Nel 2024 per la prima volta dopo anni di critiche e discrepanze, 23 membri dell’Alleanza Atlantica spenderanno almeno il 2% del loro PIL per la difesa comune, un notevole traguardo per la dibattuta condivisione degli oneri. Tuttavia, la guerra in Ucraina e le nuove preoccupanti prospettive derivanti dall’esito delle elezioni negli Stati Uniti potrebbero rendere questo successo insufficiente.
Il budget NATO: un intricato sistema tripartito
La spesa totale per la difesa degli alleati ammonterebbe, per l’anno corrente, a circa 3,8 miliardi di euro. Essa è finanziata tramite un sistema di contribuzione complesso che consente di fornire all’organizzazione le capacità per perseguire i suoi obiettivi e priorità. La spesa è costituita da tre componenti: Il Budget civile (che contiene le spese amministrative per gli Headquarters, le attività diplomatiche e di rappresentanza), il budget militare (copertura dei costi operativi, gestione delle basi, centri di comando), e programmi di investimento in Sicurezza della NATO (dedicato a progetti di ampia portata che riguardano soprattutto il tessuto infrastrutturale).
Per sostenere e finanziare la sua complessa macchina, l’Alleanza si appoggia principalmente sui contributi dei suoi Paesi Membri. Per fare chiarezza è necessario distinguere due tipologie di contributi: i contributi diretti e quelli indiretti. I primi sono volti a sostenere la struttura di comando e infrastruttura permanente per i programmi annuali e si fondano sul principio del finanziamento comune. E’ responsabilità del Resource Policy and Planning Board (RPPB) valutare se esso sia applicabile ad un’iniziativa individuata in conformità con gli obiettivi e le priorità generali e collettive dell’Alleanza. Questi finanziamenti sono calcolati sulla base di una formula che prende in considerazione il PIL dei membri. I finanziamenti indiretti, invece, sono la principale fonte di sostegno per l’Alleanza e riguardano le forze e capacità nazionali fornite all’Organizzazione per sostenere le operazioni. La base di questi ultimi è volontaria in quanto l’unico obbligo di contribuire si instaura nei casi di difesa collettiva ai sensi dell’art.5. Nel 2014, però, i Capi di Stato e di Governo della NATO hanno fissato una soglia minima del 2% del PIL per la contribuzione indiretta, in risposta all’aggressione della Crimea da parte della Federazione Russa. Garantire prontezza e efficacia operativa dell’Alleanza e rispondere in maniera assertiva all’instabile contesto internazionale era infatti urgenza comune.
Un costante squilibrio degli sforzi?
Sebbene il PIL aggregato degli Alleati sia comparabile al PIL statunitense, la spesa dei primi per la difesa ammonta a meno della metà degli sforzi degli Stati Uniti, che certamente coprono anche priorità al di fuori della scena euroatlantica. Questo costante squilibrio verso Washington è stato spesso criticato ed è stato oggetto di ripetute affermazioni e vere e proprie minacce da parte del rieletto Presidente della Casa Bianca Donald Trump. All’inizio di quest’anno, infatti, egli sembrerebbe aver raggiunto l’apice del suo scetticismo affermando che non avrebbe protetto “nessun Paese dell’Alleanza che non avesse contribuito con fondi sufficienti alla difesa” e, al contrario, avrebbe “incoraggiato la Russia a fare quel che vuole” . Tuttavia, nel corso della storia numerosi eventi hanno portato ad un aumento complessivo della spesa. L’11 settembre ieri e la guerra in Ucraina oggi hanno determinato un maggior impegno finanziario volontario dei membri a sostegno dell’Alleanza, in quanto la componente indiretta dei finanziamenti è proprio quella che meglio riflette il commitment politico e le priorità dei membri nell’Alleanza.
Il Rapporto 2024: frattura col passato e costanti difficoltà
Se nel 2023 solo gli Stati Uniti e pochi altri paesi europei superavano la soglia minima del 2%, oggi il rapporto 2024 prodotto proprio dall’Alleanza stima che 23 alleati raggiungeranno la soglia del 2% del PIL, risultando in un aumento complessivo della spesa del 18%. Dal 2022 al 2024 l’aumento della spesa è stato considerevole per la Polonia (4.1%), Estonia (3,2%) e Lettonia (3,2%) a causa della vicinanza ai confini con l’Ucraina. Tuttavia, Croazia, Portogallo, Canada, Belgio, Lussemburgo, Slovenia e Spagna, e l’Italia con una spesa dell’1,49% restano indietro. I fattori alla base delle difficoltà ad incontrare la soglia comune richiesta sono al contempo propri delle Nazioni coinvolte e comuni. Uno di essi è l’opinione pubblica: basti pensare che in Croazia, Repubblica Ceca, Islanda, Italia, Lussemburgo, Slovacchia e Slovenia, solo il 30 percento dei cittadini o meno pensa che il loro paese dovrebbe aumentare la spesa per la difesa. Inoltre, un incremento di spesa non può prescindere da un aumento della pressione fiscale e/o tagli in altri settori. Un’altra criticità comune sembra essere poi quella della tassazione che svantaggia i paesi europei, il debito pubblico e gli standard fiscali e di spesa dell’Unione Europea.
Fonte: sito ufficiale NATO
Per ciò che concerne l’Italia, infatti, il Ministro della Difesa Crosetto riconosce che il mancato raggiungimento della soglia contributiva sia un problema e afferma che una soluzione è urgente non solo in virtù di un impegno in seno all’Alleanza ma anche e soprattutto perché “difesa e deterrenza sono necessarie per garantire all’Italia un futuro democratico”. Il Ministro ha poi coinvolto l’Ue nella serie di ragioni che causano il mancato impegno, chiarendo che le regole burocratiche del nuovo patto di stabilità rendono complesso un significativo aumento degli investimenti per la difesa.
USA 2024 e prospettive per l’Alleanza
Nonostante l’ottimismo scaturito dalla convergenza contributiva di numerosi Membri dell’Alleanza quest’anno, la continua minaccia di un’aggressione russa allarma circa la necessità di aumentare ulteriormente la soglia fino al 2.5/3% del PIL. Altro segnale d’allarme è poi costituito dall’esito delle elezioni presidenziali statunitensi con la vittoria del repubblicano Donald Trump, da sempre scettico nei confronti dell’Alleanza e delle dinamiche di membership. Se con Biden il supporto all’Alleanza e i legami con i partner europei per il sostegno all’Ucraina sono stati rafforzati, la conferma della vittoria di Donald Trump alla Casa Bianca potrebbe invece avere importanti ripercussioni sulla NATO. Non si esclude infatti che un minor coinvolgimento statunitense conduca a un’erosione di credibilità. Tuttavia, è anche possibile che le dinamiche interne ed esterne che influenzeranno il sostegno americano portino gli alleati europei a compensare con un aumento comune delle spese per la difesa, in un’ottica di maggior indipendenza e resilienza europea.

