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TematicheMedio Oriente e Nord AfricaAll’origine delle tensioni tra Algeria e Marocco: la Guerra...

All’origine delle tensioni tra Algeria e Marocco: la Guerra delle Sabbie

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La recente rottura delle relazioni diplomatiche tra Algeria e Marocco è il prodotto di una lunga storia di tensioni. Le due nazioni non hanno mai avuto lunghi periodi di amicizia, nonostante i tanti fattori che le uniscono. Condividono molti elementi linguistici, religiosi, etnici come la lingua araba, l’Islam, e una numerosa minoranza berberofona. Ma le differenze storiche, politiche e ideologiche dalla loro rispettiva indipendenza influenzano pesantemente i rapporti tra questi paesi “fratelli”, spesso costellati da momenti di antagonismo. Una delle più notevoli è quella conosciuta come la Guerra delle Sabbie, un conflitto di confine che li vide opporsi nel settembre e ottobre del 1963.

Nonostante la breve durata e gli scontri di piccola entità, la Guerra delle Sabbie ha indubbiamente segnato i rapporti tra questi due grandi stati del NordAfrica. In effetti si può dire che questo conflitto rappresenti il primo grande punto di rottura e l’inizio di una fase di tensioni, che ha raggiunto il suo culmine a seguito degli accordi tra Israele e Marocco nel 2020. Ma la contesa dei confini rimane comunque un elemento-chiave per comprendere le relazioni algerine-marocchine. 

Prima del XIX secolo non esistevano confini delineati, e buona parte dell’attuale territorio algerino a sud-ovest era prevalentemente sotto il controllo di tribù e signori marocchini. Le frontiere attuali vennero tracciate per la prima volta durante la colonizzazione francese del Maghreb. Nel 1952 infatti i francesi decisero di delimitare l’area, integrando le regioni di Tindouf e Bechar nei dipartimenti francesi d’Algeria. Così facendo, Parigi si sarebbe garantita lo sfruttamento dei grandi giacimenti di petrolio e minerali scoperti in quella regione, anche dopo un’eventuale perdita del protettorato in Marocco, che ottenne l’indipendenza nel 1956. 

Diventato autonomo, il governo marocchino iniziò a rivendicare il controllo di alcuni territori sulla base del concetto politico irredentista del “Grande Marocco”, un progetto espansionistico il cui scopo era la ricostruzione nazionale attraverso le “riconquiste” di tutti i territori storicamente controllati dal Regno: l’attuale Sahara Occidentale, la Mauritania e alcune aree sud-occidentali che ancora appartenevano all’Algeria francese. 

Il governo provvisorio algerino (GPRA), braccio politico e governativo del Fronte di Liberazione Nazionale (FLN) creato durante la guerra d’indipendenza, si dimostrò disposto a rivedere le delimitazioni francesi dei territori a sud-ovest; nel 1961 venne deciso da entrambe le parti che, una volta ottenuta l’indipendenza, l’Algeria avrebbe rivalutato la questione dei confini con il Marocco e negoziato lo status di Tindouf e Bechar. 

Tuttavia, nel 1963 il neo-governo indipendente algerino dichiarò di non considerarsi più vincolato dagli impegni contratti dal GPRA, si rifiutò di riconoscere le pretese del Marocco e di negoziare i territori. Al contrario, i vertici algerini fecero appello al principio della non negoziabilità delle frontiere (uti possidetis) ereditate durante il periodo coloniale. Inoltre, ricordarono che l’indipendenza era stata ritardata proprio perché durante le trattative con i francesi, il FLN aveva più volte insistito sull’integrità territoriale, ribadendo che non avrebbe abbandonato nemmeno la più piccola parte del territorio “conquistata col sangue e il sacrificio del popolo algerino”. In un momento in cui il Paese usciva molto indebolito dalla guerra di indipendenza, per il governo era fondamentale il mantenimento dell’unità nazionale e dimostrare la capacità di esercitare la propria sovranità sul territorio, in particolare nella regione della Cabilia, dove era in corso una rivolta berbera anti-FLN.  

