Nel quadro della visita bolognese del sindaco di Benghasi Mahmoud Baziza, accompagnato da una delegazione di imprenditori, politici e artisti libici, Geopolitica.info ha intervisto Bahia Kanoun, giĆ sottosegretario alle politiche per la famiglia del Governo di Transizione, presidente dellāong Libya Initiative e oggi delegata del Ministro della Cultura per lāevento.Ā Unāoccasione per approfondire le dinamiche dellāodierno sviluppoĀ culturaleĀ ed economico libico e il potenziale ruolo di questāultimo come vettore per la cooperazione con lāItalia.
Dottoressa, Bologna ha recentemente ospitato (ndr 18-21 novembre) una tre giorni di incontri e conferenze tra la Libia e i rappresentati istituzionali e imprenditoriali del territorio emiliano. Qual ĆØ il suo bilancio dellāiniziativa?
Estremamente positivo. Un opportunitĆ per conoscere e farci conoscere in Italia, Paese con il quale la Libia condivide da sempre stretti legami storici ed economici. Come era nelle mie aspettative, i feedback più importanti sono arrivati dal mondo dellāimprenditoria: le realtĆ aziendali italiane si sono dimostrate molto recettive e propositive, ci sono i margini per consolidare una stretta rete di relazioni commerciali tra i due Paesi. I libici, del resto, hanno grande fiducia nel comparto industriale italiano, nella sua esperienza e nei know how tecnici che ha elaborato nel tempo. Un patrimonio che troverebbe nel mercato della Libia un terreno di crescita e rilancio. Se in passato lāinterscambio economico con lāestero era dominato da logiche clientelistiche, oggi il mio Paese offre un contesto di libera concorrenza da cui tutti potranno giovare. Tuttavia, ritengo fondamentale che la cooperazione si traduca in uno stimolo per la crescita delle capacitĆ e delle competenze delle aziende libiche attraverso programmi di formazione affiancati alle intese commerciali.
La visita bolognese ĆØ stata anche un occasione di divulgazione culturale: lāinstallazione de āIl milite ignotoā di Ali Wak Wak nella centralissima Piazza de Celestini, ha dato modo alla cittadinanza bolognese di avvicinarsi alla recente esperienza della rivoluzione anti-gheddafiana del 2011. Ma quale invece potrebbe essere oggi il ruolo della cultura in Libia e quale contributo potrebbe apportare alla cristallizzazione di una comune identitĆ nazionale?
La cultura ĆØ per sua stessa natura uno strumento del cambiamento. Confido nelle sue capacitĆ di rilanciare il senso di appartenenza verso una terra martoriata dalla guerra, ma pronta a ricucire gli strappi del passato e a costruire un futuro di unitĆ e benessere. Sono questi, in fondo, i messaggi dellāopera del maestro Ali Wak Wak. Mi permetto altresƬ di sottolineare che quella stessa cultura potrebbe trasformarsi in un valido strumento per il rilancio economico, la Libia dispone di un potenziale completamente inesplorato nel settore del turismo culturale, un comparto che presto sarĆ regolato da unāadatta disciplina normativa. Anche in questo campo, la cooperazione con Roma non potrebbe che rivelarsi positiva, data la grande esperienza italiana nella promozione e valorizzazione dei beni archeologici.
In una prospettiva più ampia, quali sono gli obiettivi prioritari che la Libia intende perseguire nel breve e nel lungo termine?
Personalmente ritengo il consolidamento economico-industriale la vera chiave di volta per il rilancio della Libia, una conditio sine qua non cui non possiamo rinunciare se intendiamo dare risposta alle grandi aspettative della rivoluzione. Come giĆ detto, la cooperazione con lāestero e in particolare il rafforzamento della partnership con il vostro Paese rappresentano un strumento per conseguire questo obiettivo. Al momento i soggetti maggiormente attivi sul territorio libico sono prevalentemente cinesi e turchi, ma non faccio mistero della mia predilezione per lāItalia. Chiamiamo ai vostri amministratori e imprenditori di avere il coraggio di rivolgere maggiori attenzioni sul nostro Paese, ne potremmo beneficiare tutti.

