A tu per tu con Giovanni Brianza: le prossime sfide del mercato energetico mondiale

Geopolitica.info ha incontrato a Milano Giovanni Brianza, direttore del dipartimento M&A di Edison e profondo conoscitore delle dinamiche energetiche globali dei nostri giorni. Un’occasione per fare il punto sui recenti sviluppi tecnologici e geostrategici, nonché un’opportunità per valutare potenzialità e criticità della politica energetica italiana.

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Quali sono le condizioni attuali del mercato energetico mondiale? E’ corretto parlare di una forte polarizzazione nell’evoluzione dei consumi, con aree geografiche dai consumi in espansione ed altre in cui tendono a contrarsi?

L’evoluzione del mercato energetico mondiale appare in questo momento più che mai incerta. Gli shock degli ultimi anni stanno mettendo in discussione i paradigmi su cui si fondavano gli equilibri politici, economici ed energetici che si erano venuti a determinare negli ultimi due decenni. A distanza di cinque anni dallo shock finanziario del 2008, le economie “tradizionali” appaiono ancora in sofferenza o mostrano timidi segnali di ripresa. Tale “grande recessione” sembra aver minato i fondamentali alla base dei modelli economici di tali aree, accentuando i fenomeni di de-industrializzazionenelle stesse. Di contro, le economie emergenti continuano a mostrare,già da alcuni anni,forti tassi di crescitache,uniti ai fenomeni di espansione demografica, elettrificazione ed industrializzazione,stanno contribuendoa spostare significativamente il baricentro dei consumi energetici mondiali.I dati sull’evoluzione dei consumi di energia primaria degli ultimi anni evidenziano questo trend. La quota del fabbisogno energetico dei paesi non-OCSE(sul totale mondiale) è cresciuta dal 45% al 57% tra il 2000 ed il 2011 e, secondo alcuni studi(International Energy Agency),  dovrebbe arrivare al 60% nel 2020.

Lo diversa distribuzione dei consumi energetici mondiali determinaun significativo mutamento degli equilibri regionali di domanda e offerta: importatori che diventano esportatori (i.e. Stati Uniti), grandi esportatori che diventano anche grandi consumatori (i.e. Middle East) e nuove aree di consumo che si consolidano progressivamente (i.e. Cina, India).

La fonte energetica che maggiormente ha risentito dei cambiamenti in corso è il gas  naturale: il disastro di Fukushima, lo sviluppo esponenziale della domanda asiatica, la stagnazione dell’UE e dell’area ex sovietica stanno contribuendo a polarizzare i consumi di gassempre più verso est, lasciando il “vecchio continente” sotto il controllo del tradizionale “oligopolio dei fornitori” (Russia, Algeria, Qatar e Norvegia). La domanda di gas è infatti sempre più trainata dai paesi non-OCSE, che già al 2011 pesavano per il 53% della domanda globale.

 

Quali saranno gli impatti di lungo periodo del gas non convenzionale americano? In che modo è destinato ad incidere sulle dinamiche geopolitiche?

Lo shale gas americano sta cambiando in maniera irreversibile gli equilibri del mercato energetico globale.Gli Stati Uniti non solo sono riusciti a ridurre la dipendenza dall’import ma si candidano a svolgere il ruolo di esportatori di gas potendo, peraltro, contare su un posizionamento baricentrale tra Europa ed Asia.

Lo shale gas, inoltre, sta portando un beneficio significativo all’economia statunitense: oggi l‘America può contare su riserve praticamente illimitate di gas,a prezzi pari ad un un terzo di quelli europei. Grazie a ciò, anche il costo dell’energia elettrica risulta particolarmente competitivo, attestandosi su un livello pari al50% dei prezzi europei ed al 60% di quelli giapponesi.

Dollaro debole, elevata produttività e bassi costi dell’energia hanno dato avvio ad un vera e propriaripresa dello sviluppo industriale, paragonabile a quelladegli anni 1950-1960. E’ previsto che dal 2015 gli Stati Uniti riducano al 7% lo svantaggio competitivo rispetto alla Cina in termini di costo di produzione industriale (manufacturing cost).Contemporaneamente dovrebbe migliorare la competitività rispetto a Europa e Giappone (al 2015 i costi di produzione negli Stati Uniti potrebbero arrivare ad essere inferiori dell’8% rispetto a quelli del Regno Unito, del 15% rispetto a quelli di Francia e Germania, e del 21% rispetto a quelli del Giappone).In altri termini, assistiamo ad un vero e proprio processo di reindustrializzazione.

Sarà interessante capire quali effettishale gas e tight oil potranno avere sulla tradizionale politica internazionale di controllo da parte degli Stati Uniti sulle aree con forti riserve di gas e petrolio del Medio Oriente: manterranno un presidio su tali aree o è possibile ipotizzare un graduale disimpegno?

 

Petrolio, gas, carbone, nucleare, rinnovabili: il mix energetico globale subirà sconvolgimenti negli anni a venire?

