Accordo UE-Vietnam: avvicinarsi al Vietnam per raggiungere l’ASEAN

Il 1° agosto è entrato in vigore l’Accordo di Libero Scambio UE-Vietnam che prevede la quasi totale soppressione dei dazi doganali fra le due parti. L’accordo viene stipulato con un Paese asiatico che negli ultimi anni ha aumentato la propria importanza economica e politica e potrebbe rappresentare un importante tassello per l’approfondimento delle relazioni interregionali fra UE e ASEAN.

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L’importanza economica del Vietnam

La liberalizzazione iniziata nel 1986, incoraggiata dall’adesione all’OMC nel 2007, ha permesso al Paese di riscontrare un veloce sviluppo economico, concretizzatosi nel primo decennio del XXI Secolo con un aumento medio del PIL del 7%, attestandosi poi, a partire dal 2014, al 6% di crescita annuale. Una crescita che è certo stata influenzata dalla recente pandemia di CoViD-19, che però è stata affrontata la meglio dalle autorità vietnamite, ricevendo anche il plauso per la gestione da parte dell’OMS.

Secondo quanto affermato dall’Associazione Italia-ASEAN, lo scontro commerciale fra Cina e Stati Uniti ha indotto molte aziende, per evitare le ripercussioni della guerra dei dazi, a spostare le loro attività produttive, dal gigante cinese ad altri Stati del Sud-Est Asiatico; fra questi vi sarebbe proprio il Vietnam, che grazie alla competitività della sua economia ha attirato molti finanziamenti esteri. Secondo i dati della Foreign Investment Agency, la guerra commerciale avrebbe permesso a tale Stato, nei primi quattro mesi del 2019, di attirare circa 14,59 miliardi di dollari di investimenti, con un incremento dell’81% rispetto allo stesso periodo del 2018.

Alla crescita economica, si è accompagnato un aumento della popolazione, passata dai 32 milioni del 1960 ai 96 milioni del 2019, composta principalmente da persone comprese fra i 25 e i 50 anni d’età, che ha comportato un aumento dei consumi. Di conseguenza, aumenta sempre di più l’attrazione del popolo vietnamita nei confronti dei prodotti esteri e in particolare di quelli italiani: il “Made in Italy”, al pari di altri marchi, verrebbe infatti tutelato dalla garanzia del corretto uso degli indicatori di provenienza dei prodotti data dal governo vietnamita, come confermato dall’Ambasciata Italiana ad Hanoi.

L’importanza politica del Vietnam, dentro e fuori l’ASEAN

Oltre al brillante sviluppo del settore economico, il Vietnam, insieme all’Indonesia, punta a divenire uno dei leader dell’ASEAN, organizzazione regionale nata nel 1967, di cui il Paese fa parte dal 1995. Già a partire dal 2010, il Vietnam ha promosso l’ “ASEAN Defence Ministers’ Meeting Plus” per rinforzare la sicurezza, la difesa, la cooperazione per la pace, la stabilità e lo sviluppo nella regione, preoccupato dalle mire espansionistiche cinesi che avrebbero potuto indebolire il multilateralismo nel Sud-Est Asiatico.

Nel 2011, in occasione del diciottesimo vertice dell’ASEAN, il Vietnam aveva sottolineato l’importanza di risolvere le controversie riguardanti lo sfruttamento del fiume Mekong che avevano portato a delle divergenze all’interno dell’organizzazione e tra alcuni Stati membri, in particolare il Laos, e la Cina. Evidenziando la necessità di una maggior cooperazione con Pechino e avendo incontrato il capo della segreteria di governo del Laos, il Vietnam aveva dimostrato grande maturità politica.

Le dispute fra Stati Uniti e Cina, con le conseguenti instabilità nel Mar Cinese Meridionale, indeboliscono l’unitarietà dell’ASEAN, che rischia una divisione fra Stati più vicini a Pechino e Stati più vicini a Washington. In tale situazione, Hanoi ha enfatizzato l’importanza dell’organizzazione come attore in grado di creare un forum per la risoluzione pacifica di eventuali controversie; il Vietnam, inoltre, rappresenta un importante ago della bilancia in tali dispute: un suo avvicinamento agli Stati Uniti o alla Cina potrebbe cambiare radicalmente il futuro di tale zona marittima e, soprattutto, potrebbe limitare l’ingerenza cinese nell’area.

