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TematicheMedio Oriente e Nord AfricaAlgeria-Italia: la visita di Tebboune per rafforzare le relazioni

Algeria-Italia: la visita di Tebboune per rafforzare le relazioni

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La visita in Italia del presidente algerino Abdelmadjid Tebboune segna la chiara volontà di Algeri di rafforzare le relazioni con Roma, ma, al contempo, evidenzia la disponibilità del paese maghrebino a dialogare con tutti – anche nel contesto geopolitico attuale, segnato dalla guerra in Ucraina –, tutelando interessi e obiettivi.

Dopo il conflitto scoppiato nell’Europa orientale, l’Algeria ha acquisito ancora più importanza per Roma vista la necessità italiana di diversificare gli approvvigionamenti energetici e slegarsi dalla dipendenza russa. La visita di tre giorni di Tebboune – dove incontrerà il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e il premier Mario Draghi – darà modo ai due paesi di firmare nuovi accordi bilaterali e fissare quelli che saranno i punti chiave delle relazioni nel breve-medio termine. 

Energia al centro dei colloqui

Non è un caso che, pochi giorno dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, si sia recato in Algeria, insieme all’Ad di Eni, Claudio Descalzi, e che lo stesso premier italiano Mario Draghi abbia compiuto una missione nel paese maghrebino lo scorso aprile. Algeri è infatti il secondo fornitore di gas per l’Italia, con circa un terzo del gas consumato nella penisola, dopo la Russia. In occasione del viaggio del primo ministro italiano, Eni e Sonatrach (compagnia di Stato algerina) hanno firmato un accordo che consentirà ad Eni di aumentare la quantità di gas trasportato attraverso il gasdotto TransMed che collega l’ex colonia francese all’Italia. Tale accordo, secondo la nota diffusa dalla compagnia italiana, utilizzerà le capacità disponibili di trasporto del gasdotto per garantire maggiore flessibilità di forniture energetiche, fornendo gradualmente volumi crescenti di gas a partire dal 2022, fino a 9 miliardi di metri cubi di gas all’anno nel 2023-24. Nello specifico, tre miliardi di metri cubi di gas in più saranno forniti già nell’anno in corso, mentre nel 2023 l’aumento della fornitura arriverà a 6 miliardi di metri cubi. Infine, a partire dal 2024 si entrerà a pieno regime con almeno 9 miliardi di metri cubi di gas in più.

A fine dicembre 2021, Eni e Sonatrach hanno firmato un nuovo contratto petrolifero,  il primo sotto l’egida della nuova legge algerina, relativo all’area onshore del bacino di Berkine, dove la compartecipata italiana è leader dal 1981. Nella stessa occasione, come riportato dalla stessa Eni, è stato firmato anche un protocollo d’intesa per la cooperazione su iniziative nella transizione energetica. Quest’ultimo prevede la valutazione di progetti nei settori delle fonti rinnovabili, dell’idrogeno, della cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica e della bio-raffinazione. Il protocollo di collaborazione sulla transizione energetica, invece, prevede la valutazione di progetti nei settori delle fonti rinnovabili, dell’idrogeno, della cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica e della bio-raffinazione. Eni sottolinea che si tratta di “iniziative verso la carbon neutrality”, ossia l’azzeramento netto delle emissioni di CO2 che la società intende raggiungere entro il 2050. Sempre a fine 2019, è stata avviata una partnership tra Eni e Snam sui gasdotti: i due gruppi hanno firmato un accordo per la cessione, da parte di Eni al gruppo specializzato nella gestione integrata del gas naturale, del 49,9% delle partecipazioni nelle società che gestiscono i due gruppi di gasdotti internazionali che collegano l’Algeria all’Italia. Si tratta in particolare dei gasdotti onshore che si estendono dal confine tra Algeria e Tunisia fino alla costa tunisina e dei gasdotti offshore che collegano la costa tunisina all’Italia.

Sempre in ambito energetico, nelle ultime ore si parla di un progetto di interconnessione elettrica tramite cavi sottomarini tra i due paesi. Tale progetto sarà condotto congiuntamente dalla Società nazionale dell’elettricità e del gas algerina – Sonelgaz e la Società italiana Terna. Tra gli argomenti che verranno trattati ci sarà anche il tema dell’agricoltura nella regione sahariana. L’Algeria dispone di immense terre nella regione meridionale che necessitano di esperienza e tecnologia che l’Italia potrebbe fornire. Altro tema caro ad Algeri è quello della sicurezza e della cantieristica navale. Con l’aumento del budget per la difesa – nel 2022 raggiungerà circa 10 miliardi di dollari, il 6% del Pil –, Algeri è un importante acquirente. Infatti, nel recente passato il paese maghrebino ha firmato accordi miliardari con diversi paesi, tra cui la stessa Italia, la Russia, la Cina e la Germania. 

