Analisi dei primi ordini esecutivi di Biden. Che direzione prenderà l’America?

Disciplinati dall’articolo 2 della Costituzione degli Stati Uniti, gli ordini esecutivi, rappresentano un provvedimento volto ad indirizzare le politiche esecutive delle agenzie del Governo Federale americano. Tali ordini, hanno un forte impatto mediatico soprattutto nei primi giorni della presidenza, poiché essi mostrano la direzione che il paese prenderà sotto l’amministrazione che li firma. A tal proposito, durante la prima settimana del suo mandato, l’ex presidente Donald Trump aveva firmato una serie di ordini esecutivi (tra cui il famigerato Travel Ban), finalizzati a mostrare il decisionismo della sua amministrazione e ad applicare quanto promesso in campagna elettorale. Tale tendenza, sembra proseguire con il successore Joe Biden, il quale durante il primo giorno della sua presidenza, ha firmato ben 17 ordini esecutivi di varia natura. Cerchiamo di capire quale direzione gli USA prenderanno alla luce del loro contenuto.

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Ordini riguardanti il Covid-19

Il primo ordine esecutivo riguarda l’obbligo di indossare mascherine e di rispettare il distanziamento sociale nei territori e negli edifici di proprietà del governo federale, nonché per tutti i dipendenti e i contractors del governo federale. Si tratta di un ordine dal fortissimo impatto mediatico con il quale l’amministrazione Biden mostra una grande risoluzione nella lotta al coronavirus applicando, almeno nei territori di proprietà del governo, politiche osteggiate dalla precedente amministrazione.

Con il secondo ordine esecutivo, Biden ha disposto il rientro degli USA nell’OMS, nominando tra l’altro il virologo Anthony Fauci (più volte criticato dall’ex presidente Trump), capo della delegazione americana presso tale Organizzazione. Si tratta del primo atto con il quale il neo-presidente annulla un provvedimento del suo predecessore. La mossa mira a dare un chiaro segnale agli alleati, ponendo fine ad una politica meno improntata al multilateralismo portata avanti dall’amministrazione Trump.

Il terzo ordine istituisce un team di coordinamento tra gli stati e il governo federale per la distribuzione di vaccini e mascherine. A capo del team è stato posto l’ex vicedirettore dell’Ufficio per la gestione e il bilancio ed ex membro del board di Facebook, Jeffrey Zients. Il provvedimento ristabilisce inoltre il Directorate for Global Health Security and Biodefense, dissolto nel 2018 dal presidente Trump. Quest’ordine risulta finalizzato ad ottenere una corretta attuazione di un futuro piano nazionale per la distribuzione dei vaccini, oltre a reistituire un ente che permetterà agli USA di essere preparati in maniera più efficace in caso di nuove epidemie.

Il quarto ordine dispone l’estensione della moratoria sui pignoramenti e sugli sfratti da parte delle agenzie federali mentre il quinto prevedeil congelamento dei pagamenti degli interessi sui prestiti per gli studenti fino al 30 settembre

Ordini esecutivi sul clima

Il sesto ordine esecutivo, probabilmente il provvedimento più prevedibile ma anche quello dall’impatto mediatico più grande, riguarda il rientro negli Accordi di Parigi sul clima. In questo senso, è stato inferto un durissimo colpo alle politiche ambientali del predecessore, il quale era stato pesantemente criticato per tale scelta. La lotta al cambiamento climatico, come già annunciato da Biden e da alcuni membri della sua amministrazione, sarà uno dei dossier cruciali per Washington. Basti pensare alla figura dell’Inviato speciale per il clima, ruolo ricoperto da John Kerry, che per la prima volta farà parte del National Security Council.

Con il settimo ordine esecutivo, il neo-presidente Biden, ha disposto la revoca del permesso per la costruzione dell’oleodotto Keystone. La mossa, fortemente appoggiata da gruppi ambientalisti e tribù native, è stata fortemente criticata da numerosi senatori repubblicani, tra cui Mike Crapo (Idaho) e John Barrasso (Wyoming), i quali hanno posto l’accento sulla perdita di migliaia di posti di lavoro e sui danni al settore petrolifero. Il provvedimento rischia inoltre di generare tensioni con il vicino Canada. Le province canadesi come Alberta e Saskatchewan, appoggiate dal premier Trudeau, hanno duramente contestato la revoca del permesso di costruzione, che infliggerebbe un significativo danno alle economie locali. È largamente probabile che, nei prossimi mesi, i due paesi cercheranno di discutere una soluzione al riguardo.

