ISRAELE - Il conflitto israelo-palestinese varca i confini della Terra Santa

Che l’eterna lotta di Terra Santa avesse varcato i suoi angusti confini geografici già si sapeva da tempo, ma stavolta si rischia di essere arrivati al classico punto di non ritorno.

Dopo l’uccisione degli atleti israeliani a Monaco nel settembre del 1972 ed il sequestro della nave da crociera Achille Lauro con l’omicidio del cittadino americano Leon Klinghoffer nell’ottobre del 1985, le strategie di guerriglia palestinesi si sono concentrate all’interno dei territori occupati e nello stato d’Israele.

Oggi le milizie islamiche, con Hamas in prima linea, minacciano invece di esportare l’attacco al cuore del sionismo in giro per il mondo, inasprendo quella spirale di violenza fino ad ora circoscritta, almeno nella sua manifestazione più sanguinaria, solo al Medio Oriente.

Tutto questo in risposta dell’assassinio mirato del più alto rappresentante militare di Hamas in Siria, Izzedine Khalil. A quanto si è potuto apprendere dai maggiori organi di stampa israeliani ed islamici, il Mossad ha organizzato il tutto con l’intento di proseguire quella caccia ai vertici di Hamas che sembrava aver avuto il suo apice con gli assassini dello sceicco Yassin e del pediatra Rantissi.

La novità rilevante dell’ennesimo attacco voluto, sembra proprio direttamente, da Ariel Sharon è che si è varcato il confine del paese della stella di David colpendo nel centro di Damasco. Izzedine Khalil, 42 anni, espulso in Libano nel 1991 e poi emigrato in Siria, è saltato in area con la sua macchina dopo che lo squillo del suo cellulare ha fatto brillare la potente carica di tritolo posizionata sotto lo chassis. Immediatamente si sono levate dalla capitale siriana dure condanne verso il governo Tel Aviv, rimandando al mittente le accuse di terrorismo più volte indirizzate alle organizzazioni paramilitari palestinesi.

La prima considerazione che scaturisce dai tristi fatti del 26 settembre riguarda la politica adottata dal governo israeliano, alla ricerca continua di una legittimazione interna al piano di redistribuzione delle colonie nei territori. Sharon ed i suoi generali hanno scelto di mostrare i muscoli e sembrano aver iniziato una nuova campagna di guerra totale all’establishment politico-terroristico palestinese, così come in passato i loro predecessori hanno condotto in ogni angolo della terra quella contro gli ex gerarchi nazisti.

La pressoché illimitata disponibilità delle risorse economiche, l’avanguardia dei sistemi di spionaggio israeliani ed una mancata politica di contrasto della maggior parte delle nazioni della comunità internazionale lasciano campo libero al primo ministro Sharon.

Stavolta però, considerati i numerosi focolai di guerra che avvampano il Medio Oriente, le organizzazioni clandestine dei palestinesi hanno deciso di rispondere alzando il tiro delle loro azioni, preoccupando non poco tutti i paesi occidentali. Il rischio reale è quello di fomentare l’odio israelo-palestinese ovunque nel mondo, trasformando in teatro di guerriglia qualsiasi paese. Nel comunicato di risposta all’assassinio di Khalil, le brigate Ezzedin Al Kassan hanno infatti così sentenziato: “L’attentato è un crimine condotto dal sionista Mossad. Promettiamo durissima vendetta. Se Israele esporta la guerra all’estero noi saremo costretti a fare altrettanto. Finora abbiamo lasciato che centinaia di migliaia di sionisti si spostassero in tutte le capitali del mondo. Non sarà più così facile”.

Roberto Coramusi
(2 ottobre 2004)

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