Un altro elemento che ha rafforzato la posizione del Vietnam nell’ASEAN è la sua stabilità politica interna: la Tailandia, ad esempio, ha dovuto recentemente affrontare proteste contro il governo sostenuto dai militari; la Malesia, invece, è costretta ad affrontare una fase di instabilità politica a causa della dubbia tenuta della coalizione di governo in seguito alle dimissioni del primo ministro Mahatir Mohamad. L’assenza di tali problematiche ha permesso, e permette ancora, al Vietnam di concentrarsi, oltre che sulla sua politica interna, anche a quella estera e regionale.

La rilevanza dell’accordo nei rapporti fra UE e ASEAN

L’accordo stipulato con il Vietnam si inserisce in una più ampia visione che permetterebbe un avvicinamento dell’Unione Europea all’ASEAN e ad un’area che oggi giorno è sempre più importante dal punto di vista geopolitico. Sono stati molti gli ostacoli che hanno impedito una maggior cooperazione tra le due organizzazioni regionali nel tempo, come l’assenza di un principio di sovranazionalità in seno all’ASEAN o l’indebolimento dell’interesse europeo nella cooperazione inter-regionale. L’impossibilità di poter stringere accordi commerciali, politici, sociali e ambientali direttamente fra le due organizzazioni regionali è stata risolta grazie a trattati bilaterali che stanno venendo stipulati fra Comunità Europea e i singoli Stati dell’ASEAN. Oltre al Vietnam, anche Singapore ha già preso accordi con gli Stati Europei, mentre Indonesia, Tailandia e Malesia sono i prossimi candidati per la stipulazione di nuovi trattati. L’obbiettivo primario di questi accordi è la creazione di rapporti di libero scambio commerciale fra Unione Europea e ASEAN, un traguardo non indifferente per nessuno dei due attori, ma specialmente per gli Stati Europei, dato che tali accordi permetterebbero l’accesso ad un mercato che nel 2018, secondo l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, ha raggiunto un valore complessivo di 3000 miliardi di dollari, che lo avrebbe reso la quinta economia più ricca del mondo se solo l’ASEAN fosse stato considerato un attore unitario.

La realizzazione dell’area di libero scambio potrebbe giovare anche da un altro punto di vista. Come detto precedentemente, la tenuta dell’ASEAN si trova sotto pressione a causa dalla rivalità fra Pechino e Washington e un’apertura dei rapporti commerciali permetterebbe agli Stati asiatici di essere meno dipendenti nei confronti degli USA e, soprattutto, della Cina, con la quale un accordo di libero scambio è già in vigore dai primi anni 2000, potendo contare maggiormente, in futuro, su quello che è già il secondo partner commerciale dell’ASEAN, evitando così che la frattura interna all’organizzazione si ampli ulteriormente.


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Inoltre, la creazione di un’area di libero scambio UE-ASEAN permetterebbe di gettare le basi anche per una maggior cooperazione dal punto di vista politico. Gli Stati dell’ASEAN sanno di trovarsi in una zona di grande importanza strategica e anche per questo motivo che nel novembre 2019 si è tenuta una riunione a Bangkok che ha toccato, fra i vari argomenti, questioni relative alla cooperazione nella difesa e nella diplomazia strategica. Un maggior coordinamento e una maggior cooperazione fra i due blocchi di Stati permetterebbe all’Europa di essere maggiormente presente in un’area che, al momento, vede la partecipazioni di altri attori e, soprattutto, permetterebbe di garantire una maggiore stabilità e sicurezza. L’accordo di libero scambio col Vietnam, oltre ad essere intrinsecamente importante, potrebbe quindi portare l’Europa ad avere un nuovo ruolo in Asia, un ruolo che la potrebbe portare a scontrarsi con le grandi potenze della zona. In passato, l’Unione Europea è già riuscita a mettere i bastoni fra le ruote agli Stati Uniti, che intendevano creare un’area di libero scambio comprendente l’intero continente americano, il Free Trade Agreement for the Americas, che avrebbe indebolito i rapporti fra UE e MERCOSUR, organizzazione regionale dell’America Latina. La tempestività europea nell’approfondire i rapporti con la controparte sud-americana affossò le ambizioni americane, rafforzando allo stesso tempo l’integrazione regionale del MERCOSUR. Questo episodio, nonostante le differenze con gli attuali rapporti e tentativi di avvicinamento fra UE e ASEAN, ci mostra come l’Europa potrebbe essere un attore rilevante nel teatro asiatico, ma le difficoltà non sono certo poche: la necessità di una volontà politica di entrambe le parti si accompagna ad un’eterogeneità sociale e politica dei Paesi ASEAN, e tra questi e i Paesi Europei, che certamente non faciliterà gli sviluppi futuri.