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TematicheAmbiente, Infrastrutture ed EnergiaAccordi e sfide europee in campo energetico 

Accordi e sfide europee in campo energetico 

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I ministri europei a Lussemburgo, giugno 2022

A conclusione dell’incontro tenutosi tra il 27 e il 28 giugno a Lussemburgo, i rappresentanti degli Stati Membri dell’UE hanno raggiunto un accordo su numerose proposte di legge che la Commissione Europea aveva proposto all’interno del pacchetto Fit for 55, l’iniziativa per combattere il cambiamento climatico. Uno fra tutti: lo stop alla vendita di auto a combustibili fossili entro il 2035. Una seconda proposta per cui i 27 hanno trovato una posizione comune riguarda la creazione di un fondo multimiliardario per proteggere i cittadini più vulnerabili dalle conseguenze sociali della lotta al cambiamento climatico, con particolare riferimento ai costi che questa comporterà. 

Quali gli argomenti sul piatto?

Dopo oltre 16 ore di negoziati, i ministri dell’ambiente dei 27 Stati membri dell’Unione Europea hanno concordato su una posizione congiunta riguardo a cinque proposte della Commissione. In generale, l’eventuale approvazione finale delle proposte (che ora dovranno passare al Parlamento) richiederà ai governi e alle industrie di investire pesantemente per una produzione più pulita, in fonti di energia rinnovabile e in veicoli elettrici. Le cinque proposte riguardano l’energia rinnovabile (Renewable Energy Directive III), l’efficienza energetica (Energy Efficiency Directive), il prezzo del carbonio, l’uso del suolo e la silvicoltura.

Prezzo del carbonio: I ministri hanno trovato un accordo sulla regolarizzazione di un nuovo mercato del carbonio dell’UE per far pesare i costi della CO2 sui combustibili inquinanti utilizzati nei trasporti e negli edifici. Il nuovo sistema dovrebbe essere lanciato nel 2027, un anno dopo il previsto. Il nuovo mercato del carbonio risulta essere un argomento controverso: la decisione renderà più costosi i combustibili fossili utilizzati per riscaldare le case e per alimentare le auto, una spinta per i consumatori a optare per soluzioni alternative e più sostenibili, ma allo stesso tempo una possibile fonte di tensioni sociali. La proposta ha infatti suscitato allarme nelle capitali, le quali temono una rinascita di movimenti simili a quello dei Gillets Jaunes in tutto il continente in contrasto all’aumento dei prezzi in bolletta previsti. 

Fondo Sociale Climatico: per far fronte a questo rischio, è stata nuovamente discussa la proposta per la creazione di un Fondo sociale per il clima da 72 miliardi di euro. Tuttavia, dopo estenuanti negoziati, i ministri dell’energia e dell’ambiente europei hanno deciso di dare forma ad un fondo di 59 miliardi di euro per proteggere i cittadini a basso reddito dai costi di cui sopra. Il nuovo Social Climate Fund sarebbe istituito per il periodo 2027-2032, in concomitanza, dunque, con l’entrata in vigore del nuovo mercato del carbonio per il settore dell’edilizia e del trasporto su strada. Per poter usufruire delle risorse del fondo, ogni Stato membro dovrà presentare a Bruxelles un “piano sociale per il clima”, in cui dovranno essere inclusi misure e investimenti per affrontare l’impatto della tariffazione del carbonio sui cittadini vulnerabili.

Direttiva sull’energia rinnovabile (RED III): all’incontro, i ministri dei Paesi UE hanno concordato provvisoriamente di garantire che la quota di energie rinnovabili nel mix energetico del blocco raggiunga il 40% entro il 2030, come previsto dal pacchetto Fit for 55. Ciononostante l’obiettivo del 40% è ora obsoleto per via delle nuove proposte presentate in risposta all’invasione russa dell’Ucraina. L’obiettivo previsto dal piano REPowerEU è infatti il raggiungimento del 45% per le rinnovabili entro il 2030. Un accordo sul 40% è tuttavia qualcosa di non scontato: alcuni Paesi infatti, su tutti la Polonia, pur dando il loro via libera all’accordo sulla posizione generale del Consiglio, ha invitato le istituzioni a tenere conto delle differenze nazionali nel raggiungimento degli obiettivi secondari in settori come i trasporti o il riscaldamento. Altri Stati hanno fatto eco a questa posizione. Secondo l’Estonia, per esempio, “i sotto-obiettivi dovrebbero essere lasciati alla discrezione degli Stati membri”. Lo stesso è stato affermato da Lettonia, Finlandia, Romania e Slovacchia, che hanno chiesto di lasciare libertà nello scegliere il proprio mix in termini di rapporto costo-efficacia. Dall’altro lato dello schieramento, l’Olanda ha chiesto che i sotto-obiettivi siano “vincolanti” e non lasciati “alla discrezione degli Stati membri”, in particolare quando si tratta di idrogeno verde e dei cosiddetti combustibili rinnovabili di origine non biologica. (Politico, 29.06.2022)

