Africa, tra risorse naturali e povertà

L’Africa è un continente dove le contraddizioni appaiono amplificate e quasi stridenti; si passa da grandi città con quartieri eleganti a villaggi in cui manca davvero tutto, anche il minimo per sopravvivere dignitosamente.

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La difficile eredità del colonialismo

Non è facile capire l’Africa con Stati che da un giorno all’altro possono dividersi, cambiare nome, spariscono per poi ricomparire con un altro nome, un altro inno e tutta una storia da riscrivere nel bene o nel male. Basta pensare al Congo: durante il periodo coloniale veniva indicato come Congo belga, poi decise di riprendere l’antico nome originario di Zaire e in seguito a guerre e lotte intestine con migliaia di vittime è diventato Repubblica Democratica del Congo.

Stessa cosa si può dire per il Sudan: prima solo Sudan e poi con tanta sofferenza e anche in questo caso tante vittime il Sud Sudan si separò e diede origine ad un nuovo Stato molto povero ma con tanta voglia di emergere e trovare un suo posto nel mondo. Ad oggi il vecchio Sudan si è diviso in due entità statuali autonome, Sudan e Sud Sudan, entrambi molto poveri ma ricchissimi di risorse naturali. 

Un continente dalle immense risorse naturali

L’unica cosa certa dall’Africa sono proprio le sue straordinarie risorse naturali che includono petrolio, diamanti, terre rare molto utili per costruire prodotti ad alta tecnologia come il coltan, minerale che è presente in tutti i nostri smartphone. Anche l’uranio utilizzato in modo particolare alla Francia per tenere in attività le sue centrali nucleari viene dall’Africa e tiene le ex colonie sempre legate a quella che un tempo era la madrepatria.

Il coltan si nasconde nel nostro cellulare e nella nostra consolle, nel nostro computer, ma anche nei materiali chirurgici, nelle cellule fotovoltaiche, nelle telecamere, negli air bag e nelle fibre ottiche. Una denuncia del WWF, mette in evidenza che a causa dello sfruttamento del coltan nel Parco nazionale di Kahuzi-Biega e nella riserva naturale di Okapi- la popolazione di elefanti quasi a zero rispetto ai circa 3.600 censiti nel ’96 ed a 220 gorilla dei 440 del ’96 e in generale tutti gli animali ne stanno soffrendo.

In Africa le risorse naturali sono enormi, potrebbero costituire da sole una grande ricchezza per le nazioni africane con benefici per tanti cittadini che lavorano onestamente e duramente nelle miniere, con i diamanti e le terre rare, il petrolio e il gas naturale.

In Congo uomini, donne e bambini lavorano senza sosta per estrarre dalle viscere della terra il coltano che è necessario per fare funzionare i nostri smartphone o il cobalto per costruire le batterie delle nostre auto elettriche e anche in questo caso una inchiesta delle Nazioni Unite ha dimostrato che a causa della corruzione le ricchezze sono nelle mani di pochissimi e lasciano ai lavoratori solo le briciole.

Basta pensare che “l’80% di tutto che viene estratto dalle risorse minerarie sotterranee viene esportato in altri continenti per ulteriori elaborazioni. Ma la ricchezza della terra africana appena evidente nel vero senso della parola. Dopo più di tre quarti del mondo miniere d’oro si svolge in questo continente. I diamanti nel mondo al di fuori di questo continente si estraggono meno del trenta per cento. Più della metà di minerale di manganese, cromite e cobalto vengono estratti in Africa. Un terzo dei fosfati e uranio radioattivo viene anche estratta dall’interno del continente. E le risorse naturali del Nord Africa sono grandi riserve di idrocarburi”.

Beneficio o maledizione?

Immense miniere di diamanti, l’industria estrattiva che è molto fiorente e un mercato con un fatturato da milioni di dollari ogni anno ma niente è rivolto ai lavoratori per migliorare la loro condizione

La maggior parte delle compagnie minerarie che operano in Africa sono di fondi di investimenti stranieri, a cui i governi locali richiedono solo una piccola parte dei profitti che varia da paese a paese.Nonostante i codici minerari nazionali e le linee guida delle Nazioni Unite per le imprese e i diritti umani, queste aziende violano sistematicamente i loro impegni. In più, i funzionari governativi chiudono un occhio o ambedue sul comportamento di queste aziende sul territorio.

