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16/06/2019
Medio Oriente e Nord Africa, Notizie

La crisi libica: Il ruolo degli attori interni ed internazionali

di Marco Gregori

Nonostante siano passati diversi anni da quando, nel febbraio del 2011, รจ iniziato quel processo che ha condotto alla caduta del regime libico e alla morte del suo leader Muammar Gheddafi, la questione libica appare ancora senza una soluzione definitiva.ย Lโ€™intento del presente elaboratoย รจ quello di evidenziare il ruolo e le relazioni fra gli attori nazionali che operano allโ€™interno dello scenario libico con i rispettivi alleati e autoritร  internazionali schierati a sostegno delle varie fazioni.

Lo scacchiere libico presenta numerosi elementi di complessitร  sotto molti aspetti. Storicamente, fin da quando era una provincia dellโ€™Impero Ottomano e poi colonia italiana,ย il paese ha sempre mantenutoย una forte suddivisione nelle sueย tre aree territoriali principali; a occidente la Tripolitania, la Cirenaica a oriente e il Fezzan a sud.ย Inoltre,ย ognuna di queste aree ha sviluppato dei tratti peculiari dal punto di vista sociale ed economicoย nel corso degli anni. Tutti fattori finiti sotto il giogo del regime guidato daย Gheddafi per decenni.
A seguito della sconfitta del Colonnello, le varie milizie che avevano combattuto contro le forze del regime hanno consolidato il loro potere nelle principali cittร  libiche e, in mancanza di un disarmo collettivo, hanno mantenuto una rilevante capacitร  combattivaย dal punto di vista militare.
Fino a qualche anno fa era inoltre accertata la presenza di combattenti che si dichiaravano affiliati allโ€™autoproclamato Stato Islamico, concentrati in particolare nella regione del golfo di Sirte e lโ€™omonima cittร ย fino al 2016, quando รจ avvenutaย la sconfitta degli estremisti islamici, principalmente ad opera delle forze del Libyan National Army da est, e alle forze di Misurata provenienti da ovest.ย Tuttavia,ย con lโ€™accentuarsi dellโ€™instabilitร  politico-militare nel paese, cโ€™รจ il rischio di una ripresa delle attivitร  di matrice terroristica.

Lโ€™accordo politico e di paceย tra il Congresso Generale Nazionale (GNC), con sede a Tripoli, e la Camera dei Rappresentanti stabilitasi a Tobruk, siglato nella localitร ย di Skhiratย in Maroccoย nel dicembre 2015, ha rappresentato fino ad oggi ilย riferimentoย giuridico e istituzionaleย attorno al quale si รจ sviluppato il processo diย riconciliazione nazionaleย promosso, seppur tra mille difficoltร , dalle Nazioni Unite.ย 

Tuttavia, dopo lโ€™intesa raggiunta a Skhirat,ย la Camera dei rappresentanti diย Tobruk non ha mai riconosciuto ufficialmente il Governo di Accordo Nazionaleย (GNA) di Tripoli e il suo leaderย Fayez al-Serraj,ย che per questo non รจ riuscito ad ottenere una piena legittimitร  istituzionale nรฉ unโ€™effettiva autoritร  politica nonostante il supportoย di larga parteย della comunitร  internazionale.ย La recente escalation in Libia รจย dovuta allโ€™offensiva,ย denominata โ€œDiluvio di dignitร โ€,ย avviata dalle truppe del cosiddetto Libyan National Army (LNA) guidato dal generale Khalifa Haftar e alla successiva reazioneย condottaย dal GNAย con il nome di โ€œVulcano di rabbiaโ€.ย Dalย 2014, il generale si รจ propostoย come protettore della Libiaย in contrapposizione con al-Serraj eย contro lโ€™operato del GNCย insediato a Tripoliย a seguito diย una serie di vittoriose offensive militari, note comeย Operazione Dignitร , volte a liberare Bengasi dalla presenza di milizie islamiste di ispirazione salafita.