Emissions Trading System (ETS): un altro file di difficile risoluzione è quello sulla revisione del sistema dello scambio di emissioni, l’ETS. La revisione include l’opzione di lasciare invariati i parametri ETS, come il tasso di riduzione dei permessi rispetto alla proposta della Commissione e eliminare gradualmente le indennità gratuite nel 2035. I pareri al riguardo sono discordanti, con Paesi e diversi settori produttivi posti su posizioni tra loro contrastanti.

Cosa è stato deciso e cosa manca?

I ministri hanno convenuto che l’UE debba rimuovere collettivamente 310 milioni di tonnellate di CO2 equivalente dall’atmosfera aumentando lo spazio dedicato alle foreste, ponendo fine alla vendita di automobili con motore a combustione entro il 2035, introducendo un prezzo del carbonio sui combustibili per trasporto e riscaldamento. Ciò che più ha caratterizzato l’incontro dell’ultima settimana di giugno è la poca flessibilità a rinunciare agli interessi nazionali per lascir posto ad obiettivi più ambiziosi. Con ogni paese membro che spinge per proteggere gli interessi nazionali e con lo scarso appetito per aumentare le ambizioni climatiche dati gli effetti della guerra tra Russia e Ucraina e l’impennata dei prezzi dell’energia, i governi hanno introdotto numerose piccole modifiche alla proposta originale della Commissione. La Commissione avrà dunque il compito di prendere in considerazione eventuali modifiche e deroghe alle proposte iniziali

Ciò che è rimasto escluso dalla discussione è l’approvazione del pacchetto REPowerEU. Ciò non significava che i paesi si opponessero agli obiettivi ivi racchiusi, ma piuttosto che non era questa l’occasione per analizzare ed approvare le proposte della Commissione. Il pacchetto sarà probabilmente preso in esamina nell’autunno prossimo. Nel frattempo, istituzioni e governi si stanno già muovendo per far fronte alla forte diminuzione di approvvigionamento di gas russo, i cui effetti si sentiranno in particolare con l’arrivo dell’autunno e del prossimo inverno. È necessario assicurare che le scorte e le riserve siano sufficienti per affrontare la stagione fredda. 

Nuove turbolenze sulla Tassonomia

In questo contesto, nuove discussioni riguardo la Tassonomia Europea e in particolare l’inclusione di gas naturale e energia nucleare nel suo testo. 

Nella prima settimana di luglio, il Parlamento Europeo dovrà affrontare un voto critico che va al cuore di alcune delle sfide più significative dell’UE: il cambiamento climatico, la politica di sicurezza energetica e la strategia di investimento dell’UE. I trattati dell’UE vietano ai membri della Commissione di chiedere o accettare istruzioni da qualsiasi governo. Eppure la Commissione ha apparentemente ignorato la consultazione pubblica, non ha consultato il Parlamento e ha seguito un accordo politico tra la Francia orientata al nucleare e la Germania consumatrice di gas. Secondo alcuni, questa decisione rischia di trasformare l’UE da leader climatico in un ritardatario climatico, poiché addirittura Cina e Russia non includono il gas nelle loro tassonomie nazionali. (Euractiv, 30.06.2022)

Due delle più grandi commissioni del Parlamento europeo – le commissioni economiche e ambientali – hanno votato per bloccare l’atto delegato per costringere la Commissione a presentare una nuova proposta. Visto il massiccio dissenso seguito alla proposta della Commissione, un veto da parte del Parlamento è possibile. I politici da sinistra a destra si sono affrettati a condannare il processo poco trasparente e l’eccessivo peso politico preso dalla Commissione. Il voto della prima settimana di luglio sarà una prova cruciale del potere democratico e co-legislativo del Parlamento europeo. E soprattutto lo sarà per capire quale sarà il futuro della politica energetica e ambientale dell’Unione Europea. 

L’inizio dell’estate di quest’anno farà da sfondo ad importanti decisioni in campo energetico e climatico: tra Fit for 55, REPowerEU e Tassonomia, il clima si fa sempre più caldo. Spetta alle istituzioni e ai governi fare di tutto per rinfrescare l’aria.

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