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11-16 giugno: il vertice NATO propone all’Iran un ramoscello d’ulivo? Le voci della stampa persiana mentre la Marina si avventura nell’Atlantico

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I colloqui a Vienna non provocano clamori dopo la chiusura del summit NATO a Bruxelles. I riferimenti all’Iran, nello Statement pubblicato lo scorso lunedì 14, cominciano al punto 52 (su 79), che riguarda anche la Siria e le preoccupazioni sulle sue attività missilistiche – compresa la possibilità che queste colpiscano la Turchia.

L’Alleanza si definisce “committed to ensuring that Iran will never develop a nuclear weapon”, frase inconsistente dato che concorda con le posizioni di tutte le parti, compresa quella persiana che ha sempre asserito di perseguire scopi esclusivamente pacifici, e “welcome the substantive discussions…to accomplish a mutual return to compliance with the JCPoA by the United States and Iran”.

Ecco il punto, seguito da una positiva considerazione su come l’obiettivo di rinstaurare i “benefits” della non-proliferazione e della natura esclusivamente pacifica del programma nucleare persiano. Lo statement definisce “vital” che l’Iran continui a dare spazio alle negoziazioni evitando ulteriori “escalations”. Avendo questo in mente, spostiamoci dall’altra parte e leggiamo cosa la stampa persiana ci propone.

I periodici iraniani affrontano la questione delle negoziazioni (e dello stato generale del Paese) dando ai risultati del Summit NATO poca rilevanza, data la prossimità delle elezioni. Viene riportata una dichiarazione in inglese del Portavoce del Ministero degli Affari Esteri Saeed Khatibzadeh che invita NATO e G7 a rispettare l’Ordinamento internazionale e a non confondere “vittima e carnefice”. Un riferimento alla narrativa della “vittima e carnefice” viene anche sviluppato, non in relazione al Summit NATO, in lingua persiana e con maggiore elaborazione da parte del Presidente uscente Rouhani in una riunione governativa svoltasi mercoledì scorso e riportata il 16 giugno su IRNA. Il riferimento è alla guerra ’80-’88, elemento importantissimo nella costruzione identitaria dell’Iran rivoluzionario. La جنگتحمیلی (Guerra imposta) viene evocata proprio a definizione dell’Iran quale vittima di una postura internazionale iniqua, dovuta evidentemente al mancato rispetto del JCPOA da parte degli Stati Uniti.  Il collegamento fatto da Rouhani alla guerra è quello di attribuire l’ingiustizia della condizione del Paese di oggi a quella di ieri. 

Cosa può suggerire il contenuto della dichiarazione di Rouhani, che fa continuo riferimento alla postura statunitense come risultato delle politiche di Trump? Certamente suggerisce una via d’uscita. Trapela dallo stile comunicativo e dalla scelta lessicale un desiderio di accelerare le risultanze del processo di riavvicinamento di Vienna. Il Presidente uscente fa poi riferimenti ad “un funzionario svizzero” il quale avrebbe comunicato la non opposizione del Presidente Biden all’uso di un canale finanziario garantito da Berna al fine di garantire la commerciabilità fi beni alimentari e farmaci. Alimenti e farmaci erano categorie in realtà da sempre escluse dall’apparato sanzionatorio statunitense, e tuttavia colpiti dallo stesso a causa dell’impossibilità di garantire qualsiasi tipo di transazione economica con l’Iran. 

Le mosse distensive statunitensi si erano anche materializzate, nei giorni scorsi, attraverso il ritiro delle sanzioni nei confronti di taluni specifici soggetti di nazionalità iraniana, mossa comunque bollata dall’Amministrazione americana come “non correlata” alle negoziazioni in corso.

Quale che sia la realtà, è chiaro che a voler prendere tempo sono i conservatori e gli apparati vicini alla Guida Suprema: attendono la proclamazione del nome del Presidente entrante che avverrà questo fine settimana per aumentare il peso negoziale. Allo stesso modo vanno lette le manovre della Marina iraniana, che ha preso la via dell’Atlantico con la Makran ed una nave logistica. L’avventura inizia due settimane dopo l’incidente della rifornitrice Kharg, sulla quale si era sviluppato un incendio mentre navigava nello stretto di Hormuz. Si sospetta che la Makran si stia dirigendo verso il Venezuela. L’intelligence israeliana ha anche riportato, nelle scorse settimane, che due aerei Cargo iraniani hanno compiuto due voli da e per Damasco. 

Questi episodi costituiscono una comunicazione chiara, che potrebbe essere diretta tanto verso l’esterno quanto verso l’interno del Paese, ed essere diretta tanto agli Stati Uniti quanto ai Guardiani: all’accordo si addiverrà, sarà simile a quello del 2015 ma a gestirlo sarà la parte del Paese opposta a quella per la quale era stata concepito. 

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