Entrambi gli schieramenti hanno il supporto diย attori esterniย che operano in base ad interessi nazionali e geopolitici.ย Attualmente, leย potenze regionaliย sembrano sfruttare la complicata realtร ย libica perย ottenereย maggiore influenza nellโ€™area nordafricana; da una parteย Egitto, Arabia Saudita edย Emirati Arabi Unitiย supportano le autoritร  di Tobruk eย il generale Haftar,ย mentreย Turchia e Qatarย sono invece schierati a sostegno delle varie milizie eย formazioni che agiscono in nome dellโ€™Esecutivoย di Tripoli. รˆ indicativoย infatti che lโ€™ultimo incontro tra i leader dei due schieramenti si sia svoltoย aย marzo scorso proprio ad Abu Dhabi, a dimostrazione dellโ€™interesse geopoliticoย e dellโ€™attenzioneย che la Libia suscita tra alcuni deiย principali paesi del Golfo.ย In questo contesto,ย lโ€™Unione Europea ha dimostrato fino ad ora una scarsa influenza dovuta alla mancanza di una chiara linea di politica estera sulla Libia. Laย Franciaย inveceย si รจ dimostrata particolarmente attiva, nonostante leย forti perplessitร ย provocate dalle sue iniziative. Infatti,ย malgradoย il sostegno formalmente accordatoย al governoย di al-Serraj,ย Parigi continua ad appoggiare il generale Haftar.

Un esempio in tal senso รจ stato riportato dal quotidianoย La Repubblicaย che pubblicava il 12 aprile, pochi giorni dopo lโ€™offensiva di Haftar, la notizia che quattro giorni prima un jet Falcon aveva accompagnato a Parigi una delegazione del generale libico la quale รจ ripartita successivamente dallโ€™aeroporto di Orly per atterrare a Bengasiย secondo il monitoraggio condotto da Flightradar sul traffico aereo. Lโ€™Eliseo ha confermato lโ€™incontro avvenuto senzaย tuttaviaย precisare chi fossero i rappresentanti in questione.ย Nonostanteย le rassicurazioni del presidente Macron nei confronti di Roma e Bruxelles, la presenza nella capitale francese della delegazione in quella data chiave testimonia ancora una volta quanto siano stretti i legami tra Francia e Haftar.ย ย ย 

Laย Russiaย dal canto suo,ย anche se in maniera ben piรน limitataย rispettoย al suo impegno in Siria, รจ attivaย da un lato attraverso ilย sostegno militare ad Haftar, ad esempio conย lโ€™impiego informale diย mercenari del gruppo Wagner; dallโ€™altro, mantiene un canale diย dialogo con il GNA di al-Serraj, come dimostratoย dalla recente visita a Mosca di Khaled al-Mishri, presidenteย dell’High Council e profondamente sgraditoย ad Haftar per il suo passatoย nella Fratellanza Musulmana, invitato dalย Parlamento russoย per discutere della crisi in Libia.ย Attraverso questoย approccio sui due fronti, laย Russiaย cercaย di rafforzare ulteriormente il proprio ruoloย di mediatore nella regioneย mediorientale. In controtendenza appare lโ€™amministrazione Trump, guidataย in buona parte dal sostanzialeย disinteresseย sulla Libiaย degli Stati Unitiย che si sono limitati a rimarcare il loro appoggio a una soluzione politica allโ€™interno del perimetroย delle Nazioni Unite. Dโ€™altro canto, perรฒ,ย Washington ha mantenuto aperti i canali di dialogoย con il governo di Tobruk e loย stesso Haftar in un pianoย di contenimento della minaccia jihadista, che rimaneย il tema di riferimento del quadrante nordafricanoย dal punto di vista americano.

