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09/10/2024
Cina e Indo-Pacifico

Global Civilization Initiative. Il nuovo grande passo del soft power culturale cinese

di Sveva Cristina Pontiroli

La Global Civilization Initiative rappresenta una nuova frontiera nella diplomazia culturale cinese. Il framework diplomatico è ufficialmente finalizzato al rispetto e collaborazione interculturale. Pur offrendo opportunità significative agli Stati in via di sviluppo, la GCI è stata recepita da studiosi statunitensi come una sfida all'egemonia occidentale e un tentativo di ridefinire l'ordine globale in chiave multipolare nonché di esercitare un’influenza esclusiva su Paesi e popoli.

La Global Civilization Initiative rappresenta una nuova frontiera nella diplomazia culturale cinese. Il framework diplomatico è ufficialmente finalizzato al rispetto e collaborazione interculturale. Pur offrendo opportunità significative agli Stati in via di sviluppo, la GCI è stata recepita da studiosi statunitensi come una sfida all’egemonia occidentale e un tentativo di ridefinire l’ordine globale in chiave multipolare nonché di esercitare un’influenza esclusiva su Paesi e popoli.

Global Civilization Initiative, la sorella minore della Global Development Initiative e della Global Security Initiative – le 3 figlie della Belt and Road.

La Global Civilization Initiative (全球文明倡议, GCI) nasce il 15 marzo 2023 a Pechino come iniziativa diplomatica del Presidente Xi Jinping al CPC durante il dialogo tra il Partito Comunista Cinese e i partiti politici mondiali. La GCI si unisce alle altre iniziative già proposte oltre alla Belt and Road Initiative (一带一路倡议, BRI): la Global Development Initiative e la Global Security Initiative, presentate rispettivamente nel 2021 e 2022.

La GCI è stata presentata come un framework diplomatico volto a promuovere la comprensione e il rispetto reciproci tra diverse civiltà. Sottolinea l’importanza della diversità, della non interferenza nella sovranità culturale e politica e del dialogo come strumenti per favorire la convivenza pacifica a livello globale.

La GCI si inserisce così in un contesto più ampio di iniziative politiche promosse dal governo cinese con l’intento di rafforzare il ruolo della Cina come attore di primo piano nella governance globale. Tenta così di modellare un nuovo ordine internazionale multipolare, costringendo il livello d’influenza statunitense a ridimensionarsi, ma senza apparentemente assumersi le responsabilità che un bipolarismo globale comporterebbe.

Lo stretto rapporto tra sviluppo, sicurezza e cultura è ciò che rende la GCI, la GDI e la GSI così diplomaticamente interdipendenti. Wang Xuebin, professore alla Party School of the CPC Central Committee (National Academy of Governance), esplicita la ratio governativa dietro la triade progettuale, spiegando che non è difficile comprendere come la sicurezza sia un prerequisito per lo sviluppo, come lo sviluppo sia la forza portante della sicurezza, e come la cultura sia il terreno fertile per lo sviluppo e la sicurezza. Al contempo, lo studioso aggiunge che sviluppo e sicurezza sono il mezzo di guida e promozione della cultura.

Soft power culturale 文化软实力 e il suo sviluppo storico

Attraverso le lenti dei promotori, il ruolo della GCI è quello di sostenere il dialogo tra civiltà mediante la promozione della diversità culturale.

Come specifica anche la scienziata politica Maria Repnikova, il soft power cinese è un concetto particolarmente ampio. Non si limita all’export di prodotti culturali quali cinema, piattaforme di social media, o istituti culturali, ma comprende a stretto contatto la diplomazia strategica, l’influenza politica e le partnerships economiche.

È dunque importante sottolineare che la Global Civilization Initiative può essere vista come elemento di soft power specificatamente culturale (tanto da essere designato con un termine ad hoc, ovvero 文化软实力), e in quanto tale il governo cinese dovrà assicurarsi che essa venga accolta favorevolmente dalle popolazioni beneficiarie per garantire il raggiungimento dei suoi obiettivi.

