Massimiliano Frenza Maxia
IRAN - Il programma spaziale preoccupa l’Occidente
Il 17 agosto l’agenzia Fars ha annunciato a sorpresa che nel giorno dell’anniversario della nascita del dodicesimo imam, la Repubblica Islamica ha lanciato in orbita, utilizzando un razzo vettore denominato Safir (ambasciatore), il suo primo satellite per le telecomunicazioni denominato Omid (speranza). Dalle dichiarazioni di Reza Taghipour, capo del programma spaziale di Teheran, si è appreso che sia il razzo – evoluzione dell’Explorer-1 già testato nel febbraio scorso – che il satellite, sarebbero entrambi frutto della ricerca spaziale iraniana, senza alcun supporto di tecnologie occidentali. Il Presidente della Repubblica Ahmadinejad (nella foto) avrebbe in prima persona assistito al lancio, cui sarebbero seguite le vive congratulazioni dell’Ayatollah Khamenei.
Il giorno successivo, il 18 agosto, a distanza di poche ore dalla notizia, la stessa agenzia ha corretto il tiro affermando che il razzo Safir trasportava solo una copia del satellite e che l’esperimento, perfettamente riuscito, permetterà “in un prossimo futuro” di mettere in orbita il satellite Omid cui seguiranno altri 4 satelliti entro il 2010. Di contro, anonime fonti dei servizi d’informazione di Washington hanno riferito che il lancio sarebbe stato un sostanziale insuccesso (“un’esibizione piuttosto misera” secondo la definizione riportata) dal momento che il razzo non avrebbe raggiunto l’orbita prefissata. Nonostante i sostanziali dubbi su quanto realmente accaduto la Casa Bianca, in una nota diffusa il 17 agosto, ha definito tramite il portavoce Gordon Jonhdroe il lancio del razzo “inquietante”, vista la prospettiva dual use del vettore, potenzialmente utilizzabile anche per ragioni militari. Le preoccupazioni della Casa Bianca sembrano essere condivise anche dal governo israeliano, che starebbe pensando (la notizia è riportata dal sito israeliano d’intelligence Debka) di dotarsi del sistema radar di fabbricazione Usa denominato Fbx-T, capace di estendere la copertura radar dagli attuali 800 km a circa 2000 km, regalando ben più degli attuali 11 minuti di preallarme alle batterie di missile-antimissile Arrow.
La discordanza di notizie e di interpretazioni su quanto accaduto realmente il 17 agosto, dimostrano come sia a Teheran che a Washington sia in atto uno scontro fra falchi e colombe in merito all’approccio alla questione del nucleare iraniano. In questo contesto, già di per se caotico, si inseriscono le politiche neo-imperiali che la Russia, esplicitamente dalla crisi del Caucaso, nei fatti già da oltre due anni, sta portando avanti. Il premier russo Vladimir Putin in un’intervista rilasciata alla Cnn ha affermato che la Russia potrebbe sospendere la collaborazione con l’Occidente sul dossier nucleare iraniano. In buona sostanza il ragionamento di Putin è che se l’Europa e gli Usa hanno intenzione di sospendere la partnership con Mosca e, addirittura, intendono mettersi di traverso rispetto alle legittime (secondo Mosca) aspirazioni russe su Ossezia del Sud e Abkhazia, allora non è più necessaria nemmeno la collaborazione sul nucleare iraniano. Mosca gioca un ruolo decisivo nell’affaire iraniano, in quanto partner tecnologico di Teheran nella costruzione dell’impianto di Bushehr, mediante la società Atomstroiexport. Fino ad oggi la Russia, collaborando in sede Onu con Usa ed Europa, ha ritardato la piena attivazione della centrale allungando sui tempi di consegna del combustibile nucleare. In realtà, secondo fonti anonime dell’Agenzia atomica russa Rosatom, sembrerebbe che i ritardi siano stati fin qui causati più che altro da mancati pagamenti iraniani, ma ora la prospettiva potrebbe cambiare.
Conferme del nuovo atteggiamento russo vengono anche dai colloqui bilaterali Russia - Iran intrattenuti durante il vertice Sco (Shanghai Cooperation Organization) tenutosi in Tagikistan a Dushanbe. Il presidente russo Dmitry Medvedev ha incontrato il suo omologo iraniano Mahmoud Ahmadinejad: durante i colloqui, i due leader avrebbero discusso delle prospettive del programma nucleare iraniano. Secondo le dichiarazioni riportate dalla Reuters, il presidente russo avrebbe ipotizzato la possibilità di continuare il dialogo e la discussione sul nucleare iraniano, senza veti pregiudiziali, poiché (sempre secondo le dichiarazioni attribuite a Medvedev e riferite dalla sua portavoce Natalia Timakova), la Russia non vuole che l’Iran abbia armi atomiche, ma ritiene che la Repubblica Islamica abbia diritto ad un programma nucleare pacifico. Il riavvicinamento tra Mosca e Teheran trova ulteriore conferma nella notizia riportata dal Daily Telegraph secondo cui la Russia starebbe pensando di fornire all’Iran il sofisticato sistema missilistico S-300, capace di consentire alla Repubblica Islamica di rafforzare in modo significativo le proprie difese antiaree. I missili S-300, in grado di “tracciare” oltre 100 obbiettivi diversi alla volta, hanno la capacità di colpire aerei o missili nemici ad oltre 75 miglia di distanza. L’eventuale fornitura di un tale sistema d’arma deve necessariamente far ripensare le ipotesi fatte in questi mesi di un attacco preventivo, da parte israeliana o americana, ai siti nucleari iraniani, certamente ancora sul piatto, ma a costi sicuramente più alti in termini di mezzi e piloti.
(23 settembre 2008)