Le dinamiche di evoluzione delle fonti di energia primaria nell’ultimo decennio sono state caratterizzate da una omogeneità di comportamento, con una crescita, anche se a diverse velocità, delle varie fonti. Petrolio, carbone e gas continuano a pesare per più dell’80% del fabbisogno totale di energia. Negli ultimi anni il carbone è cresciuto più delle altre fonti quasi raggiungendo i livelli di utilizzo del petrolio, e anche le rinnovabili, seppur trainate dagli incentivi, hanno mostrato un trend di crescita significativo (con un peso marginale, ca. il 2%, sul totale dei fabbisogni). Il nucleare è stata invece l’unica fonte che ha mostrato dei precisi segnali di debolezza, con una decrescita dovuta prevalentemente alle conseguenze del disastro di Fukushima.

Guardando al futuro, alcuni fenomeni potranno avere significativi impatti sui fondamentali e sugli equilibri dei mercati: il consumo di petrolio e carbone continuerà a crescere, trainato principalmente dalle economie non-OCSE (Cina e Indiain primis) e dagli utilizzi rispettivamente nei settori del trasporto e dell’industria, ma con un elemento di incertezza sul carbone legato alla crescente attenzione posta alle politiche ambientali in particolare in Europa.Nei Paesi non-OCSE è possibile prevedere una crescita dei consumi di gas trainata soprattutto dalla generazione elettrica.

Infine, il vero “game changer” è rappresentato dalle rinnovabili, e in particolare dalraggiungimento del livello di gridparity, ovvero di competitività del costo dell’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili rispetto a quella prodotta tramite fonti di energia concorrenti (fossili tradizionali). Ad oggi lo sviluppo delle fonti rinnovabili è stato possibile soltanto grazie al supporto degli incentivi statali.I vantaggi di economie di scala e di esperienza raggiuntiin questa fase di sviluppo, stanno contribuendo al progressivo raggiungimento del livello di gridparity:come riportato da alcuni studi, al 2020 illevelizedcost of energy (LCOE) sarà compreso in un range tra i 5-6 c€/KWh per gli impianti eolici on-shore,tra i 10-11 c€/KWh per gli impianti solari, a fronte di 7-10 c€/KWh per le tradizionali fonti fossili quali lignite, carbone e ciclo combinato.Pertanto la crescita della generazione rinnovabile non può più considerarsi un fenomeno strettamente legato alla capacità dei governi di incentivaretale fonte, ma essa sarà trainata dalla capacità di investimento da parte degli operatori. Gli analisti di mercato prevedono un raddoppiodel contributo delle rinnovabili al fabbisogno energetico globale (fino a pesareca. il 5%), con effetti che diventano ancor più significativi se si analizza il loro impatto sui mercati della generazione elettrica, dove sono candidatea spiazzare il gas come seconda fonte di generazione elettrica.

 

Quanto all’Italia, cosa pensa della Strategia Energetica Nazionale? E’ realistico pensare al nostro Paese come ad un potenziale hub energetico euro-mediterraneo?

La Strategia Energetica Nazionale è un documento programmatico che si inserisce in un momento del tutto eccezionale, governato da un forte sentimento di incertezza unito alle necessità di ripresa e cambiamento:shock economico con forti riduzioni dei consumi di energia elettrica e gas, crescita incontrollata delle rinnovabili, disequilibrio strutturale del mercato del gas e grandi dubbi sulla sostenibilità industriale e finanziaria degli operatori del mercato sono alcuni dei principali elementi che meglio descrivono lo stato attuale del mercato italiano.La rilevanza di tale documento risiede dunquenella sua capacità di identificare in modo chiaro un set di obiettivi di medio e lungo termine necessari per risolvere alcune problematiche strutturali del Paese (i.e. riduzione costi energetici, pieno raggiungimento e superamento di tutti gli obiettivi europei in materia ambientale, maggiore sicurezza di approvvigionamento e sviluppo industriale del settore energia)e al tempo stesso ristabilireuna linea di indirizzo chiara e stabile (soprattutto da un punto di vista normativo)per permettere agli operatori di continuare ad investire nel settore.

L’Italia, per la sua posizione geografica, è chiaramente la candidata ideale per svolgere il ruolo di hub energetico dell’area euro-mediterranea, ma al fine di poter assolvere a questa funzione, ècondizione necessaria sviluppare infrastrutture di connessione che permettano al paese, e indirettamente anche all’Europa, di accedere a fonti di approvvigionamento più competitive rispetto a quelle attuali. Per quanto concerne il gas, ad esempio, la rottura degli attuali equilibri di mercato è possibile solamente se tali infrastrutture, siano esse pipeline o LNG, permetteranno a nuovi fornitori di contendersi quegli spazi competitivi che si vanno aprendo allo scadere di contratti di approvvigionamento ad oggi in essere, riducendo l’obbligata dipendenza europea dai fornitori tradizionali: le infrastrutture ad oggi programmate potrebbero rappresentare un primo passo in questa direzione, ma l’effetto sarebbe di sicuro più rilevante se si puntasse in modo deciso anche sullo sfruttamento delle potenziali riserve di idrocarburi dell’area mediterranea.