Who is who: Nicolas Maduro

Nome: Nicolas Maduro
Nazionalità: venezuelana
Data di nascita: 23 novembre 1962
Chi è: neo-eletto presidente venezuelano successore di Chavez

Who is who: Nicolas Maduro - Geopolitica.info

Nicolas Maduro Moros è stato eletto presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela lo scorso 15 aprile con un margine del 1,73% di voti sullo sfidante Enrique Capriles. Non gli è servito a nulla dunque l’interim presidenziale iniziato il 5 marzo – che aveva notificato ex post una vicepresidenza vicaria che durava invece dall’inizio di dicembre – per consolidare l’investitura di Chavez.  

L’ormai scomparso ex presidente aveva infatti annunciato al popolo l’8 dicembre, oltre al ricovero all’Havana per la recrudescenza del tumore, di fare affidamento su Maduro durante la sua assenza e di votare per lui qualora non fosse stato più in grado di svolgere il mandato presidenziale. In quasi quattro mesi Maduro ha avuto dunque la possibilità di provare le sue doti di “delfino” sia in Venezuela che nel resto dell’America Latina. L’eredità lasciata da Chavez è stata però oltremodo gravosa: continuare a portare avanti il verbo bolivarista nel paese e nel continente Sud Americano. E l’esito delle elezioni ha sancito un dato di fatto: il puro bolivarismo è nato e si è concluso con Chavez, seguendo la stessa parabola del leader carismatico.

A Maduro non è bastato sfruttare l’onda emotiva per la morte di Chavez, e pur conducendo una campagna elettorale di pochi giorni, è riuscito a bruciare quel milione di voti di vantaggio portati dal caudillo nell’ultima tornata elettorale dell’ottobre scorso, vinta proprio contro Capriles. La pesante e farraginosa ridistribuzione dei proventi del petrolio connesso all’abbassamento generale dei prezzi dei combustibili fossili, la mancanza di una libera iniziativa privata, le forti carenze strutturali del mercato interno connesse ad uno sviluppo industriale inadeguato, il pesante welfare, e infine la violenza endemica nelle zone urbane, fanno del Venezuela un paese a forte rischio di disgregazione. La mano forte di Chavez, legata ad una capacità di tenere legate le varie fazioni del Partito Socialista Unito (Psuv) con una attenta distribuzione delle cariche, aveva impedito forti scosse sociali.

La figura di Maduro, ex autista di autobus divenuto nel 2006 ministro degli Esteri, è stata incapace di affascinare come il primo Chavez anche per il peso di una rivoluzione socialista che ormai metà del popolo rifiuta in nome di una politica riformista più moderata e liberale incarnata da Capriles. Eppure Maduro era stato scelto per la sua fedeltà, oltre che a Chavez, alla “rivoluzione” bolivariana e per i suoi ottimi contatti affinati negli anni soprattutto con Cuba, la migliore alleata del Venezuela. Negli ultimi anni però l’afflato del bolivarismo è venuto meno manifestandosi in tutta la sua evidenza nei giorni delle elezioni: Maduro era dato vincente con almeno dieci punti percentuali di vantaggio. Ora con il paese spaccato e la dura repressione nelle piazze dei dissidenti, il mandato di Maduro inizia in salita: ha di fronte due scelte.

Continuare con una politica accentratrice intransigente per avere ancora dalla sua l’apparato militare e non disgregare il partito; oppure iniziare con un’apertura all’opposizione per evitare tensioni sociali tali da sfociare in rivolta. Comunque vada il bolivarismo e le sue emanazione interregionale (Alba) subiranno una battuta d’arresto: l’impossibilità di affermare la via al socialismo del XXI secolo in casa propria rende politicamente improbabile una piena supremazia regionale venezuelana nell’area a nord del Rio delle Amazzoni.