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TematicheMedio Oriente e Nord AfricaL’Algeria tra stallo politico e ricambio generazionale

L’Algeria tra stallo politico e ricambio generazionale

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La morte del presidente Bouteflika durante il suo quarto mandato nel settembre del 2021 e le precarie condizioni economiche del Paese per le conseguenze della pandemia di Coronavirus, hanno comportato uno stallo politico senza precedenti che rischia di cronicizzare il malcontento popolare e l’insorgenza di continue rivolte. Questa situazione si è aggravata nel momento in cui l’attuale presidente del consiglio Abdelmadjid Tebboune ha contratto il COVID19, e ha dovuto ricorrere a cure specializzate trasferendosi in Germania.

L’assenza del presidente dalla scena politica del proprio Paese ha comportato una grave situazione di stallo, caratterizzata dalla mancanza di riforme efficienti e dal rallentamento della ripresa economica successiva alla crisi pandemica. Se a ciò si aggiungono anche le tante dimostrazioni di piazza e il diffuso malcontento sociale, si comprende come la situazione politica ed economica algerina rischi di bloccare completamente il processo di sviluppo intrapreso con molta difficoltà.

Il presidente ha deciso di nominare dei tecnici alla guida dei ministeri, tra i quali il Ministero dell’Energia, che svolge un ruolo decisivo per la ripresa economica del Paese. Il Ministero della Difesa è invece guidato dallo stesso presidente Tebboune. La scelta dei tecnici nella squadra di governo è stata guidata dalla necessità di ridurre l’influenza dei partiti e contenere i movimenti di protesta.

Il governo ha sfruttato la riduzione delle manifestazioni di protesta causate dallo scoppio della pandemia di Coronavirus al fine di introdurre un’autorizzazione obbligatoria, che i gruppi di pressione devono possedere per poter intraprendere un’azione di protesta collettiva. Molti manifestanti sono stati arrestati per aver preso parte a proteste non autorizzate.

Per far fronte alle tante difficoltà insorte a livello economico, il governo algerino ha adottato un Piano d’Azione con l’intento di rilanciare gli investimenti e diversificare l’economia del Paese, rendendola meno dipendente dai proventi derivati dagli idrocarburi, la digitalizzazione del sistema bancario e l’adozione di una nuova politica monetaria.

Anche sul piano della politica estera gli eventi non sembrano andare per il meglio: l’Algeria deve infatti fare i conti con le molte criticità presenti lungo i propri confini, tra le quali l’annosa controversia che vede il Paese maghrebino e il Marocco ai ferri corti per la questione irrisolta dei profughi del popolo Saharawi, sin dal 1957 in esilio a seguito dell’occupazione marocchina del Sahara Occidentale. Il governo in esilio del Sahara Occidentale è tutt’ora ospitato nel campo profughi di Tindouf, e l’ospitalità conferita dal governo di Algeri ai profughi Saharawi è stata da sempre oggetto di contenziosi tra Marocco e Algeria tuttora presenti.

Dopo l’intervento dell’esercito marocchino nella città di Guerguerat, il Fronte Polisario ha ripreso le ostilità per chiedere l’indipendenza del Sahara Occidentale, e il governo algerino ha schierato truppe al confine per prevenire possibili incursioni militari. Secondo il governo di Algeri la contesa tra il Marocco e il Sahara Occidentale è una questione di decolonizzazione, e può essere risolta solamente con metodi democratici, opponendosi alla decisione dell’ex presidente americano Donald Trump di riconoscere la sovranità del Marocco sui territori del Sahara Occidentale.

Il governo algerino svolge un ruolo attivo sui negoziati volti alla stabilizzazione della Libia anche al fine di rafforzare il livello di sicurezza nazionale, e stipulare un accordo di buon vicinato con l’Unione Europea dopo i tanti tentativi falliti in proposito.

