Analisi della militanza in Asia Meridionale alla luce dei fatti di Pulwama: Il Jaish-e-Mohammed e la figura di Masood Azhar

L’escalation di tensione tra India e il Pakistan a seguito dell’attacco suicida avvenuto lo scorso 14 febbraio a Pulwama, a sud di Srinagar, capitale del Kashmir indiano (Jammu & Kashmir), verso un convoglio dell’esercito indiano che ha causato circa 50 vittime tra i militari, ha spinto l’India a pretendere dal Pakistan un giro di vite sui gruppi militanti ivi basati e impegnati in attività terroristiche transfrontaliere.

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La successiva pressione diplomatica e militare esercitata da New Delhi su Islamabad ha sortito, in un tentativo di appeasement da parte di quest’ultima, l’arresto di 44 membri del Jaish-e-Mohammed (JeM, letteralmente “l’esercito di Maometto”). Questo è infatti il nome del gruppo terroristico esecutore dell’attacco a Pulwama. La leadership del gruppo, raccolta attorno alla figura del leader Masood Azhar, ha dichiarato come risposta di non essere minimamente intimorita dalle pressioni indiane. Alla base di questa dichiarazione vi è infatti la prolungata passività verso le attività del JeM sia dal Pakistan che dalla comunità internazionale. Negli ultimi 10 anni, l’India ha tentato per ben quattro volte di convincere l’Onu a dichiarare Azhar un terrorista, uno sforzo venuto costantemente meno grazie al veto dalla Cina su richiesta del Pakistan.

Chi è Masood Azhar

Quella di Azhar è una figura profondamente collegata ad alcuni segmenti dell’intelligence delle forze armate pakistane (ISI, Inter-Services Intelligence), con le quali condivide non solo obiettivi tattici, ma un sistema di valori comune alla base dei quali vi è la necessità di dotare il mondo islamico di un centro forte che agisca a protezione dei musulmani.Figlio di un insegnante di scuola elementare, Masood Azhar fu ispirato e istruito al jihad dal fratello maggiore Ibrahim negli anni della guerra russo-afghana. Fu lui a condurre nel 1988 Masood in Afghanistan.  A differenza del fratello maggiore però, Masood non prese mai parte attiva ai combattimenti. Riuscì tuttavia a fornire il suo contributo al jihad grazie alla sua personalità carismatica e fortemente ideologizzata. Gli anni dell’esperienza afghana si rivelarono molto proficui per la sua formazione in qualità di vera e propria macchina da propaganda. Ancor prima del suo viaggio in India, dove venne poi arrestato nel 1994, Azhar visitò diversi paesi, tra i quali il Regno Unito, impegnandosi in attività di proselitismo verso il jihad.

Nel 1994, mentre si trovava a Srinagar sotto falsa identità, venne riconosciuto e arrestato dalla polizia indiana, e ivi detenuto per cinque anni. Durante gli anni della detenzione iniziò la stesura di molteplici testi sul jihad, funzionari alla sua attività propagandistica. Attualmente ha all’attivo oltre due dozzine di testi, tra i quali il più importante è certamente Fatah-ul-Jawad, nel quale il jihad viene presentato in chiave coranica in contrapposizione alla modernità di stampo Occidentale. In questo Azhar asserisce che gli individui non abbiano bisogno dell’approvazione di un capo di stato per impegnarsi nel jihad. Questo è un interessante parallelismo con quanto dichiarato da altre personalità ispiratrici del jihad, ad esempio Abdullah Azzam, mentore di Bin Laden.

Al suo ritorno dall’India nel dicembre 1999, Azhar venne ricevuto come un eroe sia da parte di gruppi jihadisti che dell’ISI. Pochi mesi dopo, nel marzo 2000, annunciò la fondazione del JeM.


