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Dal fronte ucraino a quello africano, Wagner cerca nuovi alleati: l’apparente frattura con Mosca

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Mercoledì 22 marzo Yevgeny Prigozhin, capo della compagnia militare privata (PMC) Gruppo Wagner e “chef” di Vladimir Putin, ha indirizzato una lettera al governo americano per difendersi dalle accuse di crimini di guerra e minaccia alla stabilità internazionale.Non è la prima volta che il leader del Gruppo si rivolge direttamente ai funzionari di Washington; a gennaio di quest’anno, Prigozhin ha condiviso sul suo canale Telegram una lettera indirizzata al coordinatore per le comunicazioni strategiche del Consiglio per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, John Kirby. La lettera segue l’annuncio della classificazione americana del Gruppo Wagner come organizzazione criminale internazionale. Due settimane fa l’agenzia di stampa turca Anadolu ha pubblicato il contenuto di un’altra lettera firmata da Prigozhin e rivolta al Segretario di Stato americano Anthony Blinken, riguardante la proposta di realizzazione di un progetto di sicurezza congiunto in Africa denominato “Wagner Save Africa”

La notizia, accolta con sorpresa e preoccupazione, secondo alcune speculazioni rifletterebbe il progressivo disallineamento tra forze politico-istituzionali russe e gli interessi della compagnia mercenaria. Da tredici mesi i mercenari Wagner sono massicciamente impegnati sul fronte ucraino come principali forze combattenti nelle aree più critiche. A seguito delle significative perdite registrate, numerose sono state le pubbliche reprimende di Prigozhin contro funzionari e militari russi, sostenendo che il Ministero della Difesa abbia tagliato munizioni e altri rifornimenti. A febbraio, l’oligarca si è rivolto direttamente al ministro della Difesa russo Sergei Shoigu e al Capo di Stato maggiore Valery Gerasimov, accusandoli di aver tentato di “distruggere il Gruppo Wagner” e definendo il loro agire come “alto tradimento”.  Si ritiene quindi che l’amico di lunga data del presidente russo Vladimir Putin stia ripensando il proprio coinvolgimento nel “tritacarne” di Bakhmut. Tuttavia, nonostante le preoccupazioni, la milizia privata continua ad operare in Ucraina godendo del sostegno di buona parte dei politici russi. Al di là delle tensioni interne lo stesso Prigozhin ha chiesto al Cremlino, che non ha mai confermato il suo legame con la compagnia militare, di “prendere tutte le misure necessarie per impedire il taglio delle truppe Wagner dalle principali forze dell’esercito russo”, onde scongiurare “conseguenze militari negative”.

Nel corso degli anni non poche sono state le spaccature con l’establishment russo ma, nonostante le crescenti pressioni interne e i risvolti in Ucraina, la presenza sempre più diffusa del Gruppo a livello globale ne evidenzia l’importanza strategica per il Cremlino. La compagnia privata è stata ufficialmente impiegata per la prima volta in Ucraina nel 2014 a sostegno delle forze separatiste delle autoproclamate repubbliche di Donetsk e Luhansk e in Siria, come supporto all’intelligence del regime di Bashar al-Assad.  Da allora la sua  presenza è stata accertata in tutti i contesti sensibili per la sicurezza internazionale e particolarmente concentrata nei teatri africani a partire dal 2017. Nell’intero continente, sono presenti più di tremila mercenari Wagner dal Mozambico al Madagascar, dal Sudan alla Libia e, più di recente, in Africa Occidentale e Sahel tra Mali e Burkina Faso.

Nelle stesse aree si concentrano gli interessi di altre potenze il cui ruolo nella stabilizzazione delle regioni e nella lotta al terrorismo è minacciato. Le preoccupazioni crescenti di USA e alleati europei a seguito dell’ ”epidemia di colpi di stato” e dell’aumento della violenza in Sahel hanno spinto a puntare il dito contro il Gruppo Wagner, considerandolo “una minaccia alla sicurezza internazionale”. Fin dal 2018, gli Stati Uniti si sono quindi impegnati nel contenimento dell’influenza russa in Africa attraverso l’imposizione di sanzioni e la stipula di accordi per la cooperazione militare ed umanitaria con i governi che si oppongono alla presenza dei mercenari russi. Nonostante tali sforzi il Gruppo Wagner ha guadagnato il titolo di provider alternativo della sicurezza in Sahel occidentale nell’area dei “tre confini” (Mali, Niger e Burkina Faso) del Liptako Gourma, capitalizzando in questo modo il fallimento delle operazioni di assistenza e antiterrorismo americane ed europee. Dopo il ritiro dei contingenti francesi e delle operazioni congiunte con l’Unione Europea dal Mali, dove la Francia era presente fin dal 2012, i consecutivi colpi di stato e l’aumento degli attentati terroristici hanno costretto al ritiro anche in Burkina Faso. Nello stesso anno, segno ineluttabile del fallimento delle missioni è stato la richiesta dei paesi del G5 Sahel per il diretto coinvolgimento di Mosca nel sostegno all’antiterrorismo nel Liptako Gourma, dove operano i gruppi di Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), affiliato ad al-Qaeda e lo Stato islamico del Grande Sahara, affiliato all’ISIL (ISIS).

