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TematicheAmbiente, Infrastrutture ed EnergiaPrimavera 2023: Quali prospettive per il gas nell’UE?

Primavera 2023: Quali prospettive per il gas nell’UE?

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I paesi dell’Unione Europea sono riusciti a superare l’inverno senza troppe difficoltà. Per quanto questi abbiano dovuto affrontare spese straordinarie per far fronte al loro fabbisogno energetico, il ricatto russo non ha funzionato come il Cremlino avrebbe sperato. In questo quadro ha giocato un ruolo fondamentale il gas naturale proveniente da altre fonti.

Il peso del gas naturale nel fabbisogno energetico europeo
Nel 2020, il gas naturale ha soddisfatto quasi il 24% del fabbisogno energetico dell’Unione Europea, mentre è sceso sotto il 20% nel 2022. La domanda di gas, infatti, è scesa del 13% rispetto all’anno precedente, la riduzione più grande mai registrata. Il calo della domanda è dovuto principalmente alle temperature miti dell’inverno appena passato, che hanno consentito di diminuire il consumo per il riscaldamento domestico, ma anche una maggiore efficienza, la riduzione della domanda a livello industriale, determinata dai prezzi troppo alti che hanno portato molte aziende ad interrompere o a diminuire la produzione, oltre che alle scelte politiche che hanno favorito la produzione di energia attraverso fonti alternative, principalmente fotovoltaico ed eolico.

D’altra parte, la domanda di energia prodotta tramite il gas è leggermente rimbalzata, a causa del calo nella produzione idroelettrica e nucleare, dovuta proprio all’aumento delle temperature e alla conseguente diminuzione di acqua disponibile, elemento fondamentale per entrambi i processi.

La crisi energetica però non è ancora superata. I costi dell’energia rimangono alti, tant’è che la riduzione dei consumi non ha corrisposto a minori spese; anzi, nel 2022 l’Unione Europea ha speso quasi 400 miliardi di € per l’import di gas, quasi il triplo rispetto al 2021. Inoltre, la domanda di gas potrebbe risalire se l’estate alle porte dovesse rivelarsi particolarmente torrida, o se il prossimo inverno fosse più rigido del solito. Eventualità che per ora non possiamo escludere. Allo stesso modo, per quanto gli stati europei si siano mossi più o meno nella stessa direzione, cercando di svincolarsi dalle forniture russe, ormai considerate inaffidabili, la mancanza di una strategia comune condivisa dai 27 fa sì che ogni stato sia portato a fare da sé, con il rischio che le politiche di diversi paesi entrino in competizione tra loro. È per esempio il caso dell’Italia, che ha quest’anno ha aumentato le forniture proveniente dall’Algeria siglando nuovi contratti, a discapito però della Spagna, la quale è finita nel mirino di Algeri per aver ritirato il proprio supporto alla questione del Sahara Occidentale, storico terreno di scontro tra Marocco e Algeria. Dimostrando per l’ennesima volta che l’energia può essere utilizzata come strumento di ricatto per avanzare le proprie ambizioni strategiche.

Mentre fino ad un anno fa la Russia forniva quasi il 40% del gas importato dai paesi dell’Unione Europea, la quota è progressivamente calata, scendendo sotto il 10%. Questo drastico calo è stato compensato in parte dalla riduzione della domanda, come visto finora, ma anche dall’incremento delle forniture da altri paesi e soprattutto dall’aumento dell’import di gas naturale liquefatto.

Il gas via tubo

Per quanto riguarda i fornitori via gasdotto, l’Algeria ha dato il suo contributo nel rimpiazzare il gas russo, passando dall’8% del totale europeo nel 2020 a circa il 12% nel 2022. Tuttavia, l’impatto che il gas algerino ha avuto sul mercato energetico europeo rimane modesto, e l’Algeria non sembrerebbe una fonte alternativa sufficiente, soprattutto perché la sua capacità produttiva è limitata. A cambiare le cose potrebbe essere la costruzione del Trans-Saharan Gas Pipeline (TSGP), un gasdotto di oltre 4000 km che attraverserebbe il Sahara, dalla Nigeria all’Algeria, dove si allaccerebbe poi alla rete che porta gas in Europa. La capacità stimata di tale progetto si aggira attorno ai 30 miliardi di metri cubi l’anno, una quantità considerevole, che potrebbe aiutare l’Europa ad affrancarsi ulteriormente dalla dipendenza dalla Russia. A luglio Algeria, Nigeria e Niger – paese attraverso cui transiterebbe il gasdotto – hanno firmato un Memorandum of Understanding per ufficializzare il progetto, anche se mancano ancora delle date ufficiali.

