IRAQ - Il nucleare scomparso

Una delle principali accuse che sono state rivolte all’Iraq e che hanno portato all’attuale guerra è quella famosa di detenzione di armi atomiche e nucleari: le cosiddette armi di distruzione di massa. Queste fantomatiche armi, capaci di portare a termine un attacco distruttivo nel tempo di soli 45 minuti, non sono però mai state trovate, anzi, la loro esistenza in Iraq è stata ormai negata dalle numerose ricerche compiute da diverse commissioni internazionali. Fatto sta che l’argomento “nucleare” non passa mai di moda e le informazioni che ci arrivano dall’Aiea (agenzia internazionale dell’energia atomica) o da qualche nucleo dei servizi segreti statunitensi, ci fanno sempre stare, ovviamente, sulla frequenza della paura e del pericolo imminente.

Dopo più di un anno e mezzo di guerra in Iraq, il direttore dell’Aiea, Mohammed el Baradei, ha affermato che delle apparecchiature nucleari sarebbero scomparse dal paese arabo al momento dell’attacco americano. Secondo El Baradei questo materiale si doveva trovare all’interno di alcuni edifici che, sempre secondo l’Aiea, venivano utilizzati da Saddam Hussein per portare avanti alcuni programmi nucleari. In realtà all’interno di questi edifici non venne trovato nulla e le immagini satellitari che testimoniano la distruzione di questi palazzi, mostrano solo ciò che accadde all’esterno e non all’interno. L’accusa del direttore dell’Aiea è che quindi questo materiale è scomparso e che adesso possa servire per produrre armi atomiche.

Nonostante nessun ritrovamento e nonostante le varie smentite, si continua quindi ad accusare l’Iraq di avere materiali nucleari potenzialmente utilizzabili per produrre armi di distruzione e inoltre, con la scusa della scomparsa di questo materiale, si arriverà probabilmente ad accusare qualche altro paese “scomodo” di essersene impossessato. Tra i cosiddetti “paesi canaglia” nominati dall’amministrazione statunitense troviamo al primo posto l’Iran. La vecchia Persia è oggi il primo bersaglio delle accuse internazionali di proliferazione nucleare ed è, probabilmente, il prossimo bersaglio di un eventuale ed ulteriore attacco militare nord-americano. Ogni giorno Teheran si trova a dover rispondere alle accuse di proliferazione nucleare che le vengono mosse da occidente ed ogni volta sembra esserci una scusa per poter giudicare qualsiasi operazione compiuta dalla Repubblica islamica dell’Iran.

Proprio per tutelarsi da questa pesante situazione il Ministro degli Esteri iraniano, Kamal Kharrazi, si è rivolto all’Europa in cerca di una logica collaborazione. Questo è il messaggio che ha lanciato: “E’ arrivato il momento che l’Europa faccia un passo avanti e proponga che il nostro legittimo diritto per l’uso completo di energia nucleare sia riconosciuto in cambio di garanzie che il nostro programma non sia diretto verso la proliferazione”. In poche parole il Ministro iraniano rivendica il diritto del proprio paese ad arricchire l’uranio per scopi civili dando in cambio le giuste garanzie di non produrre armi nucleari. Un tentativo di dare spazio al dialogo, di trovare accordi attraverso il ragionamento, di collaborare efficacemente al fine di trovare le migliori risoluzioni.

Il messaggio di Kharrazi vuole e deve anche dare una forte spinta all’Europa, chiamata a dare un suo forte contributo nelle controversie internazionali; chiamata a mediare con forza e con coraggio, conscia della propria storia e del proprio ruolo, senza doversi chinare continuamente agli ordini impartiti dalla potenza statunitense.

L’Iraq oggi sta gravemente subendo i danni derivatigli dalle accuse di possessione di materiale nucleare, l’Iran domani potrebbe trovarsi nella medesima grave situazione, nel frattempo i principali accusatori, Usa e Israele, sono davvero in possesso di potenti arsenali atomici e l’Europa resta a guardare strizzando l’occhiolino al più forte.

Herman Bashiron
(18 ottobre 2004)

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