre elettorali io penso che miglioreranno molto i rapporti con la Russia ed avrà un effetto positivo anche sull’Europa e gli stessi Usa. Io spero che il Congresso possa consentire a Trump di mettere in atto i suoi propositi.

Oggi Russia e Usa sono di nuovo insieme sul terreno della geopolitica, impegnate nel contesto siriano ed iracheno. Quali potrebbero essere i risvolti della presidenza Trump?

Trump ha detto che metterà fine agli otto conflitti ai quali hanno partecipato Barack Obama e la Clinton, e questa è una speranza. Ma non bisogna dimenticare un altro attore sul campo, la Cina. Il rapporto con la Cina è un problema per gli USA non solo perché Russia e Cina hanno stretto rapporti  di carattere economico, politico e culturale, ma anche perché la Cina ha in mano il debito pubblico americano.

Forse proprio per questo Trump in uno dei suoi interventi ha detto che non vorrà entrare in competizione con la Cina. In questo si possono leggere le tracce della vecchia politica di Nixon, per la quale la vittima della conventio ad excludendum era la Russia. Oggi sarà l’Europa?

L’Europa credo che si dovrà adeguare. In Europa tutti hanno tifato per la Clinton ma entro breve il neopresidente diventerà realista. Già dal suo primo discorso Trump ha ammorbidito i toni nei confronti dell’UE. Credo che Trump potrà dare un contributo alla distensione, non mi sembra che sia una catastrofe per la democrazia. E’ il popolo americano che ha deciso, così come il popolo russo ha deciso per Putin.

I passi a rilento che si stanno facendo nell’approvazione del TTIP e del CETA secondo lei con la presidenza Trump potrebbe subire un’accelerazione?

Io credo che sul TTIP si arriverà ad un accordo. Molta propaganda elettorale di Trump ha parlato alla pancia degli americani e ha avuto successo ma, terminata la campagna, anche Trump dovrà fare i conti con le lobby che hanno interessi meramente economici.

In un’ottica di rinnovata amicizia tra Usa e Russia non sono immaginabili accordi simili anche tra le due superpotenze?

Io me lo auguro. Trump ha più volte detto che con la Russia bisogna non solo trattare ma parlare da pari a pari tenendo sempre presente il potenziale economico e politico che hanno gli Usa.  L’eliminazione delle sanzioni alla Russia è il primo passo. Questo aiuterebbe la pace. Oggi Papa Francesco dice che c’è un mondo in guerra a pezzi. Io credo che l’elezione di Trump contrariamente a quanto si crede possa andare in questa direzione.