Per quanto riguarda la condizione italiana, Roma fino ad ora si รจ sempre schierata apertamente a sostegno del governo di al-Serraj. I recenti sviluppi, tuttavia, hanno spinto il governo italiano a prendere contatto con Tobruk e a intavolare trattative per una risoluzione pacifica degli scontri in atto. Come per gli altri paesi coinvolti, lโ€™Italia puรฒ avere un ruolo ancora rilevante in Libia in virtรน non solo dei trascorsi storici ma anche dei legami creatisi a partire dal secondo dopoguerra. Gli interessi principali rimangono la fornitura di risorse energetiche, in primis il petrolio, gli investimenti effettuati negli anni da aziende come Eni oย altre, le questioni di sicurezza delle coste libiche anche in chiave di controllo dei flussi migratori provenienti dallโ€™Africa subsaharianaย e per lโ€™influenza che lโ€™Italia puรฒ esercitare come attore nel Mediterraneo.ย Permangono i dubbi su come far valere le prerogative nazionali in concorrenza con paesi come la Francia, la quale opera anchโ€™essa per i medesimi interessi politico economici nellโ€™area.ย In definitiva, appare chiaro in ogni caso che la stabilizzazione della Libia per via pacifica puรฒ avvenire solo con una conciliazione fra interessi locali ed internazionali, altrimenti lโ€™unica alternativa rimarrebbe lโ€™opzione militare con tutte le incognite ad essa collegate.ย 

Quindi perย lโ€™Italia, la Libia dovrebbe rappresentareย una prioritร ย nellโ€™agenda dellaย politica estera: la sua instabilitร  ha infatti ricadute importanti per il nostro paese, in particolare per quanto concerne i flussiย dei migranti e le forniture energetiche. Per questa ragione, lo sforzo dei vari governi italiani nel farsi promotori di unโ€™iniziativa inclusiva e negoziata sulla Libia รจ sempre stato un impegno coerente alle esigenze del nostro interesse nazionale. La conferenza di Palermo tenutasi il 12 e 13 novembreย mirava a conferire un ruolo di primo piano allโ€™Italiaย e non da comprimaria, nella stabilizzazioneย delloย scenario libico.ย Purtroppo, a distanza di diversi mesi i risultati auspicati ancora non si vedono.ย ย 

In questo contesto,ย unย ulteriore mossa italiana รจ stataย il tentativoย di riportare gli Stati Uniti dentro la gestione politica della crisi.ย Washington dispone infatti piรน di altri dellโ€™influenza necessariaย perย mediare tra gli interessi, spesso divergenti, degli attori internazionali coinvolti nella crisi (quelli europei, ma anche la Russia), cosรฌ come di unโ€™influenza significativa su molti degli attori regionali che hanno agito da battitori liberi alimentandoย il caos nel paese nordafricano (Arabia Saudita, Emirati,ย Qatarย e Turchia).ย Tuttavia,ย lโ€™amministrazione Trump รจ risultata molto riluttante a impegnarsi in nuovi teatri di crisi internazionaliย poichรฉ lโ€™attenzione di Washington รจ prevalentemente rivolta verso il colosso cinese. Malgrado il sostegno espresso da Trump allโ€™iniziativa italiana, il fatto che nรฉ lui nรฉ il segretario di stato Mike Pompeo siano stati presenti a Palermo avrebbe dovuto mettere lโ€™Italia allโ€™erta sullaย reale volontร  statunitenseย di impegnarsi nella soluzione della crisi libica. In questo contesto il nostro paese deve gestire una fase articolata delle proprie relazioni con gli attori libici. Haftar รจ sempre stato lontano dagli interessi italiani: fin dal 2014 fuย sponsorizzato e aiutato da Egittoย edย Emirati ma poi anche da Russia e Francia, perchรฉ si faceva da un lato protettore della Cirenaicaย eย dallโ€™altro campione della lotta agli islamisti, mentre aveva un minor peso nelle aree di interesse dellโ€™Italia: Fezzan e Tripolitania, dove passano i flussi energetici e i traffici di esseri umani.ย 