Un’altra via di transito del gas verso l’Europa è sicuramente il Southern Gas Corridor (SGC), gasdotto che porta il gas turkmeno attraverso il caucaso, la Turchia e la Grecia, per finire con il Trans Adriatic Pipeline (TAP), che giunge fino in Puglia. L’apporto del gas tramite SGC è per ora limitato, anche se in espansione negli ultimi anni. Ma soprattutto potrebbe rappresentare una fonte alternativa per i Balcani e i paesi dell’Europa centrale, che già da anni stanno cercando di svincolarsi dal legame energetico (e non solo) con la Russia tramite una serie di iniziative, tra cui spicca la Three Seas Initiative. A ottobre del 2022, infatti, è stato inaugurato l’Interconnector Grecia-Bulgaria, che devia dal SGC verso appunto la Bulgaria. La capacità è per ora di solamente 3 miliardi di metri cubi l’anno, ma potrebbe rappresentare un esempio di come aggirare l’ostacolo russo.

Un’ulteriore risorsa per quanto riguarda il gas tramite tubo potrebbe essere il Mediterraneo orientale, ed in particolare Israele. Lo stato ebraico ha scoperto giacimenti di gas al largo delle proprie coste solo di recente, alla fine degli anni novanta, ma il settore è cresciuto enormemente negli ultimi anni, fino a che nel 2020 Israele è diventato esportatore netto di petrolio. Negli ultimi tempi, inoltre, due fattori hanno contribuito a rendere Tel Aviv un potenziale partner energetico per l’UE. In primis, il fatto che Israele punta ad aumentare la quota di energia prodotta tramite rinnovabili, così da avere più gas in eccesso da poter esportare. Inoltre, ha di recente raggiunto un accordo con il vicino Libano sulla questione dei confini marittimi, che potrebbe permettere di iniziare lo sfruttamento del giacimento di Karish. Rimane da vedere se Israele sarà veramente in grado di aumentare la produzione abbastanza da fornire il 10% del gas che una volta forniva la Russia all’Europa, come affermato dal Primo Ministro Lapid, e in che modo tale gas arriverebbe in Europa. Se sotto forma di GNL, o tramite l’Egitto, come suggerito dal memorandum d’intesa firmato, appunto, tra UE, Israele ed Egitto, quest’ultimo ormai partner numero uno di Tel Aviv nella regione.

Il GNL

Ultima ma non per importanza, c’è la questione del GNL. Nel 2022, le nazioni dell’Unione Europea hanno importato oltre 100 milioni di tonnellate di gnl, il 58% in più rispetto all’anno precedente, così che l’UE, se considerata nel complesso, è ora il maggiore importatore di GNL al mondo. I principali fornitori sono Stati Uniti, Qatar e Nigeria. Sono stati inaugurati inoltre una serie di rigassificatori e impianti di stoccaggio, soprattutto nel Nord Europa, e molti altri sono in costruzione o in progetto. Si parla tra l’altro di un potenziale hub del GNL nel Mediterraneo, al cui centro ci sarebbe l’Italia, ma per ora la situazione geopolitica, così come le forniture, rimane troppo instabile rispetto ai Paesi Bassi, attorno ai quali attualmente ruota il mercato del gas liquefatto. Inoltre, il GNL porta con sé alcuni vantaggi, tra cui la relativa facilità con cui vengono costruite le relative infrastrutture se paragonate al gasdotto, e la possibilità di operare un’enorme diversificazione dei fornitori, cosa che un’infrastruttura fissa come il tubo non permette. Non mancano però gli svantaggi, tra cui il costo elevato. Ancora più importante, è probabile che la domanda di GNL si stabilizzi o addirittura diminuisca nei prossimi anni, di fronte all’aumento della produzione di energia tramite fonti rinnovabili, come auspicato nei piani dell’UE. Molti infatti credono che l’UE raggiungerà presto una capacità di stoccaggio del GNL di molto superiore alla domanda. La contingenza della guerra in Ucraina verrà superata, ma rimarrà una forte dipendenza dal GNL, e dal gas in generale, che potrebbe rivelarsi eccessiva.

In conclusione, il gas naturale rappresenterà nel breve periodo una fonte indispensabile per l’approvvigionamento energetico dell’Unione Europea, ma è destinato a sparire nel lungo periodo, essendo comunque una fonte fossile che dovrà essere sostituita da alternative rinnovabili, sia per diminuire l’impatto ambientale, sia per aumentare l’indipendenza energetica del Vecchio Continente.

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