A tu per tu con Nazzareno Mandolesi: geopolitica dello Spazio e politica estera italiana

“Lo Spazio rappresenta una frontiera e una vetrina insostituibile per ogni Paese. Per l’Italia, in particolare, la mia speranza è che questo settore rinasca più vigoroso di prima e dia quel lavoro che molti dei nostri giovani di grande valore si aspettano”. Questo l’importante auspicio dell’astrofisico Nazzareno Mandolesi, uno dei protagonisti del progetto PLANCK e Membro di HISPAC (High-level  Science Policy Committee) dell’ESA, oltre che Professore presso l’Università di Ferrara e componente del CdA dell’Agenzia Spaziale Italiana.

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Professor Mandolesi, fra i suoi prestigiosi incarichi vi è quello di Presidente di e-GEOS, azienda leader internazionale nel business geo-spaziale: cosa significa questo?

Per prima cosa va detto che il business geo-spaziale è il business legato al monitoraggio ambientale del nostro pianeta: dal monitoraggio del territorio, alle coste, ai mari, alla cartografia, alle catastrofi e alle emergenze (terremoti, inondazioni, tsunami etc.), fino alla pirateria ed al controllo dei confini. Il tutto in un’ottica di business intelligence, cioè l’insieme di tutto ciò che è necessario per supportare processi decisionali.

Le immagini della Terra, da vettore aereo o satellite, ci forniscono le informazioni necessarie per validare la modellistica ambientale, per migliorare la produzione agricola, informarci sull’evoluzione di movimenti franosi, per il controllo delle strade, delle ferrovie e molto altro. e-GEOS, società costituita dall’Agenzia Spaziale Italiana e da Telespazio, è l’azienda leader in questo settore e con i suoi centri di Matera e Roma riceve ed elabora i dati di numerosi sistemi satellitari per l’Osservazione della Terra, sia ottici che radar: Cosmo SkyMed, Envisat, ERS-2, Radarsat 1 e2, GeoEye, IKONOS e molti altri. Oltre a tutto questo, e-GEOS è leader nello sviluppo delle applicazioni delle immagini satellitari e fornisce formazione e training sull’interpretazione delle immagini ottiche, radar e combinate. Per una migliore divulgazione dei dati della costellazione satellitare radar SAR Cosmo SkyMed, e-GEOS, in qualità di distributore esclusivo, ha adottato la tecnologia Google Earth, in base ad un accordo con la Google Earth Enterprise. Questo consente ai suoi clienti l’accesso alle immagini Cosmo SkyMed, incluso il mosaico dell’Italia, fino a 5 metri di risoluzione su un globo 3D ed una mappa 2D, customizzati alla necessità del cliente. La clientela è quella istituzionale Italiana (Ministeri, Protezione Civile, ANAS etc.) ma anche internazionale. Questo fa sì che la crisi che attanaglia il nostro Paese sia meno percepita da questa azienda leader, vanto dell’ingegno italiano.

Ma cos’è Cosmo SkyMed?

Cosmo SkyMed è il fiore all’occhiello dell’industria spaziale italiana. E’ una costellazione di quattro satelliti, in orbita polare, di proprietà dell’Agenzia Spaziale Italiana e, in parte, del Ministero della Difesa, con utilizzo duale (civile e militare) per l’osservazione della terra con tecnologia radar SAR in banda X, capace di operare e produrre immagini anche in condizioni di buio o di nubi atmosferiche. Rappresenta il meglio della tecnologia del settore a livello mondiale e fornisce immagini del suolo terrestre in diverse modalità che privilegiano, ad esempio, il grande campo di osservazione piuttosto che la massima risoluzione spaziale ovvero altri modi operativi. Con quattro satelliti e la massima flessibilità di modalità di osservazione e di controllo dei satelliti, Cosmo SkyMed è in grado di fornire immagini anche in tempi ravvicinati per il monitoraggio delle emergenze e molte altre richieste dei clienti.

La performance di questo sistema satellitare, vanto della capacità italiana del settore spaziale, non è stata finora raggiunta da nessun altro pese al mondo. Ciò è dimostrato dal fatto che e-Geos fornisce i prodotti Cosmo SkyMed anche a paesi più tecnologicamente più avanzati del nostro.

Cosa significa commercializzare a livello mondiale i dati Cosmo SkyMed?

