Euroscettici, un libro di Carlo Muzzi

GianGiacomo Calovini, analista, politico e ricercatore di Geopolitica.info, intervista il Dottor Carlo Muzzi, autore di “Euroscettici”. Il libro, disponibile all’aquisto dal primo maggio 2019, è stato pubblicato da Le Monnier

Euroscettici, un libro di Carlo Muzzi - Geopolitica.info


A) Dottor Muzzi, lei è l’autore di un interessante libro intitolato “euroscettici”. Da dove nasce questo progetto?

Nasce all’interno di un progetto più ampio e di un lavoro sul populismo europeo che ho iniziato qualche anno fa. Quando si è presentata la possibilità di incontrare i protagonisti dell’euroscetticismo europeo, l’editore, la Mondadori Education che ha anche il marchio Le Monnier, ha spinto perché mettessi momentaneamente da parte il progetto originario e mi concentrassi su questo volume. In realtà le due cose sono strettamente interconnesse ma è chiaro che questo volume è molto politico, nel senso che sono gli attori a parlare in prima persona.

B) Le elezioni europee dello scorso maggio non hanno evidenziato una deriva populista europea ma la frammentazione e la difficoltà dei partiti tradizionali è sempre più evidente. Che scenario ci si aspetta?

Sicuramente siamo in una fase molto interessante per la politica europea. In realtà lo è sempre visto che al di là dei partiti cosiddetti tradizionali, che però sono sempre più appannati, in tutto il Continente si assiste ciclicamente alla nascita di nuovi movimenti politici che prendono il posto di altri anche al Parlamento europeo. Da un punto di vista politico nell’immediato il gruppo guidato da Salvini e Le Pen, Identità e democrazia, è destinato a livello europeo all’irrilevanza: non toccheranno i dossier più importanti. Si sono messi all’opposizione al Parlamento europeo. Questo nonostante ed è ben ricordarlo al Parlamento Ue, non si ragioni solo in termini di maggioranza ma di consenso ampio. Differente potrebbe essere il ruolo dei conservatori anche se il partito guida ovvero i polacchi di PiS che sono anche al governo in Polonia hanno grossi problemi con Bruxelles per il mancato rispetto della rule of law alla luce della recente legge di riforma della giustizia. Credo dunque che nel breve medio periodo a dare le carte saranno i liberali guidati da Macron, i socialisti e i popolari nonostante una Merkel calante. Anche a livello di Consiglio europeo, dove siedono i capi di Stato e di governo l’equilibrio di potenza è sbilanciato sulle forze europeiste: la Scandinavia è passata in meno di un anno al centrosinistra, i liberali governano in Francia, la Germania  è guidata da Cristiano democratici e Spd. Gli euroscettici sono relegati in Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e di fatto in Italia: Stati laterali e uno Stato fondatore che dovrà valutare bene i compagni di strada dei prossimi anni per non autoescludersi dai tavoli che contano.

C) Nel suo libro c’è un interessare intervista a Nigel Farage leader dello UKIP. Definisce Boris Johnson “sincero e genuino” nella sua politica per la Brexit. La sua nomina a Primo Ministro è un trionfo degli euroscettici?

Sicuramente lo è. Ho spesso avuto l’impressione che Boris Johnson abbia inizialmente scelto di schierarsi per il Leave per una questione d’opportunità, per coprire politicamente una delle anime del Partito conservatore. Per altro l’euroscetticismo ha alcune delle sue radici più profonde proprio nel Regno Unito che già nel 1975 ha votato un referendum per aderire a quella che era al tempo la Comunità europea. In ogni caso il dibattito tra euroscettici convinti e tiepidi europeisti ha sempre caratterizzato la politica britannica. Johnson rappresenta oggi quella parte profondamente euroscettica del Partito conservatore che si è ulteriormente radicalizzata quando si è vista superata su queste posizioni da Nigel Farage primo con lo Ukip e successivamente con il Brexit Party, che alle ultime elezioni europee ha eletto la pattuglia più numerosa di eurodeputati. Quindi l’arrivo a Downing Street di BoJo è sicuramente la più grande vittoria di Farage perché è riuscito a influenzare profondamente anche i Tories. In fondo mutatis mutandis è la stessa cosa che si potrebbe dire per ciò che è accaduto recentemente in Danimarca dove la vittoria di Mette Frederiksen e dei socialdemocratici in fondo è una vittoria dei popolisti del Dansk Folkeparti visto che la Frederiksen ha vinto utilizzando il programma sull’immigrazione del DF ma partendo da una posizione più credibile che l’ha vista essere premiata alle urne. La vittoria di euroscettici e populisti non sempre si traduce nell’ingresso al governo ma nella capacità o meno di influenzare le politiche.

D) Nel suo viaggio ha incontrato dai finlandesi ai greci, dagli spagnoli agli ungheresi. Esiste un progetto euroscettico europeo?

Aldilà dell’esistenza di un euroscetticismo di destra e uno di sinistra inconciliabili, esistono tanti progetti nazionali. Per questo motivo gli euroscettici non sono riusciti a formare un unico gruppo parlamentare al Parlamento europeo. La cosa che accomuna tutti gli euroscettici è ovviamente l’intenzione di cambiare l’Unione europea, ma gli intenti comuni finiscono sul confine nazionale, ovvero ogni movimento tendenzialmente poi si muove esclusivamente in una scena politica nazionale non ha un portato sovranazionale che può definirsi comune con gli altri movimenti. Lo si è visto già in più occasioni: l’Fpoe austriaco che proponeva il doppio passaporto ai sudtirolesi italiani, facendo infuriare la Lega al governo nonostante i due movimenti siano alleati a Strasburgo; oppure le critiche di Alice Weidel, capogruppo al Bundestag di Afd che ha contestato più volte le richieste in Europa del governo gialloverde sui conti. Per non parlare di Orbàn, considerato da tutti gli euroscettici un punto di riferimento, che non è mai andato in soccorso, a livello europeo, degli “amici” italiani. Vi è poi un aspetto molto più delicato e non immediato ma che è determinante nel rendere impossibile un unico progetto euroscettico europeo: la posizione dei vari movimenti nei confronti di Washington e Mosca: ad esempio i polacchi di Diritto e Giustizia il partito di Kaczynski si è sempre rifiutato di aver rapporti stretti con il Front National (ora Rassemblement National) di Marine Le Pen per i suoi legami con Putin.

E) il suo progetto con questo libro termina o è solo l’inizio?

Sto lavorando ad una storia dei partiti populisti europei che sarà pubblicato sempre da Le Monnier. Spero possa arrivare in libreria nella seconda parte del 2021. E’ un lavoro complesso ed estremamente lungo.