Le relazioni economiche tra Italia e Algeria hanno registrano nel 2021 una bilancia commerciale nettamente a favore dell’ex colonia francese. Infatti, mentre le esportazioni di beni da Roma verso Algeri hanno registrato un valore di circa 2,1 miliardi di dollari, le importazioni si sono attestate a circa 6,9 miliardi di dollari. Queste ultime sono raddoppiate rispetto al 2020 (anno della pandemia), quando registravano un valore di circa 3,5 miliardi di dollari, ma sono pressoché simili ai valori rilevati negli ultimi anni pre-pandemia. Nello specifico, Roma importa quasi completamente gas e petrolio, viceversa le esportazioni sono molto variegate, da macchinari a prodotti in metallo, da parti di veicoli a farmaci, da carta a tessuti tessili, ecc. L’Italia rappresenta il primo cliente per il paese nordafricano e il terzo tra i principali fornitori, dopo Cina e Francia. 

Ma tra i due capi di Stato si parlerà anche di migrazioni, della disputa sulla ZEE dichiarata unilateralmente da Algeri e del dossier libico. La rotta migratoria Algeria-Sardegna è sempre attiva. Su questa rotta, abbastanza breve e certamente meno rischiosa di quella del Mediterraneo centrale, arrivano soltanto algerini. Il flusso è sempre stato costante e negli ultimi anni si è assistito anche ad un aumento del numero degli arrivi. Per quanto riguarda la Zona Economica Esclusiva, bisogna ricordare che nel 2018 l’Algeria, senza alcuna preventiva informazione né un confronto con l’Italia, ha istituito una sua ZEE che lambisce le aree costiere della Sardegna occidentale, estendendosi  sino a nord-ovest del Golfo di Oristano. Nel 2020, i due paesi hanno firmato un’intesa per istituire una commissione tecnica congiunta per la delimitazione tra i due paesi delle rispettive aree marittime di interesse esclusivo, secondo i principi stabiliti dalla Convenzione Onu sul diritto del mare. Bisognerà vedere come questa volontà di trovare un compromesso verrà concretizzata nelle relazioni tra i due partner.

Supportare la Libia nella ricerca di una stabilità definitiva è un obiettivo di entrambi i paesi. L’ex colonia italiana è una questione di sicurezza nazionale per l’Algeria. Dal rovesciamento di Moammar Gheddafi nel 2011, l’instabilità libica – con la quale l’ex colonia francese condivide un confine terrestre di oltre 900 chilometri riaperto al traffico solamente poche settimane fa – ha dominato il contesto delle minacce in Algeria: tra il continuo vuoto di un potere centrale, la proliferazione di armi, la presenza di gruppi terroristici e miliziani stranieri, il quadro libico destava una costante preoccupazione nei palazzi governativi algerini. Gli effetti della crisi libica hanno anche presentato enormi sfide alla sicurezza, compresa la destabilizzazione del Mali e del Sahel sul fianco meridionale. Nonostante alcuni errori di valutazione da parte della diplomazia algerina nell’affare libico, sembra che l’ex colonia francese resti impegnata a promuovere il compromesso e il processo politico nel paese limitrofo. Tuttavia, una Libia debole e instabile è un concorrente meno “pericoloso” nel mercato energetico e questo potrebbe in parte avvantaggiare il paese di Tebboune. 

Ma qual è lo stato di salute dell’Algeria? E’ un partner affidabile per l’Italia? 

Negli ultimi anni, l’altalena dei prezzi dell’oro nero e il passaggio alla tariffazione spot del gas naturale hanno colpito duramente l’economia di Algeri e hanno rivelato i punti deboli del modello economico algerino. La riduzione dei ricavi del settore energetico ha messo in seria difficoltà l’economia algerina: tra il 2014 e il 2015 l’attività economica ha registrato una frenata, principalmente a causa del dimezzamento del valore dell’export di idrocarburi (per fare un esempio, nel biennio 2011-2012 le esportazioni algerine verso l’Italia avevano raggiunto il valore di circa 11 miliardi di dollari per passare ai circa 3 miliardi nel 2015); il calo delle entrate fiscali ha determinato un ampio deficit di bilancio (superiore al 15% del Pil) e la bilancia commerciale ha riportato un disavanzo di oltre 20 miliardi di dollari. La gestione di questa fase di forte difficoltà è passata tramite un forte supporto pubblico all’economia, attingendo a risorse interne, e tramite l’intervento della banca centrale nell’acquisto di titoli di stato. 

