Marco Cochi
PALESTINA - Una pace fragile
Gli incidenti scoppiati lunedì mattina sulla Spianata della moschea di Al-Aqsa hanno offuscato le celebrazioni della “Giornata di Gerusalemme”, in cui Israele celebra quella che definisce la “riunificazione” delle zone Ovest (ebraica) ed Est (araba) della città, avvenuta al termine della Guerra dei Sei Giorni nel 1967. Una riunificazione che i palestinesi e l'intera comunità internazionale delle Nazioni Unite considerano invece un’occupazione militare. Gli scontri tra poliziotti israeliani e dimostranti palestinesi e le iniziative, da molti ritenute provocatorie, degli estremisti di destra ebrei, hanno confermato che la questione potrebbe far esplodere, in qualsiasi momento, una nuova escalation di violenze. La costruzione del muro che sta separando Gerusalemme Est dal resto della Cisgiordania contribuisce ad infiammare gli animi mentre la comunità internazionale non appare in grado di trovare una soluzione accettabile per entrambe le parti.
Con l'avvicinarsi del ritiro israeliano da Gaza, nel quadro del “piano di disimpegno” del premier Ariel Sharon, si sono moltiplicate le iniziative delle organizzazioni ebraiche ultranazionaliste che tentano di compensare la “perdita” di Gaza con risultati “territoriali” nei pressi di al Aqsa, il cuore sacro della città, là dove, secondo la tradizione, sorgeva il Tempio di Salomone e poi quello di Erode.
L’ultima manifestazione della destra ortodossa è avvenuta proprio in occasione dell’anniversario della riunificazione di Gerusalemme. Quando la polizia israeliana ha impedito ad alcune decine di persone appartenenti a un gruppo denominato dei ‘Fedeli del Monte del Tempio’ (come gli ebrei chiamano la Spianata di Al-Aqsa), di accedere alla Spianata delle Moschee. I Fedeli del Monte del Tempio chiedono la ricostruzione del terzo Tempio ebraico sulla Spianata e diverse volte nel corso dell’anno, in occasione di ricorrenze religiose o con altri pretesti, hanno cercato di entrare nel sito ma sono stati ogni volta respinti dalla polizia per prevenire uno scoppio di violenze con i fedeli musulmani. Secondo il giornalista israeliano Meir Margalit, la recente decisione del comune di Gerusalemme (e forse del governo Sharon) di ordinare la demolizione di 88 abitazioni costruite dai palestinesi senza permesso nel quartiere di Silwan per fare posto ad un “parco nazionale” sarebbe da leggersi come un “risarcimento politico” alla destra. I palestinesi replicano che in quella stessa zona da tempo cercano di penetrare gruppi di coloni israeliani intenzionati a ricreare quella che fu la cittadella di Re Davide.
In ogni caso Gerusalemme - capitale "unita e sacra" per gli israeliani e quanto sede centrale del futuro Stato di Palestina per gli arabi - si sta riproponendo come uno dei nodi più difficili da sciogliere in prospettiva di un accordo di pace tra le due parti. Il controllo dei suoi luoghi santi si è rivelato una delle cause del fallimento dei negoziati di Camp David (luglio 2000) promossi dallo scomparso rais Yasser Arafat, dall'ex premier israeliano Ehud Barak e dall'ex presidente americano Bill Clinton. Gerusalemme non è contesa per la sua importanza strategica ma per il suo carattere religioso che ne ha fatto la città santa per le tre fedi monoteistiche: terra promessa per gli ebrei, teatro della missione di Gesù Cristo e punto di inizio dell'ascesa notturna di Maometto verso Allah. Il muro di contenimento, sul lato occidentale di Al-Aqsa, risale al tempo di Erode il grande. Questo tratto, salvatosi dalla forza distruttrice dell'imperatore romano Tito nel 70 d.C., è tutto ciò che rimane visibile del Tempio e viene chiamato dagli ebrei “Muro del Pianto”. Per i musulmani invece è parte del Haram ash-Sharif, (il Nobile Recinto), dove sorge la cupola d'oro della moschea. Alla fine del Secondo Conflitto Mondiale i britannici prima e l'Onu poi compresero pienamente che ebrei e palestinesi avevano posizioni inconciliabili sulla città. Il Comitato speciale delle Nazioni Unite sulla Palestina (Unscop) nel 1947 perciò ne propose l'internazionalizzazione. Gerusalemme e i suoi dintorni sarebbero stati costituiti in un corpus separatum, amministrato direttamente dal Palazzo di Vetro. Dopo la prima guerra arabo-israeliana (1948-49), venne invece divisa in due da un muro: la parte occidentale ricadde sotto la sovranità dello Stato ebraico, mentre la parte orientale, comprensiva della città vecchia, sotto la Giordania. La situazione sarebbe cambiata ancora il 7 giugno del 1967, durante la Guerra dei Sei Giorni, quando le truppe israeliane occuparono la zona Est che venne, unilateralmente, annessa allo Stato ebraico. Tredici anni dopo, il 30 luglio 1980, la Knesset avrebbe promulgato una legge di rango costituzionale che la proclamava “Gerusalemme unita” come capitale dello Stato ebraico in violazione della legalità internazionale (né l'Onu né alcuno stato la riconoscono come capitale legale di Israele).
Secondo qualcuno i negoziati dell’estate 2000 sono naufragati proprio a causa di tale questione. Arafat chiedeva il rispetto delle risoluzioni dell'Onu e quindi il riconoscimento della zona Est (inclusi i quartieri cristiano, islamico e armeno della città vecchia) quale futura capitale dello Stato di Palestina. Ehud Barak accettò, fatto inedito per un premier israeliano, la divisione della Città Santa ma riconobbe la sovranità araba solamente per i quartieri situati a nord-est e sud-est di Gerusalemme e, di fatto, indicò nel vicino villaggio di Abu Dis la capitale dello Stato palestinese. Il principale punto di attrito si rivelò tuttavia la sovranità sulla Spianata delle moschee. I negoziati fallirono, aprendo la strada, due mesi dopo, all'inizio della seconda Intifada. A nulla sarebbero valse le trattative che le due parti avrebbero avviato all'inizio del 2001 a Taba, nel Sinai.
(8 giugno 2005)