103 ammiragli, Montreaux, gli eurasisti, l’estrema destra: la via è segnata per il Governo turco

Il ritiro dalla Convenzione del Consiglio d’Europa sulla violenza di genere, firmata proprio a Istanbul e già usata dal Governo turco come bandiera di una sua certa moderazione, e la (respinta) richiesta elevata alla Corte Costituzionali di sciogliere il Partito Democratico dei Popoli di sinistra libertaria dimostrano come il Partito della Giustizia e dello Sviluppo abbia bisogno del vitale appoggio del Partito del Movimento Nazionalista, di estrema destra.

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Il calo dei consensi dell’AKP è evidente e dovuto alle pessime condizioni dell’economia turca, da taluni considerate diretta conseguenza delle riforme costituzionali del 2017 che hanno ridimensionato la divisione dei poteri dello Stato turco. La posizione assunta oggi 4 aprile 2021 da 103 Ammiragli turchi in quiescenza sull’apparentemente lontana questione della Convenzione di Montreaux del 1936 e su alcuni progetti finanziari di ampio respiro aiuta molto nel comprendere cosa stia accadendo ad Ankara.

Dove siamo?

103 Ammiragli in pensione hanno rilasciato una dichiarazione sui loro timori legati ad un “vociferato” ritiro della Turchia dalla Convenzione di Montreaux, dovuto alla possibile futura apertura del “Canale Istanbul” al quale non si vorrebbe si applicasse la Convenzione stessa, che garantisce in tempo di pace la gratuita navigabilità fra il Mar Nero ed il Mar di Marmara. Se realizzato, il Canale costituirà una faraonica opera parallela al Bosforo, volta a permettere un maggiore e più rapido passaggio delle navi commerciali, sgravando il Bosforo stesso. Foriero, nei progetti, di importanti revenues per lo Stato turco (diritti di passaggio), sarebbe anche destinatario di importantissimi investimenti internazionali e fortemente voluto dal Partito di Governo: indipendentemente dal valore economico, è importante perché è una bandiera della “nuova Turchia” che dovrebbe perfezionarsi a partire dalla fatidica data del Centenario della Repubblica, il 2023.

Le perplessità mostrate dagli Ammiragli (una vera e propria opposizione) riguardano proprio il fatto che il “dazio” sarebbe esigibile dal Governo turco probabilmente solo presupposto il ritiro dalla Convenzione stessa. La loro dichiarazione si articola su 4 punti fondamentali:

  • Il Bosforo è uno dei corsi d’acqua più importanti del mondo e Montreux e protegge al meglio i diritti della Turchia – viene fatto riferimento alla Convenzione come un completamento del Trattato di Losanna equesto è molto importante (nota 1);
  • Montreux è il documento che garantisce la sicurezza del Mar Nero (letteralmente nel testo: “è l’accordo che rende il Mar Nero un mare di pace”. Montreux è una Convenzione che impedisce alla Turchia di entrare inavvertitamente in una qualsiasi guerra al fianco di una delle parti in conflitto – il riferimento al pericolo di un “qualsiasi” conflitto è centrale (nota 2);
  • Montreux permise alla Turchia di mantenere la sua neutralità durante la seconda guerra mondiale (ancora nota 1). 
  • Alcune notizie pubblicate dalla stampa e sui social media sono per i firmatari della dichiarazione fonte di “profonda tristezza” per quelli di loro che hanno dedicato la loro vita alla professione militare – il riferimento è al Canale Istanbul ed alle dichiarazioni in merito alla possibilità che la Turchia receda dalla Convenzione di Montreaux;
  • Le Forze Armate e soprattutto la Marina hanno sperimentato l’attacco della rete terroristica di Fetullah Gulene sono consapevoli della “insidiosità di questa trame”, aggiungendo che “la lezione più importante da trarre” è che è indispensabile che le Forze Armate mantengano meticolosamente i valori fondamentali della Costituzione, che non possono essere nemmeno suscettibili di revisione costituzionale (nota 4).

NOTA 1: RIFERIMENTI A LOSANNA ED ALLA SECONDA GUERRA MONDIALE. Il riferimento a Losanna ed al conflitto è la “firma kemalista” sotto il documento. Non esiste dubbio che sia opera dei cosiddetti Eurasisti, il più famoso dei quali, l’Amm. Gurdeniz, non inventore ma massimo propugnatore della politica della “Patria Blu”, è la firma nr. 63. Essi continuano a professare la fede kemalista e ad opporre fortemente l’appartenenza della Turchia alla NATO. In questo sono opposti alla visione del Presidente Erdogan, il quale però adotta la “Patria Blu” come corollario navale della propria politica estera e militare, considerata anche l’importanza dei giacimenti scoperti attorno a Cipro. Losanna è stato fortemente ed a più riprese criticato dal Presidente Erdogan come un evento nefasto per la Turchia, mentre dai kemalisti è visto come uno dei più importanti successi della politica di Kemal, ed uno dei fondamenti degli orientamenti della Turchia nell’estero vicino, insieme alla mantenuta neutralità durante la guerra. Un riferimento tanto esplicito è quindi una critica nemmeno troppo velata alla visione di politica estera e della generale visione millenaristica e post-kemalista dell’AKP;   