Nella storia cinese infatti il soft power subisce dei profondi cambiamenti: da una profonda ideologizzazione di un internazionalismo proletario con Mao Zedong (1949-1976); a un’iniziale apertura economica e conseguente pragmatismo culturale con Deng Xiaoping (1978-1989); a un’apertura ancora più esplicita con Jiang Zeming (1989-2002), della quale fu convincente prova l’Expo di Shanghai nel 1999; a Hu Jintao (2002-2012) che promuove una visione di società armoniosa (和谐社会) in un mondo il cui ordine non intendeva – ancora – minacciare. È proprio durante il periodo di Hu che nascono gli Istituti Confucio, che tramite l’insegnamento del cinese mandarino diffondono la cultura e filosofia cinese.

Con Xi Jinping, invece, fiorisce del tutto il concetto di Sogno cinese (中国梦) per il quale non poteva che essere necessaria una forte influenza culturale (文化强国) trasmessa tramite media internazionali come CGTN, Xinhua, e articolate competenze tecnologiche come l’intelligenza artificiale o il 5G.

Da Mao a Xi, il soft power diventa sì un delicato impasto di aspetti economici, culturali e tecnologici, ma affonda pur sempre le radici in una proiezione di aspirante predominio globale da parte della Cina.

Istituti Confucio, borse di studio, festival. I casi studio e progetti diplomatici della GCI

Come intende la GCI diffondere la cultura millenaria cinese? E soprattutto, saranno questi mezzi abbastanza potenti da poter convincere Stati in via di sviluppo, preferibilmente quelli più indecisi, a farsi accompagnare dalla mano cinese piuttosto che quella americana sul tortuoso palcoscenico che è la politica internazionale?

Nel 2004 nascono gli Istituti Confucio con l’intento di promuovere e diffondere lo studio della lingua all’estero. Ad oggi ci sono più di 500 istituti attivi in oltre 140 Paesi. Oltre a organizzare corsi di lingua, gli Istituti Confucio oggi si occupano anche di eventi culturali, seminari accademici e altre attività. Con l’ampliamento della GCI, gli Istituti sono stati ripensati come progetti di cooperazione interculturale per promuovere il dialogo tra civiltà ed enfatizzano maggiormente le cooperazioni bilaterali tra Cina e Paesi ospitanti, con un’impronta ideologicamente neutra per essere meglio accolta da Stati occidentali.

Un altro importante strumento della GCI è l’implementazione di borse di studio e programmi di scambio, mirati soprattutto a Paesi in via di sviluppo i quali studenti possono beneficiare dell’opportunità di studiare in prestigiose università cinesi quali Tsinghua University o Peking University. I giovani diventano così prova vivente dei pro dell’istruzione cinese grazie alla diplomazia culturale. Con la BRI e GCI, le borse di studio sono state estese a nuovi Paesi in Africa, America Latina e Asia centrale. Anche con le borse di studio, come per gli Istituti Confucio, gli studenti coinvolti oltre ad apprendere la cultura cinese sono anche partecipi a progetti di cooperazione interculturale con la Cina.

I progetti della GCI non finiscono qui, includendo anche festival culturali, scambi artistici, collaborazioni accademiche e centri di ricerca.

Sono ovviamente tutte iniziative allettanti per chiunque sia interessato a scambi culturali. Non è tuttavia da trascurare l’intento propagandistico di questo progetto ancora agli albori.

I due lati della medaglia: GCI come portatore globale di armonia o minaccia revisionista dell’ordine globale?

Chiaramente la Global Civilization Initiative, pur rappresentando una potenziale chance non indifferente per studenti da Stati in via di sviluppo, occupa uno spazio che non era precedentemente esistente in termini di propaganda internazionale.

Si pone anche come sfida all’egemonia culturale e politica dominata dagli Stati Uniti e dall’Occidente, seguendo l’idea di un ordine mondiale propenso al multipolarismo. Da sempre, infatti, l’approccio cinese alla sovranità nazionale pone forte accento sull’autodeterminazione e sul non intervento negli affari interni degli altri Paesi, incoraggiando dunque Stati non propensi ad accettare l’aiuto di esportatori di democrazie a rivolgersi all’alternativa politologicamente neutra.

Dunque, pur non essendo un’irruzione rumorosa e sconvolgente come può rappresentare uno strumento che favorisca hard power, la Global Civilization Initiative apre la strada a potenziali cambiamenti culturali le cui conseguenze diplomatiche non sono da sottovalutare.


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