Herman Bashiron
LIBANO - Un segnale per il futuro
Il neo Primo Ministro libanese, Omar Karami, ha recentemente dato vita alla nuova formazione di governo, della quale fanno parte 30 membri. La necessità di formare un nuovo gabinetto di governo è dovuta alle dimissioni dell’ex Primo Ministro Rafiq Hariri, il quale ha deciso di lasciare l’incarico dopo più di dodici anni passati alla guida del Libano. In seguito alle dimissioni di Hariri il Presidente filo-siriano Emile Lahoud ha affidato a Karami il compito di ricomporre il governo libanese e proprio pochi giorni fa il portavoce presidenziale ha reso noti i nomi dei nuovi Ministri.
Nella nuova formazione vi sono diversi nomi di persone da sempre “vicine” alla Siria. Tra i più importanti troviamo il nome di Sulayman Franjiyah, ex ministro della Salute passato ora agli Interni, noto per avere una lunga amicizia con il Presidente siriano Bashar al-Assad e per essere quindi un fedele alleato della vicina Siria. Il ministero della Difesa è stato affidato ad Abd al-Rahim Murad, quello degli Esteri a Mahmud Hamud, alle Finanze troviamo l’economista Elias Saba. Una delle più importanti novità di questo gabinetto è che vi sono presenti, per la prima volta nella storia dei governi libanesi, due donne. Wafaa Hamza è stata nominata Segretario di Stato e Layla Solh, figlia di Riad Solh, primo ministro libanese nel 1943, e zia del Principe miliardario saudita Walid bin Talal, ha preso in affidamento il ministero dell’Industria.
Il Libano in questo determinato momento sta vivendo una situazione di forti polemiche dovute alla questione del ruolo della Siria all’interno della sua vita politica. Una recente risoluzione delle Nazioni Unite ha infatti richiesto alla Siria di ritirare le proprie truppe stanziate in territorio libanese. Da tempo la Siria e il Libano mantengono un rapporto di fratellanza e, anche se una parte della popolazione non vuole i soldati siriani in Libano, la maggioranza dei libanesi guarda alla Siria come ad una grande madre. La nuova formazione di governo afferma ancora di più questo rapporto e la comunità d’intenti dei due paesi. Karami, nel comporre questo nuovo gabinetto, ha dovuto scavalcare totalmente le pressioni internazionali che hanno più volte ripetuto alla Siria di non intervenire negli affari interni del Libano, ed ha voluto dimostrare ancora una volta come siano vicine le due amministrazioni. In realtà il governo da poco formato avrà vita breve e servirà solo come transizione fino al prossimo maggio, mese in cui si terranno le elezioni amministrative che dovrebbero portare alla formazione di un nuovo gabinetto.
La Costituzione libanese prevede che ogni governo sia rappresentato da un 50 per cento di cristiani, un 50 per cento di musulmani e da un primo ministro sunnita. La linea di amicizia con la Siria che Karami è riuscito a far prevalere non sarà certo vista di buon occhio da parte della comunità internazionale e soprattutto da parte degli Stati Uniti. Lo dimostrano ad esempio le parole che Colin Powell, Segretario di Stato Usa, ha pronunciato qualche giorno prima della rivelazione del nuovo gabinetto libanese, che si riferivano all’operato di Karami: “ancora una volta viene dimostrato che la Siria sta giocando un ruolo inappropriato nella vita politica e sociale del popolo libanese”.
Il nuovo governo libanese si deve aspettare quindi numerosi attacchi ed insieme alla Siria dovrà affrontare: il Congresso americano, diversi membri del quale hanno già richiesto di forzare i tempi del ritiro dei soldati siriani; il Fondo Monetario Internazionale, che ha già tacciato di “vulnerabilità” il sistema economico libanese; ed in ultimo l’amministrazione di Washington, che ha già imposto delle sanzioni alla Siria e che continuerà ad inseguire i diversi interessi che mira nell’area vicino-orientale.
(3 novembre 2004)