NOTA 2: LA SICUREZZA NEL MAR NERO è un evidente riferimento alla Russia, ma in senso opposto a quello al quale si penserebbe immediatamente. Gli Eurasisti sono infatti contrari alla NATO ma filo-cinesi e filo-russi, e quindi il “rischio di entrare in un conflitto” è probabilmente letto come il rischio di una troppo spinta aderenza alle richieste dell’Alleanza Atlantica a detrimento delle relazioni con la Russia…o, semplicemente, una mera sottolineatura di come imporre diritti di passaggio alla Russia sia per questa un fastidiosissimo affronto. Altro elemento di contrasto con la politica dell’AKP, che vorrebbe invece consolidarsi come alleato insostituibile ed essenziale (e non certo gratuito) di Washington nell’intera area dai Balcani all’Asia Centrale. Verificheremo la solidità di questa interpretazione leggendo domattina i titoli del quotidiano “Aydınlık”, organo di stampa del Partito Vatan (“Patria”), fusione di maoismo e kemalismo, profondamente anti-occidentale al quale gli eurasisti appartengono;

NOTA 4: GULEN E LA COSTITUZIONE vengono invece menzionati in una sorta di precisazione da presentarsi al Governo in carica. Questo vede nel 15 luglio del 2016, giorno in cui fallì il colpo di Stato attribuito a Gulen, la data di partenza effettiva della “nuova Turchia”. Ed è in effetti da questo momento che il potere effettivo della Presidenza della Repubblica può cominciare il suo processo di estensione e consolidamento. Conseguenze del fallito Golpe sono infatti la riforma costituzionale che inaugura il presidenzialismo e i conseguenti atti di epurazione e riforma di tutti gli apparati dello Stato. Bisogna sottolineare come, in quel 15 luglio, la Marina non appoggiò i golpisti. Il rimando a quell’evento e la sua condanna sono quindi un’evidente presa di distanze dai precedenti colpi di Stato e dalla funzione politica svolta in passato dalle Forze Armate turche attraverso il Consiglio di Sicurezza Nazionale, al fine di non essere fraintesi: gli Ammiragli non vogliono passare per golpisti. Il riferimento alle parti immodificabili della Costituzione è invece al Preambolo della stessa ed ai primi 4 articoli, che stabiliscono come il nazionalismo, il populismo ed il laicismo di Ataturk non possano essere oggetto di riforma costituzionale.

Il Governo nella sua interezza ha tuttavia reagito con forza ed immediatezza ed accusato gli Ammiragli proprio di situarsi nella scia del golpe, quindi di voler suscitare un ulteriore colpo di Stato, ed i rimandi al 15 luglio sono continui. L’esplicita condanna del Colpo di Stato non ha quindi sortito effetto: il Portavoce presidenziale, il Vicepresidente, il Ministro della Difesa (con dichiarazioni dei Comandanti Generali di Gendarmeria e Guardia Costiera), quello delle Comunicazioni, quello dell’Interno, il Vice-Segretario dell’AKP ed il leader del Partito del Movimento Nazionalista si sono espressi accusando apertamente gli autori del comunicato di essere neo-golpisti, appartenenti quindi a quella “vecchia Turchia” che il Governo in carica esiste appunto per abbattere.

Bisogna riconoscere che il comunicato si presta facilmente a critiche simili:

  • È scritto con uno stile e con contenuti davvero simili a quelli che, in passato, venivano emanati dal Consiglio di Sicurezza Nazionale e seguiti da interventi delle Forze Armate,
  • Assume una perentorietà che è di difficile digestione da parte del sistema politico ed amministrativo turco dopo le riforme del 2017.

E’ un documento potenzialmente molto pericoloso per i suoi autori. A pronunciare le più aspre parole di critica e condanna nei confronti del comunicato degli Ammiragli è stato però il leader del Movimento di Azione Nazionalista (MHP), Devlet Bahceli, persona dalla quale il Presidente Erdogan dipende in maniera sempre più evidente per la sopravvivenza del suo governo. Più che l’effettivo peso elettorale, è il potere reale dell’MHP, la sua struttura, la sua sfera d’influenza e ciò che rappresenta (in geopolitica si direbbe: la potenza) ad essere necessari per garantire vita al Governo. Bahceli ha dimostrato di essere capace di offrire sempre ad Erdogan l’ancora di salvezza nelle più disperate condizioni, offrendo aiuto a caro prezzo, in particolare pretendendo:

  • La fine di un processo di riappacificazione totale ed effettivo con l’etnia kurda (l’AKP non ha in sé un DNA tanto nazionalista, e considera il razzismo come anti-islamico),
  • Il ritiro dalla Convenzione di Istanbul, cosa probabilmente anche gradita dalla parte dell’AKP ideologicamente più conservatrice ma pericolosa in questo momento storico nel quale la Turchia non deve attrarre accuse di estremismo,
  • La strutturazione di una politica verso i Paesi arabi che presenti comunque la supremazia dell’elemento turco.

Potrà presto valutarsi quali saranno le conseguenze della dichiarazione degli Ammiragli. Se si è trattato di mera, imprudente e goffa esternazione, questi verranno facilmente processati e probabilmente privati di titoli, onoreficenze e pensione. Se invece la lettera si dimostrerà essere stata ispirata, magari da Mosca, per inviare un segnale, seguiranno altri fatti che andranno monitorarli. E bisognerà vedere come l’MHP reagirà e come muoverà le sue pedine in Patria ed all’estero, soprattutto in Asia Centrale.