A fronte di tali risvolti geopolitici e nel tentativo di colmare i vuoti predati dalle forze russe e da altre potenze come la RPC e i paesi del Golfo, gli Stati Uniti hanno annunciato la volontà di una ristrutturazione in larga scala dei legami con il continente africano; Il primo passo è stato l’incontro tra funzionari americani ed africani. Nel marzo del 2023 il Segretario di Stato Anthony Blinken ha effettuato un viaggio in Niger dopo aver visitato la capitale etiope di Addis Abeba. Entrambi i contesti giocano un ruolo significativo nella gestione delle crisi di sicurezza regionali, rispettivamente Sahel occidentale e Tigray. Durante la visita il rappresentante statunitense ha incontrato il Presidente nigerino Mohamed Bazoum e altri funzionari governativi per discutere questioni di interesse comune, tra cui la lotta contro il terrorismo, la sicurezza alimentare e la cooperazione economica. Il Segretario americano ha presentato una proposta di intervento regionale e un incremento dei fondi per il sostegno umanitario al Sahel di 150 milioni di dollari da sommarsi alla cifra già investita, per un totale di 233 milioni di dollari. Altro tema centrale è stata la questione della sicurezza, a fronte del rafforzarsi della disillusione sul coinvolgimento occidentale. Inevitabile dunque il rimando al Gruppo Wagner: durante la conferenza congiunta con il Ministro degli esteri nigerino Hassoumi Massaoudou,  Blinken ha affermato che gli Stati Uniti e i loro alleati occidentali devono dimostrare di “essere in grado di ottenere risultati” nella regione africana del Sahel, contrastando la crescente influenza del Gruppo Wagner. 

Una settimana dopo, in risposta alle parole di Blinken secondo cui Wagner semina “violenza e instabilità” in Africa, arriva la lettera firmata da Yevgeny Prigozhin che a sua volta accusa Washington e alleati di “approfittare” del concentrarsi delle forze Wagner sul fronte ucraino, “cercando attivamente di dividere la torta africana”, imponendo sanzioni agli attori che ostacolano questo processo. Ancora, Prigozhin ha sottolineato gli insuccessi “degli Stati Uniti e dei suoi satelliti” nella stabilizzazione, menzionando anche il diffuso senso di sfiducia delle popolazioni locali nei confronti “delle politiche di Francia e Stati Uniti”.  Proprio per questa ragione i suddetti paesi dovrebbero abbandonare i tentativi di influenza politica e “concentrarsi esclusivamente sulla sicurezza che Wagner può fornire”, testimoniato dai “grandi risultati nello stabilire sicurezza e ordine in ogni paese in cui siamo stati presenti”. E alla fine l’offerta, tra provocazione e sincerità, di sostenere gli sforzi del Gruppo Wagner attraverso un programma di investimento per la sicurezza e l’assistenza militare ed umanitaria, battezzato “Wagner Save Africa” (WSA). In questo senso, il Sahel rappresenterebbe un trampolino di lancio in caso di “proficua cooperazione”, Prigozhin ha espresso la disponibilità della PMC di riproporre l’esperienza e lanciare i progetti Wagner Safe America (WSA-2), Wagner Safe Asia (WSA-3), Wagner Safe Australia (WSA-4) e Wagner Save Antarctica (WSA-5).

La questione sollevata dalla lettera del Gruppo Wagner, più che testimoniare una frattura con il Cremlino, rappresenta un possibile tentativo di Mosca di consolidare la propria influenza sul piano internazionale, senza tuttavia esporsi in modo diretto. Per quanto sempre più incerte si fanno le posizioni della politica russa rispetto ai mercenari, il futuro della compagnia militare nelle relazioni con la Russia, sul fronte ucraino come nei contesi africani, non sembra essere messo in discussione. Nell’imperversare del conflitto ucraino e delle crisi di sicurezza ed umanitarie in Africa resta comunque da valutare come Mosca risponderà alle diverse sfide. Nonostante i tentativi americani ed europei di contrastare la crescente influenza della compagnia privata attraverso la ristrutturazione delle tradizionali operazioni di governance e il ricorso all’accordo diplomatico tra istituzioni ufficiali, il Gruppo Wagner continua a stringere alleanze in Africa, contando sul sostegno di governi e forze politiche non istituzionali. La ricerca di un dialogo diretto con gli Stati Uniti nel tentativo di proporre un accordo nella gestione delle crisi internazionali solleva importanti questioni sulla sovranità nazionale, evidenziando la crescente importanza delle compagnie di sicurezza private, nuovi attori nel panorama geopolitico globale.  

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