Commercializzare a livello mondiale prodotti della tecnologia italiana vuol dire che l’Italia, nonostante il basso investimento complessivo pubblico e privato sulla ricerca (non supera l’ 1,2% del PIL), ha in sé la capacità di competere in un settore innovativo e di punta quale quello spaziale. Ricordo spesso ai miei studenti quello che io definisco il “paradosso italiano”: nonostante il limitato investimento nella ricerca nel settore della Scienza dello Spazio, l’Italia occupa il 5° posto nelle classifiche mondiali per numero, eccellenza e citazioni di pubblicazioni scientifiche, secondo agenzie internazionali di valutazione. In termini assoluti, i ricercatori italiani, pubblici e privati, pubblicano circa il 10% di tutte le pubblicazioni spaziali mondiali, contro un 5% circa degli altri settori scientifici. In breve, commercializzare nel mondo i prodotti e il know-how di Cosmo SkyMed, pone il nostro paese nel front line delle potenze spaziali mondiali.

e-GEOS ha partecipato al 19° Convegno Internazionale MARS (Monitoring, Agricultural Resources Unit Mission) della Commissione Europea che si è svolto a Vilnius il 3 e 4 Dicembre scorsi: in questa sede si è parlato di Cosmo SkyMed. Quali sono i risultati di questa importante vetrina europea?

e-GEOS ha partecipato a MARS con uno stand per presentare alle istituzioni UE ed agli enti nazionali dell’agricoltura, le capacità non solo dei dati ottici, ma anche radar, nel settore delle politiche agricole. Devo dire, con rammarico, che in questo settore si predilige il solo dato ottico per due ragioni fondamentali: la prima è la semplicità di lettura del dato ottico, la seconda è che, alle nostre latitudini le nubi non sono perennemente presenti. La situazione sarebbe diametralmente opposta nelle regioni equatoriali, dove la quasi perenne copertura nuvolosa non permette di utilizzare osservazioni ottiche. Nei paesi equatoriali il problema potrebbe essere risolto con dati radar come quelli di Cosmo SkyMed. Ci stiamo muovendo proprio in questa direzione per fornire supporto ai paesi in via di sviluppo, ad esempio attraverso la collaborazione con la banca mondiale e la IADB (Banca per il Supporto ai Paesi dell’America Latina e Centrale).

Questo sembra essere un momento di rinnovato interesse strategico e geopolitico per lo spazio: l’India con la sua sonda verso Marte, la Cina con la sonda sulla Luna, terzo paese dopo USA ed URSS a realizzare le aspirazioni di allunaggio e, non da ultimo, il primo Bando Spazio previsto dal grande progetto europeo per la Ricerca, Horizon 2020. E’ così?

La Cina, con il successo della sonda lunare, si pone a pieno titolo fra le prime potenze spaziali e non sembra avere problemi economici. Il che vuol dire che nello space commerce del libero mercato, da oggi in poi occorrerà fare i conti con la Cina e, penso, anche con l’India e con altri paesi che si stanno attrezzando nel settore spazio. Per quando riguarda Horizon 2020, questo rappresenta un’importante fonte di supporto per l’industria e per la ricerca spaziale in generale della vecchia Europa: ci sono circa 1,75 miliardi di euro da destinare a diversi settori spaziali e circa 8/9 miliardi dedicati a Galileo (il GPS civile europeo) e COPERNICUS (insieme di tre più tre satelliti per l’Osservazione della Terra). Anche in questo campo, la situazione è molto complessa in quanto, oltre alla UE, c’è la politica dell’ESA e quella dei singoli Stati. Ci vorrebbe un intero trattato per esaminare i diversi scenari che si potrebbero aprire in Europa nel prossimo futuro. Dal mio punto di vista, però, sono preoccupato per la non sufficiente attenzione agli aspetti giuridici e di sicurezza di una politica di accesso libero ai dati. Occorre fare di più prima che sia troppo tardi.

A proposito di aspetti giuridici: come si inserisce tutto questo all’interno di un paese come l’Italia che è privo di una legislazione nazionale in materia spaziale?

Devo ammettere che, di fatto, abbiamo sofferto per la mancanza di una legislazione che in qualche maniera faccia da ponte e coordinamento fra i vari ministeri. Sono venti e più anni che si cerca di far capre che l’ASI non è un ente di ricerca ma un’agenzia, e le attività di cui si occupa non sono solo attività di planetologia e esplorazione dell’universo ma sono, per lo più, attività di tipo istituzionale. L’ASI, pur possedendo al suo interno personale tecnicamente valido, purtroppo deve occuparsi degli aspetti amministrativi, burocratici di tutto il settore e quindi sarebbe opportuno che non fosse un Ministero come quello della Ricerca, in coordinamento (ove, poi, tale coordinamento ci sia) con altri ministeri, a gestire l’ASI. Sarebbe bene che l’Agenzia passasse sotto il controllo del Consiglio dei Ministri. Sono 25 anni che ci si sta provando ed ora sembra che ci sia una proposta di legge in tal senso ma che purtroppo, per come è stata pensata, presenta sovrastrutture e lacciuoli in abbondanza, rischiando di fare peggio, piuttosto che meglio. A questo punto, se la fine deve essere quella prevista da questa proposta, è preferibile rimanere nel Limbo in cui ci troviamo. Perché si tratta di un Limbo vero e proprio; quando il MIUR è costretto ad applicare la spending review, e il bilancio di ASI è fatto di 500 milioni di cui 400 sulla parte fissa, la percentuale dei tagli applicati dalla spending review all’ASI, è ben superiore alla percentuale dichiarata, e questo non è né corretto né giusto. Debbo dire che, a parte il Ministro MIUR Gelmini che ha sempre mostrato un certo interesse per la politica spaziale nel nostro paese, i ministri che si sono succeduti non sembra abbiano avuto la stessa sensibilità sul tema Spazio. Sembra, però, che il Presidente del Consiglio Letta abbia espresso una diversa sensibilità.  