Lo stallo politico algerino è dovuto anche alle conseguenze della pandemia di Coronavirus che ha colpito non solo la popolazione civile, ma anche la classe politica e lo stesso presidente Tebboune, trasferito in Germania per ricevere le cure: l’assenza del presidente dalla scena politica algerina rischia di far riesplodere tensioni sociali mai realmente sopite, e ritardare l’adozione d’importanti riforme volte a rilanciare l’economia algerina dopo la pandemia. L’adozione della nuova legge elettorale ha l’obiettivo di contrastare la corruzione tuttora dilagante nella classe politica, ed agirà in particolare sui meccanismi di finanziamento dei partiti e delle stesse campagne elettorali, che non potranno più provenire da aziende private. In sostanza la nuova legge elettorale cerca di rendere trasparente le operazioni di finanziamento della classe politica del Paese.

Nonostante le buone intenzioni del governo nella lotta alla corruzione attraverso l’adozione della legge, i risultati ottenuti finora sono limitati in quanto non viene assicurata la necessaria comunicazione volta a portare la legge a conoscenza dei diretti interessati, e gli stessi obiettivi perseguiti risultano troppo vaghi. Inoltre il processo di democratizzazione dello Stato algerino non è ancora del tutto concluso, a causa della possibilità del presidente Tebboune di rimuovere e nominare i giudici e il Primo Ministro in carica.

Il governo non ha adottato un’efficace campagna vaccinale per il contrasto alla pandemia ed è in grave ritardo nell’acquisto dei vaccini, provenienti in particolare dalla Russia e dalla Cina. I lotti di vaccino Sputnik V finora acquistati sono in grado di immunizzare appena il 20 percento della popolazione. Il malcontento della popolazione civile sulla classe politica è strettamente connesso al successo della campagna vaccinale, che in caso di riuscita potrebbe ridare a questa la necessaria credibilità, ma deriva anche dalla bassa qualificazione e professionalizzazione dell’élite governativa. La popolazione civile ha perso fiducia nella politica, e ciò ha comportato un preoccupante calo dell’affluenza alle urne da parte degli elettori. Tutto ciò in un Paese dove è maturata la convinzione che in caso di malfunzionamento della classe politica la funzione decisionale ultima venga affidata ai vertici militari, noti come pouvoir.

La pandemia ha influenzato molto le modalità di protesta, dato che le contestazioni contro la classe politica si sono spostate online. Anche in questo caso il governo ha risposto con metodi non democratici, bloccando i siti di protesta e reprimendo o arrestando i leader dell’opposizione.

La crisi economica causata dalla pandemia ha comportato una drastica riduzione dei barili di petrolio esportati, principale fonte di sostentamento per l’economia nazionale. La compagnia petrolifera nazionale Sonatrach ha sospeso i progetti non prioritari e tagliato i costi di produzione. Fondare il sostentamento economico solo sui proventi derivanti dalle riserve di gas e petrolio potrebbe non bastare per far decollare l’economia nazionale a causa del possibile esaurimento delle riserve, perciò occorrerebbe investire anche sulle energie rinnovabili e sulle possibilità di crescita che potrebbero apportare.

Durante la presidenza Bouteflika l’immagine estera dello Stato è stata riabilitata dopo anni di isolamento internazionale. La sua capacità di farsi ascoltare ha portato notevoli successi nelle rivendicazioni sociali ed economiche dei Paesi usciti dalla decolonizzazione: durante l’Assemblea Generale dell’ONU del 1974-1975 il presidente è riuscito nell’intento di portare al centro dell’attenzione le rivendicazioni economiche dei Paesi del sud del mondo.Tuttavia, le sue continue rielezioni e il suo attaccamento al potere hanno contribuito alla trasformazione dell’immagine del presidente non più come uomo di pace ma come despota, fatto che ha condotto alle manifestazioni di piazza e infine alle sue dimissioni dalla carica di presidente nel 2019. Con la sua morte lo Stato algerino entra in un’epoca nuova, lasciandosi alle spalle il mito della guerra d’indipendenza contro i colonizzatori francesi e facendo spazio ad una nuova classe politica fatta di giovani volenterosi e con ideali di libertà.

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