Marco Cochi
PALESTINA - Elezioni a Gaza, il peso di Hamas
Solo pochi giorni fa Sharon si era dichiarato molto soddisfatto, arrivando a parlare di "svolta storica". Mentre il ministro della difesa Mofaz sta verificando la possibilità di ritirare l'esercito anche da quattro città della Cisgiordania: Ramallah, Tulkarem, Kalkilya e Gerico, che potrebbero presto passare sotto il controllo degli agenti palestinesi. Due buone notizie alle quali si aggiunge un sondaggio condotto dal quotidiano Maariv, per cui sette israeliani su dieci dicono di sentirsi più sicuri di un anno fa. Ecco però il rovescio della medaglia: le prime elezioni municipali organizzate nella striscia di Gaza sono state vinte a maggioranza schiacciante dagli integralisti di Hamas. Per Abu Mazen si profilano giorni di mediazione e compromessi dopo che il 27 gennaio è arrivata la conferma ufficiale per cui il movimento di resistenza palestinese ha vinto le elezioni amministrative nella Striscia di Gaza, dove controllerà almeno sette città su dieci.
Un successo ampio, molto più di quanto non dicano i numeri, già di per sé eloquenti. L'organizzazione radicale palestinese si è aggiudicata 77 dei 118 seggi dei dieci distretti in cui si è votato. Al partito Fatah, del nuovo presidente palestinese Abu Mazen, ne sono andati solo 26. Troppo pochi per non pensare ad un possibile cambiamento nei rapporti di forza tra l'Anp e il più noto dei gruppi palestinesi. Soprattutto alla luce dell'ultimo decreto del governo, firmato personalmente da Abu Ala, che impedisce ai civili palestinesi, e quindi ai gruppi radicali, di portare armi in luogo pubblico. L'esito del voto di giovedì, il primo per le amministrative nella storia di Gaza, riflette dunque l'ampio sostegno di cui Hamas gode nella Striscia, dove finanzia scuole, assistenza sociale e alloggi per la popolazione indigente. Una vittoria tanto più importante perché replica quella meno trionfale ottenuta il 23 dicembre in Cisgiordania. Nel confronto elettorale Fatah si è difesa come ha potuto, per tutti gli altri sono rimaste solo le briciole. Gli indipendenti hanno conquistato 14 seggi, uno solo è andato al Fronte Popolare.
Le urne hanno, dunque, sancito che la decapitazione dei vertici di Hamas che non è riuscita ad alterare il consenso degli elettori nella società di Gaza. Il trionfo di giovedì costringerà Israele e tutti gli altri a leggere in maniera più complessa quello che sta succedendo nella Striscia. E di questo successo non potrà, non tenerne conto Abu Mazen, che pur non prevedendo variazioni significative per il suo esecutivo, è ora conscio che Hamas potrà certamente far valere il proprio peso politico nei frequenti colloqui che il presidente ha avviato con le fazioni armate sin dall'inizio del suo mandato.
Il processo di pace con Israele non potrà prescindere, ora più che mai, dal consenso esplicito del movimento fondato dallo sceicco Yassin che proprio nei giorni scorsi, non a caso, ha chiesto ad Abu Mazen di formare una Autorità diplomatica unificata, con tutte le fazioni politiche palestinesi, incaricata di decidere il futuro dei palestinesi e i rapporti con Israele. Secondo l'analista Khalil Shikaki, del Centro ricerche e studi palestinesi di Ramallah, Hamas nei prossimi mesi "privilegerà il canale politico sulla lotta armata" e, forte della sua accresciuta popolarità, "prenderà parte alle elezioni politiche generali previste a luglio". E' probabile inoltre che i leader islamici continuino a mantere buone relazioni con Abu Mazen, che si sta rivelando nei loro confronti più accomodante dello scomparso Arafat.
Il defunto presidente, aveva sempre fatto in modo da tenere Hamas ai margini del processo decisionale allo scopo di limitarne l'influenza nella società e in diplomazia. Abu Mazen, che ha bisogno della tregua per riannodare la trattativa con Israele, invece appare più incline ad accettare le richieste degli integralisti. Sono molte tuttavia le variabili che giocano contro questo precario equilibrio politico. Al-Fatah, sconfitto e umiliato nelle elezioni, potrebbe reagire irrigidendo la sua posizione nei confronti dei rivali islamici con la conseguenza di far salire la tensione nelle strade palestinesi proprio nel momento in cui si stanno creando le condizioni per la fine delle ostilità con Israele. Resta anche l'incognita del sovracitato accordo per una sospensione degli attacchi contro Israele, a cui ha fatto seguito un decreto firmato da Abu Ala che vieta ai civili palestinesi di portare con sé armi nei luoghi pubblici. Iniziativa presa con il chiaro intento di far rispettare l'ordine e la legge, e di limitare gli attentati contro obiettivi dello Stato ebraico. Decisione, però, che coinvolge in prima persona proprio i gruppi radicali palestinesi (tra cui appunto Hamas), costretti di fatto al disarmo.
Dopo il voto, Hamas accetterà senza discussioni il decreto dell'Anp? Di certo c'è che questo è per ora il momento dei festeggiamenti. Migliaia di sostenitori di Hamas sono scesi in strada in numerose città della Striscia per celebrare il successo. Vessilli e bandiere del movimento fanno bella mostra di sé in mezzo ai cortei. "E' una grande vittoria per la resistenza" ha commentato un altro portavoce del gruppo, Mashir al Masri. "Sembra che la resistenza e i Qassam lanciati abbiano vinto". E' quella stessa resistenza armata con la quale Abu Mazen sta cercando di confrontarsi e alla quale vorrebbe mettere fine. La strada per il disgelo tra Israele e Palestinesi è ancora lunga.
(1 febbraio 2005)