In questo senso, quale governo o, in generale, parte politica ha manifestato, e manifesta tutt’ora, un maggiore interesse per la politica spaziale del nostro paese?

Certamente i governi del Centro destra hanno manifestato molta attenzione allo spazio. Questo Governo ha ben presente il tema e i Ministri del MIUR, della Difesa, insieme al Presidente del Consiglio in primis e molti altri, si sono più volte espressi in favore dello sviluppo dello Spazio in Italia. Per il futuro vedremo. Devo aggiungere una cosa: l’attuale gestione dell’ASI con la Presidenza dell’Ingegner Saggese che ricopre questo ruolo da svariati anni, ormai, rappresenta certamente un fattore di continuità. Commissariare oggi l’ASI, con la crisi che attanaglia il mondo intero, e non attendere la scadenza naturale del 2015, potrebbe destabilizzare ulteriormente il sistema-Spazio Italia. Ma non mi permetto di dire altro per non essere additato per conflitto di interessi. Ribadisco solo che l’ASI è un ente istituzionale il cui compito deve essere soprattutto quello di salvaguardare l’industria spaziale nazionale, le Università e gli Enti di Ricerca con tutta loro conoscenza e i posti di lavoro del settore. In Europa ci sono più di più di 435.000 posti di lavoro (1,2 milioni considerando l’insieme della catena industriale), nell’industria spaziale derivanti anche dall’indotto. Lo spazio muove miliardi di euro in Europa, come dimostrato da Germania e Francia, ad esempio, spesso nostri diretti competitors e osservo che allo spazio hanno dedicato molte risorse e molta attenzione, come anche la vicenda Avio dimostra.

Mi offre lo spunto per chiederle quale sia la sua opinione sulla vicenda che sta attraversando Avio –Spazio.

Abbiamo acquisito con tanto sforzo e sofferenza questa competenza nel settore dei lanciatori: Vega, il lanciatore europeo che parla italiano, in quanto sviluppato ed integrato in massima parte in Italia, (dalla società ELV partecipata ASI), rappresenta un punto di partenza della filiera spaziale; un paese che non ha un lanciatore non è una paese spaziale. Non bisogna mai dimenticare che l’Italia è stata il terzo paese mondiale a lanciare un satellite, il primo dei San Marco, progetto ideato dal Professor Luigi Broglio. Quindi Vega, a mio avviso, dovrebbe rimanere sotto il controllo italiano, se non altro per far sì che la filiera spaziale italiana abbia una capacità autonoma di mettere in orbita satelliti. Non dimentichiamo che Avio fornisce già all’ESA i booster e i propellenti per il più grande lanciatore europeo Ariane 5 e il governo italiano si è impegnato a supportare lo sviluppo del nuovo lanciatore Ariane 6. Se l’Italia vuole continuare ad avere un ruolo anche nei lanciatori è essenziale che Avio, a controllo italiano, abbia la possibilità di sviluppare i nuovi booster a propellente solido per Ariane 6. Questo pone sul tavolo due condizioni: la prima è che ASI sia messa in condizione di supportare questi sviluppi; la seconda è che il controllo di Avio rimanga in Italia. E quale azienda se non Finmeccanica se lo può permettere?

So che ci sono trattative in corso con varie opzioni e soluzioni e spero che si risolva positivamente per il nostro Paese. Il mosaico è complesso e come ulteriore variabile c’è il tempo.Non dimentichiamo mai che l’Italia è stata, oltretutto, il primo paese ad innescare l’establishment dell’ESA e di una politica spaziale europea. L’industria spaziale italiana è ancora competitiva e non dobbiamo rimanere fermi col rischio di essere colonizzati.

A proposito del Progetto San Marco..

Beh, il Progetto San Marco è stata una delle imprese più fantastiche mai realizzate con l’entusiasmo del prof Broglio. Le critiche che gli furono fatte dall’industria erano vere, ma erano altri tempi. La storia dell’esplorazione dello spazio italiano è iniziata con due grandi compianti personaggi: il Prof. Luigi Broglio e il Prof. Edoardo Amaldi. Sarebbe importante oggi, per l’Italia, riappropriarsi dell’entusiasmo e della volontà di questi due grandi personaggi del mondo spaziale. 

Per concludere: la politica spaziale europea è veramente espressione di un coordinamento fra i paesi “spaziali”?

Ancora no, anzi; sono già alcuni anni che l’Unione Europea tenta di avere un maggiore controllo sull’ESA; un’ESA, ben collaudata, che funziona perché ha una storia alle spalle. Ricordo che l’ESA è costituita da 20 paesi europei più il Canada e non sono gli stessi dell’EU. Un coordinamento più ampio sembra molto difficile da realizzare anche perché all’interno della stessa ESA ognuno dei paesi conserva una sua politica spaziale. Vedremo cosa succederà nei prossimi anni.