Evidenza

Dal 2004, il Centro Studi Geopolitica.info contribuisce allo studio delle Relazioni Internazionali e al dibattito sulla politica estera dell'Italia

Chi siamo
15/11/2016
Cina e Indo-Pacifico, Notizie

Dossier Vaticano-Cina. Luci ed ombre si intrecciano nei rapporti tra la Santa Sede e Pechino

di Stefano Pelaggi

L’attesa cerimonia, il 10 novembre, della ordinazione di Mons. Pietro Ding Lingbin a Vescovo di Changzi, in Cina, si รจ svolta tranquillamente. La nomina da parte di Papa Francesco di Mons. Ding risale a piรน di due anni fa, ma solo ora รจ arrivato il “via libera” da Pechino per la Messa di consacrazione. Lโ€™annuncio รจ stato interpretato come una risposta positiva da parte delle autoritร  cinesi rispetto ai segnali di apertura giunti dal Vaticano e un indizio sull’andamento dei colloqui in atto tra le due parti, anche se, nell’evento, non manca un fatto rivelatore dei persistenti e irrisolti problemi. Infatti, la nomina pontificia di Mons. Ding lo designa titolare della Diocesi di Changzhi mentre la nomina “ufficiale”, la sola letta in pubblico durante la cerimonia, lo designa Vescovo coadiutore dell’anziano Vescovo Jinย Daoyuan (anch’egli “ufficiale” e presente alla cerimonia) che per la Santa Sede รจ privo di giurisdizione.

Le relazioni tra Pechino e il Vaticano sono state ufficialmente interrotte nel 1951 ma, in tutti questi anni, l’impegno della Santa Sede per mantenere i contatti con la comunitร  cattolica in Cina (le cui stime oscillano tra 10 e 15 milioni) รจ stato costante e inesausto.
Un punto di svolta nei rapporti bilaterali รจ stata la Lettera del 2007 nella quale Papa Benedetto XVI si rivolgeva ยซaย tutta la Chiesa che รจ in Cinaยป auspicando ยซun accordo con il Governoยป sulla nomina dei Vescovi ma riaffermando la “incompatibilitร  dell’Associazione patriottica con la dottrina cattolica“. E Papa Francesco, nel ribadire il valore di tale Lettera, ha colto ogni occasione – come d’altronde avevano fatto anche i suoi predecessori fin da Papa Paolo VI – per esprimere affetto e stima al popolo cinese e auspicare la normalizzazione della situazione della Chiesa cattolica in Cina divisa tra la maggioranza del clero e dei credenti fedeli al Papa – e oggetto nei decenni di crudeli persecuzioni –ย e una parte inserita nella “Associazione Patriottica” e nella “Conferenza Episcopale”, organismi – entrambi non riconosciuti dalla Santa Sede – che dipendono dallaย State Agency for Religious Activitiesย (SARA), l’organismo governativo (dunque del partito comunista) preposto al controllo di tutte le attivitร  religiose. E’ la SARA che, nella conferenza dello scorso aprile presieduta dallo stesso Presidente Xi, ha varato il nuovo regolamento per le attivitร  religiose “permesse” in Cina (classico esempio diย Rule by Lawย contrapposto allaย Rule of Law), composto da 74 articoli (rispetto ai precedenti 40 di quindici anni orsono) la cui attenta lettura rivela come il regime abbia deciso una ulteriore restrizione degli spazi di respiro e di movimento per tutte le espressioni di fede religiosa, e relative organizzazioni, con piรน invasivi meccanismi di controllo e di repressione.