E’ così che i paesi africani ricchi di minerali soffrono di ciò che è noto come la maledizione delle risorse naturali: mancanza di terre agricoli in Senegal, bambini calvi con malattie respiratorie in Zambia, pozzi d’acqua contaminati in Sudafrica, sfruttamento infantile nella Repubblica Democratica del Congo, violazioni dei diritti umani in Madagascar, inquinamento ambientale in Nigeria, finanziamento dei gruppi armati in Ruanda. La lista sarebbe lunga e, in molti casi, queste che sono violazioni dei trattati internazionali si verificano in Paesi africani con il consenso implicito dei nuovi colonizzatori.

Magnati, trafficanti, signori della guerra e una elite corrotta pensano che lo Stato sia di loro esclusiva proprietà e lo sfruttano senza pensare alle conseguenze, senza rendersi conto che in questo modo perdono tutti. Ecco che le risorse naturali diventano una maledizione e comportano miseria, conflitti, instabilità politica e la perdita di sovranità su intere aree.

Sfruttamento, corruzione e povertà

Il più grosso male dell’Africa si chiama corruzione e nel continente africano ormai la corruzione è endemica. In Africa la corruzione è molto diversa da quella che esiste anche nei Paesi più ricchi:  “è molto peggio, nella stragrande maggioranza dei casi è un modo di vivere: è corrotto il poliziotto che, forte della sua divisa, estorce denaro e privilegi. E’ corrotto l’insegnante, e l’infermiere che per fare il suo lavoro chiede una tangente. E’ corrotto il funzionario statale e il doganiere che non ti crea problemi a patto che tu paghi. In un contesto come questo è impossibile qualunque forma di sviluppo”, come già nel 2013 osservava un articolo apparso su Africa Rivista. Secondo Transparency International la Repubblica Democratica del Congo è al 170esimo posto su 180 per corruzione, la Libia è al 173esimo posto e il Sud Sudan si trova al 179esimo posto, segno che la corruzione in Africa c’è ed è un problema sempre più grave. 

Le enormi ricchezze che derivano dal commercio del petrolio, dei diamanti e delle terre rare arrivano nelle mani di pochi già ricchi che non le usano per migliorare il tenore di vita dell’intera popolazione e dei lavoratori ma solo per il loro tornaconto personale. Sfruttamento, violenze e una vita che è ai minimi per ogni essere umano sono la normalità per molti, troppi lavoratori che pur impegnandosi con turni massacranti non vengono adeguatamente retribuiti. Se si guarda l’indice di sviluppo umano stilato e aggiornato dalle Nazioni Unite si può vedere che i Paesi africani sono quasi tutti agli ultimi posti della classifica: Paesi come il Congo, il Mali, il Sud Sudan pur essendo suoli ricchi di ogni genere di risorsa naturale non riescono a migliorarsi proprio a causa dell’elevata corruzione. 

Un altro problema rilevante a cui si assiste è quello delle miniere di metalli e terre rare in cui lavorano al limite della sopportazione anche dei bambini e “il  fenomeno del lavoro minorile è concentrato soprattutto nelle aree più povere del pianeta, in quanto sottoprodotto della povertà” fa notare l’Unicef.  Nella sola città di Dakar, capitale del Senegal, sono 8.000 i bambini che vivono come mendicanti, dice sempre l’Unicef, e sono ancora di più i minori che lavorano come operai sottopagati e in contatto con sostanze pericolose che mettono a rischio il loro futuro sviluppo e in alcuni casi anche la loro vita.

Sradicare la corruzione forse potrebbe rendere la vita di questa gente migliore, forse potrebbe la distribuzione della ricchezza più equa. Forse una lotta alla corruzione più decisa, più risoluta che vada ad intaccare veramente le cause profonde, che scavi a fondo fino ad arrivare ai veri problemi potrebbe essere una soluzione.

Non è facile andare fino in fondo e sradicare la corruzione alla base ma se ognuno fa nel suo piccolo qualcosa per dire basta ai corrotti e ai loro sporchi giochi di potere si potrebbero almeno diminuire gli effetti della corruzione sulla vita delle persone che nei Paesi poveri lottano ogni giorno per una vita dignitosa. La corruzione ci toglie sempre qualcosa, la sete di potere e l’avidità fanno sì che le persone più povere siano sfruttate e non ricevano il giusto compenso per il loro lavoro ed ecco perché la vera lotta deve essere per una distribuzione più equa della ricchezza, na ricchezza che sappia premiare chi davvero lavora per produrla.