Dal 2017 il paese maghrebino ha ulteriormente investito sul rilancio, scommettendo sulla ripresa dei prezzi del petrolio. Poiché l’Algeria non ha diversificato in modo significativo la sua economia, la produzione di petrolio e gas è ancora più essenziale che mai per la base delle entrate del governo e per la sua stabilità politica. Tuttavia, tale dipendenza sta convincendo l’attuale amministrazione a dare priorità agli investimenti nell’energia pulita e nelle fonti rinnovabili. Il governo, infatti, ha fissato l’obiettivo di raggiungere il 27% della produzione elettrica da fonti rinnovabili entro il 2030 e di aumentare la capacità di generare energia da fonti pulite al 37% entro lo stesso anno. Inoltre, la recente approvazione di una nuova legge sugli idrocarburi sembra indicare un cambiamento di rotta dell’attuale governo e una modifica del proprio quadro fiscale e di investimento nel settore degli idrocarburi al fine di attirare nuovamente le compagnie petrolifere internazionali. I principali clienti del gas algerino sono l’Italia e la Spagna, destinazioni di oltre il 60% delle esportazioni.

La grave crisi sanitaria (causata dalla pandemia di Covid-19) ed economica globale di oggi, unita al calo dei livelli di produzione, vedono quindi il paese, e il suo settore energetico, attraversare un momento critico in cui sembra esserci una chiara necessità di investimenti esteri e un trasferimento tecnologico efficace in grado di accompagnare l’Algeria nella fase successiva post crisi. Naturalmente il cammino verso il futuro include l’avvio di nuovi progetti energetici in grado di rivitalizzare il settore e la produzione. Altresì importante è il ruolo che l’Algeria intende svolgere nella regione. La massima apertura nei confronti dell’Italia è un segnale non trascurabile lanciato all’altro partner strategico, ossia la Spagna, dopo che quest’ultima ha accettato la proposta marocchina sulla questione del Sahara Occidentale. Da allora le relazioni tra Madrid e Algeri si sono raffreddate a tal punto da arrivare al ritiro dell’ambasciatore algerino da Madrid. Dalla prospettiva spagnola, la visita del premier Draghi nel paese nordafricano è stata vista come “uno schiaffo in faccia dato alla Spagna” (per citare i media spagnoli), vista la riduzione di forniture di gas algerino verso il paese guidato da Pedro Sanchez. L’Algeria, chiamata dall’Europa a fornirle ancora più risorse energetiche in questo particolare momento storico, ha preferito consolidare la partnership con l’Italia a danno della Spagna, che non beneficerà più della stessa considerazione di prima, a causa appunto della svolta sul Sahara. Inoltre bisogna considerare la variabile russa. Gli stretti legami tra Algeri e Mosca sono radicati nel tempo (per un approfondimento qui) e lo dimostra la visita del ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, in Algeria qualche settimana fa. La politica adottata dal presidente Tebboune è chiara: se da una parte l’intenzione è quella di approfittare del momento storico per rafforzare le relazioni con l’Europa, dall’altra la Russia rimane un partner strategico e importante per mantenere un equilibrio nelle alleanze. L’Algeria cerca di mantenere buone relazioni con quasi tutti: dagli EAU alla Libia, dall’Arabia Saudita alla Turchia, per finire all’Iran. Tale flessibilità in politica estera può essere semplicemente inquadrata come un meccanismo di protezione.

Per concludere, sebbene i timori europei su una collaborazione più profonda tra Russia e Algeria siano comprensibili, le prospettive in tal senso sono limitate. Nel breve-medio termine, l’Europa – e l’Italia in particolar modo – ha necessità di diversificare le sue forniture di gas e l’affidabilità sarà la considerazione più importante nella scelta dei fornitori. Da questo punto di vista, l’Algeria ad oggi è un partner credibile e sicuro. Algeri è un fornitore stabile per l’Italia da decenni. Per tale motivo, l’ex colonia francese non rappresenta un “pericolo” nell’attuale scenario…se “chiudiamo gli occhi” sui diritti umani e politica interna.

Mario Savina
Geopolitica.info

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