America Latina 2020, verso la peggiore recessione dal 1930, risvolti economici e sociali nel breve periodo.

Le nuove stime delle Nazioni Unite prevedono una contrazione dell’economia latinoamericana di circa 5,3% per il 2020, sarà la peggior performance della regione da oltre ottant’anni, paragonabile ai livelli della Grande Depressione. La diffusione del Covid-19 colpisce un’area del mondo in difficoltà, indebolendo ulteriormente il delicato equilibrio economico e sociale.

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Lo scenario complesso prima del virus

L’America Latina è stata colpita dal Covid-19 in una fase di debolezza e vulnerabilità economica. Nel decennio successivo al 2008 la crescita del PIL regionale era scesa dal 6% allo 0,2%, accentuandosi a partire dal 2014 per il calo del prezzo delle commodities. La crisi si è fatta evidente lo scorso anno quando tasso di crescita è stato dello 0,1% e sono scoppiati duri focolai di protesta nella regione. Il malcontento sociale nei confronti dell’eccessiva disuguaglianza economica, istituzioni corrotte e politiche pubbliche insufficienti si è manifestato in diversi paesi, spesso in forma violenta. Non è solo la classe politica al governo ad essere messa in discussione, ma il modello economico dominante è percepito come ingiusto e indegno da parte del popolo. A seguito di questo diffuso malcontento interno, come non si vedeva da decenni, i governi hanno solo abbozzato modesti pacchetti di riforme e di spesa sociale. L’arrivo del virus nel continente ha fermato temporaneamente le proteste sulle strade e, deviando l’attenzione verso la crisi sanitaria, ha consentito ai governi di imporre misure repressive.

Lo shock esterno

Il 21 aprile 2020 la Commissione Economia per l’America Latina e i Caraibi delle Nazioni Unite (CEPAL) ha presentato un report speciale sugli effetti economici e sociali di breve e medio periodo che il Covid-19 avrà sui paesi della regione. Le stime si basano sui dati disponibili al 17 aprile e i risultati sono sconfortanti: nel 2020 l’America Latina avrà una riduzione del PIL del 5,3% (vedi tabella). È la peggiore contrazione economica mai registrata nella sua storia contabile, per trovare dinamiche di ampiezza simile dobbiamo tornare agli anni alla crisi del 1930 (-5%) o a quella del 1914 (-4,9%). La crisi sarà globale, il Fondo Monetario Internazionale prevede anche una variazione del PIL degli Stati Uniti di -5,9%. Ciò significa crisi delle reti produttive di Messico e Centroamerica, legate per gravitazione al mercato statunitense. Gli Stati Uniti sono inoltre la principale destinazione per i migranti della regione. La crisi sanitaria avrà conseguenze dirette sui settori in cui sono impiegati in massa: costruzione, manutenzione e Horeca. Il conto capitale delle bilance dei pagamenti peggiorerà a causa della contrazione del flusso delle rimesse stimato in un 10-15%. Il turismo sarà uno dei settori più colpiti, con riduzioni del 20-30% e gravi conseguenze soprattutto per i paesi caraibici. I dati sul commercio prevedono un calo del valore delle esportazioni latinoamericane di oltre 14 punti percentuali. L’abbassamento del prezzo e della quantità delle materie prime scambiate peserà in misura ancora maggiore sulle bilance commerciali dei paesi sudamericani. Le esportazioni che più diminuiranno saranno quelle dirette in Cina (-24,4%) danneggiando in particolar modo Argentina, Brasile, Cile e Perù, mentre Messico e Venezuela dovranno fare i conti con il crollo del prezzo del petrolio. E le importazioni? La carenza nell’importazione di prodotti intermedi ha rallentato la produzione manifatturiera, fermandola in certi casi (settore automobilistico messicano e brasiliano). Infine le restrizioni alle esportazioni imposte dai paesi fornitori hanno provocato seri problemi alle importazioni di prodotti essenziali per combattere il virus.

