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Gli accordi di solidarietà sul gas a livello europeo: soluzione praticabile o “pour parler”?

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La crisi energetica che si sta gradualmente ampliando a livello europeo e mondiale, in seguito al protrarsi del conflitto russo-ucraino e di un’inflazione che corre a ritmi forsennati, ha portato tutte le entità della comunità internazionale a rivalutare le proprie strategie e vagliare soluzioni alternative per non affondare nel medio-lungo periodo. L’attuale impennata dei prezzi dell’energia e la potenziale interruzione dell’approvvigionamento energetico figurano tra le preoccupazioni più importanti per quanto concerne i 27 Stati Membri dell’UE, i quali stanno subendo un taglio alle forniture di gas senza precedenti. Le discussioni si sono dunque focalizzate sulla possibilità di attivare i cosiddetti accordi di solidarietà bilaterali sul gas, previsti dal Regolamento n. 2017/1938 dell’Unione Europea. Saranno davvero parte integrante della strategia di Bruxelles?

La crisi energetica globale 

La solidarietà tra i paesi membri dell’Unione Europea è uno dei principi cardine che spinse i sei paesi fondatori a cimentarsi nella costituzione di una delle realtà sovranazionali più importanti della storia. Non sempre si è assistito all’attivazione di meccanismi di solidarietà della stessa portata, una delle maggiori critiche che gli euroscettici hanno sempre rivolto a Bruxelles. Tuttavia, oggigiorno, con riferimento alla crisi energetica, l’unità tra i 27 Stati Membri dell’UE è fondamentale, specialmente per quelle nazioni che dipendono maggiormente dall’energia proveniente da Mosca e, di conseguenza, sono maggiormente afflitte, economicamente e socialmente, da eventuali tagli delle forniture. Nell’attuale contesto, caratterizzato da un’elevata incertezza e da una schizofrenia dei mercati, sono state numerose le risposte dell’Unione Europea alla crisi energetica.

L’obiettivo principale è quello di ridurre le dipendenze energetiche dell’UE, un focus accelerato non solo dal protrarsi del conflitto russo-ucraino ma anche dagli impellenti obiettivi climatici di Bruxelles fissati per il 2050. Analogamente, garantire l’approvvigionamento del gas naturale in vista dell’imminente inverno e, soprattutto, di quelli successivi, è diventata una priorità talmente critica che il Consiglio, nel giugno 2022, ha adottato un nuovo regolamento sullo stoccaggio del gas volto a garantire che gli impianti di stoccaggio siano riempiti prima della stagione fredda. Un obiettivo che è stato raggiunto dalla maggior parte dei paesi dell’UE, i quali sono riusciti a stoccare nelle proprie riserve nazionali il livello di gas richiesto. 

Inoltre, nonostante l’opposizione di paesi tipicamente euroscettici quali Ungheria e Polonia, il Consiglio è riuscito ad implementare il regolamento per la riduzione dei consumi di gas, con valenza retroattiva dal 1 agosto 2022 al 31 marzo 2023, il quale richiede alle nazioni europee una riduzione volontaria del 15% dei consumi di gas. Nonostante una serie di misure già varate e alcune in procinto di essere finalizzate, tra cui il price-cap, sembra che manchi ancora qualcosa. Ecco perché si è tanto discusso dei cosiddetti accordi di solidarietà bilaterali sul gas, previsti dal Regolamento n. 2017/1938 dell’Unione Europea.

Che cosa sono gli accordi di solidarietà e quanti ne sono stati stipulati finora

Le nuove norme a livello europeo stabiliscono che, al fine di aiutare quei paesi che non dispongono di sufficienti impianti di stoccaggio nel loro territorio, sia fondamentale stipulare gli accordi di solidarietà bilaterali sul gas. A sostegno di ciò, è importante sottolineare quanto previsto dal Regolamento n. 2017/1938 dell’Unione Europea in materia di gas: “Gli stati membri sono vincolati a fornire gas in modo solidale ai paesi in sofferenza come ultimo rimedio per contrastare situazioni di estrema mancanza”. Per quanto riguarda il funzionamento, tendenzialmente l’accordo si attiva nel momento in cui uno dei due Stati dovesse essere nella situazione di aver già fatto ricorso a tutti gli strumenti per continuare a rifornire i suoi clienti e non sia più autonomo nel farlo.

