Palau, le isole contese

Il nome Palau è probabilmente ignoto anche al lettore più appassionato di Geopolitica, ma nonostante ciò è al centro di dibattiti e contese da oltre duecento anni che vanno acuendosi oggi con la crisi politica dell’area economica del Pacifico Meridionale e configurandosi come una strategica casella nell’attuale scacchiere geopolitico.

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La Storia della Repubblica di Palau
La nazione di Palau, un gruppo di circa trecentoquaranta isole posto a occidente delle Isole Caroline della Micronesia, ha una storia turbolenta di differenti dominazioni straniere che inizia nel 1574 quando viene annessa ai domini della corona di Spagna. Nel 1898, a seguito della guerra Ispano-Americana, le isole vengono vendute, l’anno successivo, dagli Stati Uniti d’America all’Impero Tedesco, che le perderà nel corso della Prima Guerra Mondiale a favore del Giappone. Con la campagna del Pacifico, nel corso della Seconda Guerra Mondiale, le isole passano sotto il controllo americano che le inseriscono nel Trust Territory of the Pacific Islands (TTPI). Questa struttura organizzativa fungeva da controllo militare de facto della ragione da parte degli Stati Uniti d’America ed ha contribuito al crollo economico e sociale dell’area, ridotta ad una zona di traffici, in parte leciti ma per lo più illeciti, che si svolgevano sotto lo sguardo accondiscendente del governo statunitense. Il TTPI viene sciolto ufficialmente nel 1986, con la sola eccezione dell’isola di Palau che continua a fungere per i successivi anni da importante porto militare statunitense nell’area. Proprio la scelta, da parte del governo di Washington, di utilizzare il porto come luogo di stoccaggio per vascelli a propulsione nucleare e ordigni termonucleari riaccese il dibattito sull’indipendenza da parte delle comunità isolane, che la ottennero nel 1994 con l’ufficiale nascita della Repubblica di Palau.

Palau, fra economia e neo-colonialismo
Da questo momento inizia un periodo complesso per la giovane nazione che vede trasformare il proprio ruolo in uno scenario del Pacifico sempre più influenzato dalla crescita delle economie orientali. L’indipendenza di Palau si configura ben presto come tale solo nel nome, non essendo dotata di forze armate nazionali ma dipendendo dall’esercito degli Stati Uniti d’America ed avendo sottoscritto un accordo di libero transito delle armate americane fino al 2044. Nei primi anni la nazione diviene un paradiso fiscale ma politiche eccessivamente permissive nella gestione dei capitali stranieri spinge ben presto il governo di Palau ad adottare riforme finanziarie restrittive nel 2001, manovre che però non eviteranno nel 2006 la bancarotta della Banca nazionale di Palau. Il fallimento attira gli interessi sia di iniziative private da Guam sia del risolutivo intervento del governo di Taiwan che salva la banca di Palau avvalorando le tesi che vogliono la piccola nazione essere uno snodo diplomatico ufficioso degli Stati Uniti verso l’oriente. Dopo voci mai confermate di un avvicinamento di Palau all’ASEAN, l’arcipelago torna alla ribalta nell’ambito dello spostamento di alcuni prigionieri di etnia Uyghurs da Guantanamo a Palau, operazione per cui il governo riceve un solido indennizzo da parte del governo U.S.A. il quale ha sempre rilasciato dichiarazioni incoerenti riguardo ad un legame diretto fra il sostanzioso versamento (156 milioni di dollari) e l’arrivo nello stesso periodo dei prigionieri mussulmani.
Oggi Palau risulta, secondo il Consiglio di Affari Economici e Finanziari dell’Unione Europea (ECOFIN), in uno stato di valutazione fra la Lista Nera e la Lista Grigia. Ovvero sia, se è da considerarsi un paese caratterizzato da un regime fiscale agevolato che non collabora con le istituzioni europee, o se invece vanno considerati gli sforzi che il governo di questa nazione sta facendo per agevolare la chiarezza delle transazioni che avvengono nel suo territorio. Parallelamente la Banca di Guam, ovvero sia la banca di quell’isola ancora inserita nella lista delle Nazioni Unite dei territori non autonomi e di fatto occupata dagli Stati Uniti, ha ormai incluso Palau fra le sue sedi preferenziali.

L’attuale crisi Corea-U.S.A. e il ruolo di Palau
Con l’inizio della crisi fra Stati Uniti e Nord Corea, Palau diviene fra i primi punti che gli americani fortificano in vista del confronto con il nuovo rivale e di conseguenza il ruolo di “testa di ponte” di questa piccola nazione non sfugge agli osservatori cinesi e nel dicembre dello scorso anno il governo di Pechino ha fatto pressioni su Palau affinché riducesse i legami economici con Taiwan, usando la minaccia del turismo come chiavistello (considerando che l’economia ufficiale di Palau è basata esclusivamente sul turismo e negli ultimi anni i turisti sono per lo più cinesi). Nello stesso periodo la piccola nazione torna sotto i riflettori, quando, nell’ambito delle sanzioni americane alla Nord Corea, una nave proveniente da Palau viene bloccata. Si tratta di un cargo per il trasporto di petrolio diretto proprio in Nord Corea e pone nuovamente l’accento sul fragile e complesso ruolo di questa nazione, schiacciata da sempre fra interessi molto più grandi di lei, e sempre più ridotta ad una Tortuga di cui si parla poco e che, forse per questo, funziona bene.

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