Marco Leofrigio
IRAQ - Nella provincia di Bassora si rafforza l’influenza iraniana
L’annuncio è di quelli destinati a far rumore. Il Capo di Stato Maggiore delle forze armate inglesi, il Generale Sir Richard Dannatt, in carica da meno di tre mesi, ha esternato senza giri di parole, il 13 ottobre scorso, il suo pensiero sulla campagna irachena iniziata nel 2003: le truppe britanniche in Iraq devono ritirarsi in tempi brevi. Secondo Dannat dopo un successo iniziale nel conquistare i cuori e le menti della popolazione irachena, la situazione a partire dal 2005 è progressivamente degenerata. «All’accoglienza positiva del primo periodo – ha dichiarato - è ora evidente che le truppe britanniche non sono più ben viste. Un sentimento palesato dai comportamenti, a tutti i livelli, degli iracheni». La pianificazione dell’intervento in Iraq sarebbe stata inficiata da eccessivo ottimismo generato dal facile conseguimento della vittoria militare e dall’eccessiva presenza dei soldati britannici che contribuirebbe in maniera determinante ad impedire la distensione del clima politico.
Questo deterioramento nelle province di competenza inglese è confermato dal fatto che le forze inglesi sono state ultimamente prese di mira non solo nelle strade di Bassora, ma anche nei loro accampamenti. I veicoli a blindatura leggera destinati al pattugliamento, in origine previsti per le classiche missioni di peacekeeping, sono stati sostituiti dai cingolati Warrior, armati di un cannoncino da 30mm. Allo stesso modo, costatate le pesanti perdite statunitensi con i mezzi ruotati (si parla di decine di jeep Humvee saltate sulle mine della guerriglia) sono state migliorate le protezioni passive per tutte le Land Rover in dotazione al contingente inglese. Gli interpreti che collaborano con le truppe britanniche si trovano costretti a stazionare ai posti di blocco con il volto coperto, poiché sistematicamente presi di mira dalla guerriglia irachena, alle cui azioni si sommano quelle delle gang criminali locali che sfruttano il caos economico-sociale, alimentando i lucrosi traffici illeciti a cavallo del mal controllato confine iraniano. Senza dimenticare che, come denunciato a più riprese dalle fonti militari ufficiali, le forze di sicurezza irachene della regione di Bassora sono infiltrate e gestite dagli ex-miliziani del noto leader religioso radicale Moqtada al-Sadr.
Nel mese di settembre, il più sanguinoso dal marzo del 2003, sono caduti nove soldati britannici portando il body count a 119 morti, novanta dei quali per hostile action, secondo la classificazione ufficiale del Ministero della Difesa britannica. Per i settemila soldati di Sua Maestà, stanziati nella città di Bassora e nella parte meridionale dell’Iraq, una zona scelta anche per mettere sotto controllo i ricchissimi giacimenti presenti, potrebbe arrivare un’inattesa cartolina per il ritorno a casa. Se lo scenario che vede il ritiro degli inglesi verrà confermato dai fatti, la presenza delle forze occidentali subirà un alleggerimento determinante proprio nell’area dove è più forte l’influenza di Teheran, che vedrà la sua posizione rafforzata nell’Iraq meridionale. Nel caso di una divisione del paese tra curdi, sunniti e sciiti, la regione meridionale potrebbe trasformarsi in una nuova provincia dell’impero persiano del XXI secolo. Appare più verosimile l’ipotesi che l’Iran non aneli ad una spaccatura del Paese, in quanto la creazione di uno stato indipendente nel Kurdistan iracheno potrebbe alimentare simili aspettative tra i curdi-iraniani, bensì preferisca uno scenario di caos gestibile a distanza e con emissari fidati sul posto. Risulta comunque confermata l’analisi secondo cui il regime degli ayatollah sta vedendo crescere il suo peso geopolitico, grazie a una serie di fattori che hanno visto l’eliminazione dei rivali regionali come il regime di Saddam Hussein e il quello dei talebani, a cui occorre aggiungere il recente balzo di prestigio e di immagine di Hezbollah, il suo principale alleato nell’area, a seguito della guerra della scorsa estate contro Israele.
(7 novembre 2006)