Attualmente, gli accordi tra governi UE per il gas solidale sono solamente sei: il primo accordo di solidarietà tra due Stati Membri al fine di garantire l’approvvigionamento di gas è stato siglato nel dicembre 2020 tra Germania e Danimarca, ben prima dell’inizio della guerra. A partire da questo autunno, quando già i prezzi dell’energia cominciavano ad incrementare con la ripresa post-lockdown e le tensioni geopolitiche presenti con il Cremlino. Ad esso, si sono susseguiti Estonia e Lettonia nel gennaio 2022, Lituania nel marzo 2022, Finlandia nell’aprile 2022, ed infine, Italia e Slovenia che, il 22 aprile 2022, hanno finalizzato un’intesa in caso di crisi di approvvigionamento. 

Germania ed Italia, a margine di un forum energetico a marzo, avevano dichiarato la volontà di firmare un accordo bilaterale. Tuttavia, le trattative si sono arenate e il Ministro dell’Economia tedesco, Habeck, ha comunicato che i negoziati avrebbero potuto riprendere solamente dopo le elezioni del 25 settembre. La Germania è certamente il Paese più attivo nel cercare accordi di solidarietà con i paesi limitrofi dal momento che, oltre ad essere il maggior consumatore di gas in Europa, i gasdotti tedeschi sono le intersezioni attraverso le quali il gas raggiunge molti Stati centrali e orientali.

Tuttavia, numerosi stati membri sembrano restii per quanto concerne questo tipo di collaborazione. Se da un lato la stipulazione degli accordi con Italia e Repubblica Ceca sembra ormai solamente questione di tempo, dall’altro paesi come Belgio, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia e Ungheria si pongono con un tono scettico sulla condivisione delle forniture. Infine, alcune nazioni vicine, come la Svizzera, non sembrano poter essere parte integrante in quanto non dispongono di riserve di gas sul proprio territorio talmente importanti da poter permettere un intervento in caso di problemi. 

Quanto possono incidere gli accordi di solidarietà: gli scenari futuri

Tutte le misure intraprese in quel di Bruxelles potrebbero comunque non bastare a causa dell’incertezza dei prossimi mesi. Sono stati dunque numerosi gli appelli ai paesi dell’Unione Europea affinché si attivino e accelerino i processi di solidarietà del gas naturale. Secondo uno studio del think tank Bruegel, la riduzione delle forniture di gas russo a Berlino comporta che la Germania dovrà ridurre la sua domanda di gas entro la fine dell’anno del 29% circa, quasi il triplo dell’Italia per dare un’idea della portata di tale intervento. Ecco perché il regolamento attivato dall’UE a causa dell’invasione russa in Crimea, finora ignorato dagli stati, diventa oggi più che mai una delle priorità politiche dell’agenda degli stati

Inoltre, le suggestioni in merito alla possibilità di implementare un sistema di compensazione più ampio, nel quale gli Stati Membri paghino gli altri paesi per risparmiare e, di conseguenza, condividere il gas, sono sempre più forti. Utopia? Non proprio. Senza un tale meccanismo si rischia che la tanto conclamata solidarietà tra gli stati membri resti un’ottima soluzione astratta e mai implementata. 

Un’idea potrebbe essere quella di incentivare maggiormente i paesi che non dipendono principalmente dal gas russo. Grecia e Spagna in primis. Il mancato accordo del tetto al prezzo del gas impone dunque la necessità di attivare soluzioni rapide ed efficaci. Certamente, tali accordi, essendo bilaterali, hanno bisogno solo del consenso di due governi ma restano comunque difficili da attuare in quanto tutti i 27 paesi membri stanno aspettando prima di vedere le evoluzioni a livello sovranazionale. La sensazione è quella che, a prescindere dai prossimi passi, gli accordi di solidarietà bilaterali sul gas siano solamente una questione di tempo e che possano rappresentare una pietra miliare nell’evoluzione dei rapporti futuri tra i paesi europei. 

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