Gli sforzi del Vaticano, iniziati fin dai tempi dei Cardinali Casaroli e Sodano, affiancati da Mons. Celestino Migliore (attualmente Nunzio a Mosca), e oggi nella mani del Cardinale Parolin e dei suoi collaboratori Mons. Gallagher e Mons. Camilleri, sono interamente rivolti alla ricerca di un compromesso che possa garantire, allo stesso tempo, la libertร  di fede e la comunione con il Vescovo di Roma – fondamento della Chiesa e della successione degli Apostoli – dei ย Pastori dei cattolici cinesi.
I principali analisti dei rapporti tra Santa Sede e Pechino, vaticanisti e sinologi italiani e stranieri, sembrano divisi nella interpretazione della tardiva autorizzazione cinese all’insediamento di Mons. Dingย e, in generale, sullo stato di avanzamento dei negoziati tra il Vaticano e la Repubblica popolare cinese. Lโ€™agenziaย Reutersย ha recentemente diffuso un comunicato, basato su anonime fonti interne vaticane, ottimista sul futuro della trattativa che la Santa Sede sta cercando di portare avanti da decenni col paese asiatico. Altre agenzie comeย Asianewsย del PIMEย (il Pontificioย Istituto Missioni Estere), per il suo capillare radicamento in ogni paese sempre molto informata su tutta la realtร  ecclesiale dal Medio Oriente all’Asia, o la franceseย Eglises d’Asie, sono assai piรน prudenti e riflettono, ormai quotidianamente, malesseri e preoccupazioni crescenti nelle comunitร  cattoliche cinesi sia sul Continente sia ad Hong Kong.

I segnali che arrivano da Pechino sono, come sempre, ambigui e contraddittori come lo sono i comportamenti dei soggetti che si muovono sulla complicata scacchiera. Anzitutto l’ “Associazione patriottica” che dipende, come giร  ricordato,ย dalla SARA: dal 1958 organizza e controlla nei minimi particolari le attivitร  ufficiali dei cattolici in Cina e non ha mai smesso di procedere con le ordinazioni di propri Vescovi senza il mandato papale, dunque illegittime e con la conseguente automatica scomunica,ย latae sententiaeย a norma delย Codice di Diritto Canonico,ย per chi le esegue e per chi le riceve. Essa – insieme alla controllata “Conferenza Episcopale” – rappresenta una struttura che รจ parte integrante del potere e della struttura gerarchica del partito e, ovviamente, i suoi funzionari sono contrari a qualunque cambiamento che possa intaccare tale potere e i relativi privilegi.

Questa realtร  cristallizzata opera e vigila nel quadro del giร  ricordato Regolamento per le attivitร  religiose la cui nuova versione รจ in vigore dallo scorso ottobre. Secondo Bob Fu, fondatore diย China Aidย – una associazione molto attiva nel fornire aiuto legale ai cristiani in Cina – le norme precedenti permettevano qualche libertร  interpretativa e, di conseguenza, una maggiore possibilitร  di azione per coloro che non si riconoscono nella “Associazione patriottica”. Con le ultime norme qualunque attivitร  religiosa deve necessariamente ottenere una preventiva autorizzazione sia dalle istituzioni religiose riconosciute dal Governo sia dallโ€™Agenzia di Stato per gli Affari Religiosi. ย Senza tali “permessi” si entra nella illegalitร  e tutti sanno, in primo luogo chi ha vissuto o vive personalmente questo tipo di esperienze, cosa ciรฒ significhi in certi regimi. Eโ€™ evidente che, tra le finalitร  del nuovo Regolamento, vi รจ quella di eliminare le “zone grigie” che avevano, sino ad ora, permesso la sopravvivenza della Chiesa rimasta fedele a Roma.

Alla luce di tutto questo risulta lampante il difficilissimo e delicatissimo intreccio di problemi che ancora segnano la distanza tra Pechino e Vaticano.
Da un lato, รจ da sempre chiaro che l’obiettivo palese e onesto della Santa Sede รจ quello di arrivare ad un accettabile meccanismo di concordanza sulle nomine dei Vescovi che, tenendo conto delle esigenze di “controllo” sulle persone da parte del regime, salvaguardi il principio cardine, fin’ora intangibile (pena la scomunica: oltre ai casi cinesi va ricordato il famoso episodio di Mons. Lefebre), del legame tra Vescovo di Roma e Vescovi nel mondo. A questo proposito viene spesso evocata la pragmatica situazione, in atto da molti anni, con il Vietnam.
Dall’altra parte del tavolo i negoziatori di Pechino, di fronte al desiderio esplicito di Roma di arrivare in fretta ad un risultato entro l’Anno Giubilare, potrebbero sentirsi incoraggiati a puntare al massimo risultato a loro favorevole,ย  ossia alla “sanatoria” per i Vescovi “patriottici” illegittimamente ordinati, e al completo potere di scelta, in capo agli organi di regime, dei futuri Vescovi, lasciando al Papa romano una vaga forma di accettazione/ratifica. Anch’essa, tra l’altro, di incerta compatibilitร  con le leggi vigenti cinesi che proibiscono l’esercizio di attivitร  pubbliche a cittadini della Repubblica popolare (come i futuri Vescovi) dipendenti (anche se, nel caso in questione, lo sarebbero solo formalmente ma si sa cheย la forma nei sistemi totalitari รจ una camicia di forza) da autoritร  straniere (il Papa).