Il finanziamento del JeM

La maggiore fonte di finanziamento provenne inizialmente non solo da al-Qaeda, ma anche dalla figura stessa di Osama bin Laden. I finanziamenti passarono attraverso diversi trust legati ad al-Qaeda registrati come società caritatevoli, i principali dei quali furono Al-Akhter e Al-Rashid, che operavano su base transnazionale. Nello specifico questi trust erano coinvolti nel fornire assistenza medica, logistica e finanziaria alle organizzazioni militanti islamiche che combattevano in Afghanistan, Pakistan, Cecenia e nel Kashmir indiano. Questo legame con al-Qaeda aiutò il neonato JeM ad acquistare strutture quali madrase e campi d’addestramento da un’altra organizzazione jihadista affine al JeM, la Harkat-ul-Mujahideen (HuM, letteralmente “movimento dei mujaheddin”), alla quale appartenevano i fratelli di Masood. I legami tra al-Qaeda e JeM si rivelarono essere molto profondi, anche per lo stretto rapporto personale che Masood Azhar e diversi esponenti di al-Qaeda, ad esempio Ahmad Omar Sa‘id Shaykh e Rashid Rauf.

I rapporti tra JeM e Islamabad

Masood Azhar progettò il JeM nel 2000 per perseguire esclusivamente l’obiettivo del jihad finché il mondo intero non si convertirà all’Islam. In questo punto il JeM si differenziò notevolmente da altri gruppi jihadisti sunniti, ad esempio l’HuM, coinvolti anche nella violenza settaria contro gli sciiti e gli ahmadiyya. Azhar e il suo gruppo non furono mai coinvolti nel takfir (accusa di apostasia da parte di un musulmano verso un altro musulmano, pena per la quale è prevista la morte).

Un’altra differenza tra il JeM e altri gruppi jihadisti sunniti è l’indottrinamento ideologico. Il JeM promuove attivamente lo sviluppo tra i suoi membri di una più profonda comprensione del jihad, motivo per cui la formazione iniziale dei combattenti si concentra sull’aspetto ideologico prima ancora di quello militare. Oltre a ciò Azhar non si è mai posto in confronto diretto con lo stato pakistano. Semmai, come si è visto, vi è stata una collaborazione tra le parti, soprattutto tra l’esercito e Azhar.

Infatti a partire dal suo impegno nella guerra russo-afghana, e continuando anche dopo il ritiro delle truppe sovietiche, l’esercito pakistano si è servito sempre più di vari gruppi militanti per il raggiungimento dei suoi obiettivi fino a sviluppare una vera e propria dipendenza. Il collegamento tra gli alti comandi dell’ISI e i militanti assunse perfino una dimensione grottesca quando, dopo gli eventi dell’11 settembre 2001, alcune figure dell’ISI erano divise tra aiutare gli Stati Uniti e salvare i talebani. Non sorprende perciò che Osama bin Laden si sia rifugiato nella città pakistana di Abbottabad.

Il centro del potere del JeM si trova nella città di Bahawalpur, nel Punjab pakistano.L’influenza del JeM su questa città si è così incontestata che per le forze dell’ordine risulta di fatto impossibile intraprendere azioni contro il gruppo militante che agisce in totale impunità.

Prima del 2019, l’unica volta che la polizia pakistana agì contro il JeM fu nel 2001, quando arrestò 29 militanti accusati del dirottamento di un autobus e violenza privata. Diversi membri del JeM risposero assediando la locale stazione di polizia e ottenendo il rilascio degli arrestati.

Nell’ultimo ventennio, grazie alla protezione da parte degli alti gradi dell’ISI, alla relativa debolezza interna dei governi democratici, fu impossibile per questi ultimi contenere l’attività del JeM. La figura di Masood Azhar e i potenti legami di cui dispone rendono virtualmente impossibile intraprendere contro di lui un’azione decisiva. Inoltre, con il ritrovato interesse statunitense per il vecchio alleato pakistano contestuale al graduale disimpegno di Washington dal teatro afghano e alla crescente presenza cinese nella regione, potrebbe ricrearsi un clima di serenità nel quale agire indisturbati per i diversi gruppi jihadisti. In questa delicata fase gli Stati Uniti hanno troppo bisogno del Pakistan per costringere quest’ultimo a misure drastiche nei confronti dei jihadisti.