Lo shock interno

La recessione economica avrà duri effetti sulla domanda e offerta interna con conseguenze negative sulla occupazione e aumento di povertà e disuguaglianza. Secondo le stime della CEPAL la disoccupazione aumenterà del 3,4%. I settori più colpiti saranno: commercio al dettaglio e all’ingrosso, riparazioni, Horeca, trasporti e servizi in generale. Le imprese più coinvolte quelle di dimensioni micro e medio-piccole, che peraltro danno lavoro alla metà della popolazione. Da considerare anche l’alta percentuale di lavoro informale che rende questi lavoratori ancora più esposti agli effetti della pandemia. Il divario di genere si acuirà per effetto delle misure anticontagio. La chiusura delle scuole, l’isolamento sociale e l’aumento delle persone malate aggraverà la mole di lavoro delle donne, sottraendo loro tempo da dedicare alle attività lavorative remunerate. La caduta del PIL e l’aumento della disoccupazione incideranno sui redditi familiari. Il numero di persone sotto la soglia di povertà aumenterà di oltre 28 milioni passando a un totale di 214 milioni, ovvero il 35% circa dell’intera popolazione latinoamericana. Parallelamente la popolazione in estrema povertà aumenterà di 16 milioni raggiungendo un totale di 83,4 milioni nel 2020. A questi fattori si sommerà la diminuzione dei redditi da lavoro dipendente con conseguente incremento del coefficiente di Gini. Il risultato sarà uno solo: un ulteriore aumento della disuguaglianza in America Latina. La regione non solo vede allontanarsi il traguardo degli obiettivi di sviluppo sostenibile 2030, ma farà dei passi indietro per quanto riguarda povertà estrema e fabbisogno alimentare.

Conclusioni nel breve e interrogativi nel medio periodo

L’America Latina sta entrando in una dolorosa recessione a causa del virus Sars-Cov-2. La gravità dell’impatto e la capacità di reazione di ciascun paese dipenderanno dal livello di integrazione nelle global value chain (GVC) e dalla struttura produttiva esistente. I problemi di ordine economico e sociale si stanno amplificando e nello stesso tempo sorgono almeno 4 grandi interrogativi e dubbi per il medio e lungo periodo. 1) L’emergenza devia le risorse preziose che erano state destinate a un aumento della spesa pubblica per far fronte alle pressanti richieste sociali. È possibile che la crisi economica riaccenda l’ondata di proteste nelle piazze di Ecuador, Cile, Colombia, Bolivia, Haiti e Honduras. A tal proposito l’accademia e la società civile organizzata hanno reso pubbliche varie preoccupazioni. La “guerra” al virus ha di fatto legittimato i poteri speciali di polizia e militari, in una regione dove storicamente le decisioni delle forze armate sono state decisive nei momenti di crisi. 2) In generale i governi hanno annunciato impegni fiscali maggiori di quelli usati durante la crisi del 2008. Molti paesi hanno sollecitato finanziamenti di emergenza, accompagnati da richieste di sconti e condoni sul debito pubblico. Oltre a un suo aumento si prevedono problemi di accesso al credito per aziende e cittadini e diminuzione del flusso di investimenti esteri. Quali saranno le ripercussioni nei paesi più a rischio come Venezuela e Argentina? L’aspetto finanziario regionale dovrà essere tenuto sotto attenta osservazione. 3) L’interruzione nelle GVC ha messo in evidenza i rischi di un’elevata dipendenza regionale dai componenti manifatturieri importati. 4) Una stretta concertazione plurilaterale regionale è dunque necessaria per far fronte alla crisi sanitaria e per gestire la conseguente crisi economico-finanziaria. Tuttavia le misure prese fino ad ora sono state di tipo nazionale (come anche nel resto del mondo). Se il contesto internazionale post Covid-19 andrà verso processi di regionalizzazione delle produzioni, l’integrazione regionale diventerà la chiave per le strategie di sviluppo dell’America Latina. Questo pone una sfida e un obiettivo agli attuali sistemi di integrazione regionale: riusciranno a superare la frammentazione e debolezza (vedi l’incapacità di agire nei confronti della crisi in Venezuela)?

 Fonte: CEPAL, aprile 2020