Eguaglianza razziale

Attraverso la firma dell’ottavo ordine esecutivo, è stata dissolta la commissione 1776: una commissione, fortemente voluta dall’amministrazione Trump, che mirava a fornire una visione maggiormente patriottica della storia americana. Tale organo era stato duramente criticata da molti storici, i quali avevano definito i lavori della commissione pseudostoria. Inoltre, il provvedimento impone alle agenzie federali di predisporre entro 200 giorni un piano per eliminare ogni barriera alle opportunità lavorative al loro interno e istituisce dei corsi sulla diversità per i dipendenti federali.

Ordini esecutivi sull’immigrazione

Attraverso il nono ordine esecutivo, l’amministrazione Biden ha voluto porre fine agli sforzi dell’amministrazione Trump di escludere gli immigrati illegali dal conteggio per il censimento. La mossa, da un lato favorisce in termini di rappresentanza federale e di finanziamenti i territori con un’alta presenza di immigrati irregolari generalmente controllate dai democratici. Dall’altro, permette un più accurato conteggio della popolazione.

Con il decimo, è stata garantita protezione agli immigrati coperti dal programma DACA istituito dall’amministrazione Obama. L’ex presidente Trump aveva più volte cercato di abolire tale programma senza mai ottenere risultati. La mossa permette la salvaguardia di uno dei lasciti del presidente Obama e mostra una completa rottura con l’amministrazione precedente sul tema immigrazione.

L’undicesimo ordine abolisce il controverso travel ban, una delle misure più divisive dell’amministrazione Trump, che restringeva le possibilità d’ingresso negli Stati Uniti per i cittadini di diverse nazioni, tra cui Iran e Venezuela. Il travel ban era stato implementato nel settembre 2017 dopo aver superato numerose sfide legali. Il provvedimento del presidente Biden mira ad eliminare una delle misure simbolo della precedente amministrazione, segnando una netta cesura con quest’ultima.

Attraverso altri tre ordini esecutivi, Biden ha deciso di restringere le categorie di immigrati da deportare e di disporre una moratoria di 100 giorni sulle deportazioni. Inoltre, ha sospeso la dichiarazione d’emergenza nazionale che il tycoon aveva utilizzato per dirottare miliardi di dollari di finanziamenti militari nella costruzione del muro al confine con il Messico. L’ordine esecutivo in questione, pur assestando un duro colpo ad una delle disposizioni simbolo della precedente amministrazione, non dispone la demolizione del muro; la costruzione è solo sospesa.  Nondimeno, è stato prolungato, fino al 2022, il programma di protezione dei profughi liberiani residenti negli USA.

Ordini esecutivi sui diritti LGBT

Il quindicesimo ordine esecutivo, invece, impone a tutte le agenzie federali di combattere contro ogni forma di discriminazione basata sull’orientamento sessuale sul posto di lavoro.

Ordini esecutivi riguardanti il governo

Con gli ultimi due si introduce un codice etico per i membri del governo federale, proibendo di utilizzare la propria carica per i propri interessi personali e impedisce interferenze politiche nelle attività del Department of Justice e viene disposto il congelamento di tutti i regolamenti approvati dal presidente Trump non ancora entrati in vigore. L’amministrazione Biden si riserva di controllare i regolamenti approvati e decidere quali mantenere, quali modificare e quali abrogare.

Da che parte va l’America?

In conclusione, l’amministrazione Biden ha optato per un approccio deciso, firmando già nel suo primo giorno, provvedimenti di una certa importanza. Il neo-presidente ha perseguito prevalentemente due obiettivi: distanziarsi nettamente dal predecessore e migliorare l’immagine degli Stati Uniti nel mondo. Biden ha infatti abolito molte delle politiche simbolo della presidenza Trump e della campagna elettorale del tycoon. La nuova amministrazione sembrerebbe voler dare l’immagine di un’America meno aggressiva sul tema immigrazione e molto disposta a collaborare con altre nazioni ed organizzazioni internazionali su tematiche di interesse generale come il cambiamento climatico e il coronavirus.

Sebbene buona parte dei provvedimenti siano mirati ad invertire le politiche dell’amministrazione precedente, va segnalata una grande riforma consistente nell’ampliare il ruolo del governo federale nella gestione della pandemia. Tale intento è riscontrabile negli obblighi comportamentali imposti ai dipendenti del governo federale e nella creazione dell’ufficio di coordinamento volto ad implementare il futuro piano sulla distribuzione dei vaccini. Ciononostante, è ancora presto per capire verso quale direzione si muoveranno gli Stati Uniti alla luce di tali provvedimenti. Per farlo bisognerà ancora aspettare. Solo al termine dei primi 100 giorni di mandato sarà possibile fare un bilancio preliminare.