Tuttavia, laย politicaย messa in atto da Roma nonย sempreย รจ risultataย coerente:ย lโ€™Italia รจ sembrata tentennare, bloccata in un guado fra il rischio di mettere a repentaglio i propri interessi a causa di una presa di potere di Haftar e la conservazione degli stessi tramite una parte, quella Tripolina, sorretta da unaย minoranza di forze (in particolareย Qatar e Turchia)ย potenzialmente sempre piรน fragileย sullo scenario internazionale.ย 

Iย tempi per un ingresso di Haftar nella capitale e per una presa di potere sul paese non appaiono maturi. Finchรฉ Misurata e altre milizie difendono la capitale, la vittoria del generale rimane difficile. Haftar ha combattuto per anni prima di liberare Bengasi, ha giร  subito le prime perdite solamente avvicinandosi alle zone limitrofe di Tripoli. La propaganda di Haftar lo dipinge comeย unย leaderย cheย combatte i terroristi,ย ossia le diverse milizie nella capitale.ย Tuttavia,ย occorrerebbeย evidenziareย che parte delle milizie che lโ€™esercito nazionale libico sta in queste settimane bombardando furono quelle che combatterono i miliziani dello Stato Islamico nel 2016 in possesso della cittร  di Sirte.ย 

Un ulteriore retroscena dietro la pretesa di โ€œliberare Tripoli dai terroristi islamisti che controllano la capitaleโ€ย consisterebbe nei problemi che affliggono laย popolazione fedeleย ad Haftar, a partire dal mancato pagamento degli stipendi ai funzionari pubbliciย oltre che delle varie milizie. In base agli accordi di Skhirat del 2015, lโ€™ONU ha riconosciutoย i cosiddetti organi sovrani libici: lโ€™Agenzia della contabilitร  dello Stato, la Banca centrale e la Compagnia petrolifera nazionale. Secondo gli accordi siglati, le royalty pagate dalle compagnie petrolifere vengono versate direttamente allaย Banca centraleย che poi le distribuisce ai diversi attori, al governo diย al-Serrajย e al parlamento di Tobruk in Cirenaica. I due governi provvedono a distribuire tali risorse a chi ne ha diritto sul proprio territorio.ย Da gennaio perรฒ la Bancaย centrale non invia piรน alle regioni orientali e meridionali (controllate dal LNA) la quota prevista con il risultato di provocare una crisi di liquiditร  e il mancato pagamento di stipendi e altro ancora.ย Il governo Al Thinni a Tobruk, tramite la sede localeย della Banca centrale,ย ha reagito chiedendoย ingentiย presitiย e finanziamentiย adย alcuni paesi del Golfo, in particolare Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti;ย una ennesimaย dimostrazione del loro sostegno ad Haftar.

Lโ€™Italia ha osservato il ruolo del leader cirenaico crescere nel tempo grazie appunto al supporto internazionale. Scegliendo a Palermo di avviare un dialogo piรน diretto con il generale Haftar dopo che altri attori internazionali avevano creato con lui una relazione privilegiata, il governo italiano giร  in precedenza aveva rischiato di provocare una caduta di credibilitร  sia a ovest tra le componenti piรน vicine a Roma, sia a est tra quelle che sostengono il generale, e che hanno interpretato lโ€™apertura di fiducia comeย una sintomo di debolezza o una tacita ammissioneย dellโ€™impossibilitร  di sostenere a lungo la propria strategia in supporto al premier Fayez al-Serrajย e al governo riconosciuto dalle Nazioni Unite.

Per concludere, la dichiarazione del presidenteย Conte di fine aprile relativa a un posizionamento neutrale dellโ€™Italia aveva il chiaro obiettivo di tenere una posizione di equilibrioย fra i contendentiย ma rischia di essere percepita comeย finย troppo ambiguaย e inaffidabileย dal resto della comunitร  internazionale.

 

 

 

 

 

 

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