Se questo fosse veramente lo schema attualmente in dirittura di arrivo, non รจ difficile prevedere molte e spinose difficoltร  per l’immediato futuro, da diversi punti di vista a cominciare dai sentimenti, e conseguenti reazioni, dei milioni di fedeli e del clero che, dopo tante sofferenze, si troverebbero improvvisamente obbligati a sottomettersi alla “Associazione patriottica” e ad accettare i suoi Vescovi che non hanno mai goduto della stima e dell’affetto dei credenti. Senza considerare che l’eventuale ardita costruzione giuridico-normativa oggi ipotizzata – possibile solo se la Santa Sede farร  ย  delle concessioni finora inedite e di portata che non sarebbe eccessivo definire storica – rappresenterebbe una rilevante modifica nel rapporto gerarchico tra Papato e Vescovi, per ora circoscritto alla realtร  cinese ma senza poter escludere che, in avvenire, essa diventi un esempio per altri paesi e realtร  locali con le immaginabili conseguenze sulla unitร  della Chiesa.

Tra le voci preoccupate che si sono levate ultimamente per raccomandare prudenza e realismo vi sono state quelle del Cardinale Joseph Zen, Arcivescovo emerito di Hong Kong e, con lui, di tanti sacerdoti e laici che vivono immersi nella realtร  quotidiana della convivenza tra comunitร  di cattolici fedeli al Santo Padre e strutture del partito dominante. Una sintesi “politica” di queste voci cosรฌ variegate, e spesso angosciate, fa emergere la diffusa preoccupazione che anche la piรน avanzata e coraggiosa prospettiva pastorale e diplomatica, come sembra quella messa in atto da Roma per imprimere una svolta ai negoziati con Pechino dopo decenni di stallo, possa invece rivelarsi foriera di piรน acuti e dolorosi problemi rispetto alla preesistente realtร .
E, comunque, se le motivazioni vaticane per concludere la trattativa con la Cina sono molte ed evidenti, quelle di Pechino appaiono deboli al di fuori dell’obiettivo, intravisto vicino, di ottenere tutto quello che loro vogliono.

Non vanno infine trascurati, nell’ottica cinese, anche gli sviluppi della situazione internazionale: i ricorrenti “fastidi” provocati dalle manifestazioni pro-democrazia ad Hong Kong, gli attriti con le Filippine e tutti gli altri paesi dell’area, l’incertezza sulla politica asiatica del neo Presidente americano Trump.
Le continue e crescenti proteste nellโ€™ex colonia britannica stanno destando notevoli preoccupazioni a Pechino mentre il rapporto con il nuovo Presidente filippino, Rodrigoย Duterte, sembra aver aperto imprevisti scenari di collaborazione e, forse, di superamento della crisi del Mar Cinese meridionale, superamento a vantaggio cinese di fronte alla retromarcia filippina, ma non certo a quella vietnamita o taiwanese, nazioni che sarebbero ancor piรน allarmate cosรฌ come lo sono i giapponesi e i coreani del sud.
Lโ€™appoggio della Santa Sede al nuovo corso filippino, che si รจ giร  percepito in quanto la durissima guerra alla droga avviata da Duterte in patria, con migliaia di esecuzioni capitali, non ha prodotto particolari reazioni in Vaticano di solito e comprensibilmente ipersensibile su questi temi, potrebbe essere un ulteriore elemento gradito ai cinesi. Il Presidente filippino, infatti, puรฒ rischiare di fare a meno del sostegno statunitense, cercando lโ€™appoggio cinese, ma non deve per nessuna ragione produrre reazioni ostili da parte della Chiesa cattolica, romana e locale, se desidera mantenere la coesione interna al paese.

Il risultato della trattativa รจ dunque, ad oggi, ancora incerto nonostante da mesi gli specialisti dell’argomento ne preconizzino la conclusione “a giorni”. Le inquietudini e i timori che si agitano a San Pietro, e il mutato e mutante quadro geopolitico, in particolare nel Pacifico, potrebbero avere una influenza rilevante sui contenuti e la tempistica dei prossimi passi.