Il Marocco, che aveva offerto una base militare per l’ALN (Armée de Libération Nationale) durante la guerra, rispose al rifiuto accusando il popolo algerino di “ingratitudine”. Le tensioni tra i due Paesi aumentarono gradualmente dopo il 1963, quando la regione di Tindouf divenne teatro di incidenti militari. L’esercito marocchino tentò di occupare la zona, e nello stesso anno l’esercito algerino rafforzò le sue disposizioni militari lungo la frontiera del Sahara. Si aggiunsero scambi di accuse reciproche: da un lato, il Rabat accusò Algeri di aver sostenuto la “cospirazione di luglio”, un tentativo di colpo di stato ai danni del re Hassan II; dall’altro, l’Algeria incolpò il Marocco dell’arresto di alcuni membri del FLN durante la guerra d’indipendenza e dello scoppio delle rivolte in Cabilia. Queste furono le condizioni che portarono il Marocco, nell’estate del 1963, a dichiarare guerra all’Algeria. Durante la “Guerra delle Sabbie” (così denominata perché venne combattuta nel deserto – e per il deserto), le truppe marocchine e algerine si scontrarono in brevi ma intensi combattimenti, raggiungendo l’apice delle violenza sul confine nel giro di poche settimane. Il contesto storico della guerra fredda e della decolonizzazione influenzò particolarmente le sorti del conflitto. Infatti, nonostante il Marocco si trovasse in una condizione militarmente favorevole, l’Algeria poteva disporre dell’aiuto di alleati come Cuba ed Egitto, che gli fornirono assistenza militare e finanziaria. Inoltre, grazie al suo sostegno a favore dell’autodeterminazione di altri Paesi e alla sua solidarietà terzomondista, Algeri godeva di buoni rapporti diplomatici e delle simpatie di molti stati arabi e africani. Questi ultimi, nel tentativo di contrastare il conflitto che minacciava di destabilizzare l’intera regione, cercarono di mediare più volte per trovare una soluzione pacifica. 

La guerra si concluse dopo l’intervento dell’Organizzazione dell’Unità Africana (OUA) e del sovrano etiope Haile Selassie, che durante la conferenza di Bamako invitò Ben Bella e Hassan II a raggiungere un armistizio e stipulare un accordo di cessate il fuoco. Sulla questione dei confini venne deciso che, nonostante il forte disappunto del Marocco, si sarebbe adottato in modo  definitivo il principio uti possidetis. Pertanto, il confine sarebbe rimasto inalterato rispetto a quello delimitato precedentemente dalla Francia. 

Il conflitto e i risultati degli accordi ebbero delle ripercussioni importanti nelle dinamiche interne e negli orientamenti politici dei rispettivi Paesi. Da una parte, Ben Barka, politico marocchino socialista fondatore dell’Unione Nazionale delle Forze Popolari, da sempre vicino alle idee terzomondiste ed anti-imperialiste, fu accusato di tradimento e di aver ordito il fallito colpo di stato ai danni del re. A seguito di questo scandalo i partiti di sinistra si avvicinarono alle posizioni conservatrici del re, fomentando un crescente atteggiamento “imperialista” o “espansionista”. 

Dall’altra parte, la scarsa capacità militare dimostrata durante il conflitto ha contribuito, nel 1965, al rovesciamento del governo algerino di Ben Bella con un colpo di stato organizzato dal vecchio compagno d’armi Houari Boumédiène. Quest’ultimo prese le redini del Paese fino al 1978 e instaurò un regime fortemente centralizzato e controllato dalle forze militari. 

Il conflitto ha gettato le basi per una rivalità duratura e un rapporto ostile, esacerbata dalle differenze di visione politica tra la monarchia conservatrice marocchina e il governo militare algerino rivoluzionario e nazionalista. La rivalità tra i due paesi maghrebini esemplificata nella Guerra della Sabbia troverà un altro motivo di divergenza e ostilità nel Sahara occidentale, 12 anni dopo. Infatti, le controversie hanno assunto proporzioni ancora maggiori nel 1975, quando il Marocco annetté parti del Sahara occidentale, un vasto tratto di terra al confine con l’Algeria detenuto precedentemente dalla Spagna, ma che ospitava da secoli tribù berbere autoctone (sahrawi) di lingua araba. 

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