PALESTINA - Yasser Arafat, il padre di un popolo

La kefiah che dal capo gli scendeva sul lato destro del corpo si dice prendesse la forma della Palestina. Difficilmente Yasser Arafat è stato visto senza il suo famoso copricapo, se non mentre saliva sull’elicottero in quell’ultimo viaggio da vivo che lo ha portato in un ospedale alla periferia di Parigi. Quella è stata l’ultima volta che il rais ha salutato il suo popolo, i suoi figli. Dopo una lunga agonia e dopo un valzer di notizie sulle sue condizioni di salute, l’11 novembre del 2004, Arafat è morto, suscitando emozioni, dispiacere e lacrime tra tutti coloro che hanno a cuore la causa palestinese.

La vita di Mohammed Abd al-Rahman Abd al-Raouf Arafat, meglio noto come Yasser Arafat, inizia subito con un mistero. Stando alle sue affermazioni sarebbe nato a Gerusalemme, mentre secondo il certificato di nascita avrebbe visto la prima luce a Il Cairo, nel 1929. Passa la sua giovinezza tra Gaza, città in cui si era rifugiata la famiglia dopo la nakba (la nascita di Israele, letteralmente la “catastrofe”), e Il Cairo, città in cui si laurea nel 1956 in Ingegneria. In quello stesso anno dirige l’Unione degli Studenti Palestinesi ed allo scoppio della crisi di Suez combatte come sottotenente dell’esercito egiziano con le brigate palestinesi. In seguito ad una sempre più vivace attività clandestina a favore della lotta per il suo popolo, Arafat viene ricercato dai servizi segreti israeliani, inoltre incontrerà forti ostacoli con le autorità egiziane e poi, per sfuggire ad un arresto, si trasferirà in Kuwait. E’ lì che, nel 1959, insieme ad altri ribelli, fonda il gruppo “al-Fatah” (la vittoria, la conquista), acronimo letto al contrario di Haraka at-tahrir al-filastini (Movimento di liberazione palestinese).

Da allora la figura di Abu Ammar, il suo nome di battaglia, diviene sempre più importante. Il gruppo di al-Fatah richiama a sé centinaia di giovani palestinesi pronti a lottare per la loro indipendenza. Nel 1967, dopo la sconfitta nella guerra dei sei giorni, il gruppo converge nell’Olp (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) e, di quest’ultima, nel 1969, Arafat ne diviene il Presidente, carica che ha sempre mantenuto. Durante gli anni settanta il suo impegno si concentra nel far conoscere al mondo le richieste della lotta per la Palestina. Celebre è stato nel ’74 il discorso che fece all’Assemblea delle Nazioni Unite. Si presentò al mondo proclamando un discorso di struggente intensità: “Sono venuto qui stringendo in una mano un ramo di ulivo ed il fucile del combattente per la libertà. Fate che il ramo di ulivo non cada dalla mia mano”.

Da quel momento invece la sua patria ha vissuto innumerevoli momenti drammatici. L’occupazione israeliana è diventata sempre più soffocante. Già prima, nel 1970, l'Olp dovette affrontare il tragico “settembre nero” nella lotta intestina con i giordani, poi durante la guerra civile in Libano Arafat dovette spostare la sede dell’Olp da Beirut a Tunisi, per sfuggire ai massacri israeliani. Nel 1987 scoppia la prima Intifada, l’anno dopo proclama lo Stato Indipendente di Palestina, con il nome di Anp (Autorità nazionale palestinese). Nel 1989 il simbolo della lotta per l’indipendenza diventa il primo Presidente di uno Stato che non esiste, lo Stato di Palestina. Gli anni novanta segnano varie tappe nella lunga storia di Arafat: sostiene Saddam Hussein durante la prima guerra del Golfo; comincia una lunghissima serie di strazianti negoziati con il nemico israeliano; ottiene il Premio Nobel per la Pace nel 1994; viene stretto nella morsa di diverse trattative che per la terra di Palestina e per il suo popolo non può accettare, ma i suoi antagonisti gli rinfacciano di essere un ostacolo alla pace. Quella “pace” che lo ha assediato per mesi nella Moqata, il quartier generale di Ramallah in cui Yasser Arafat ha vissuto i suoi ultimi anni di vita.

Nel giorno del suo funerale Arafat è stato salutato prima a Il Cairo dai rappresentanti di oltre cinquanta paesi, e dopo è stato consegnato nelle mani dei suoi figli, nelle mani sofferenti dei palestinesi che hanno dato sepoltura al loro padre nella terra di Ramallah. Non a Gerusalemme, dove avrebbe desiderato, perché Israele lo ha impedito. Non ancora, come dicono i suoi figli, che in suo nome (le Brigate dei martiri di al-Aqsa hanno cambiato la loro sigla in Brigate del martire Yasser Arafat) giurano di continuare la lotta fino alla vittoria. Abu Ammar ha lasciato la sua terra senza che il sogno e la causa di tutta una vita diventasse realtà: la creazione di uno Stato palestinese libero e indipendente; ma la sua esistenza sarà di esempio per tutti coloro che per sempre perseguiranno questo scopo.

Herman Bashiron
(16 novembre 2004)

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