Fabio Belli
NUOVA ZELANDA - Tokelau rifiuta l’indipendenza
Millecinquecento abitanti, seicento votanti registrati, dodici chilometri quadrati di territorio complessivo. Numeri che potrebbero riguardare in Italia l’elezione del sindaco di un comune dalle dimensioni modeste: nei tre atolli di Tokelau, piccola comunità sotto la sovranità della Nuova Zelanda, gli elettori sono stati a chiamati a decidere su un argomento ben più importante, il distacco dal regime coloniale di Wellington e la proclamazione di uno stato indipendente. Avvenute le consultazioni, però, è stato stabilito che le tre isole non costituiranno una nuova nazione: nonostante i pareri favorevoli abbiano prevalso, non è stato raggiunto il quorum necessario per rendere valida la votazione.
A metà strada tra Nuova Zelanda ed Hawaii, le isole Tokelau entrarono a far parte dell’impero britannico nel 1889, per poi passare nell’orbita di Wellington nel 1926. Gli abitanti dei tre atolli hanno sempre potuto godere di un alto livello di autonomia: l’isolamento, inevitabilmente dovuto alla posizione geografica delle isole, ha invece storicamente comportato una forte dipendenza dalla Nuova Zelanda, che con finanziamenti costanti ha sempre provveduto al sostentamento della popolazione isolana. Probabilmente proprio la consapevolezza di quanto siano necessari gli aiuti del governo centrale ha convinto i residenti a non approvare in massa l’autodeterminazione: con un Pil di due milioni di dollari l’anno, difficilmente essi avrebbero potuto provvedere autonomamente ai propri fabbisogni. Nonostante il primo ministro neozelandese Helen Clark avesse promesso di non interrompere il sostegno fornito a Tokelau a prescindere dal risultato del referendum, e sebbene l’indipendenza prevedesse comunque il mantenimento di stretti legami con la Nuova Zelanda, il timore che la nuova situazione fosse foriera di inconvenienti e difficoltà troppo complesse da gestire per una così esigua popolazione ha prevalso sulla proposta del governo autonomo locale di costituire uno stato libero.
Rendere stato indipendente i tre atolli corallini dell’arcipelago dai nomi palesemente esotici (Atafu, Nukunonu e Fakaofo) avrebbe portato di diritto Tokelau ad essere uno degli stati più piccoli del mondo al pari di Monaco e San Marino: senza nemmeno una vera e propria capitale, i tokelauani non possono contare su aeroporti né su un reticolato stradale. Gli scambi interni avvengono prevalentemente per via marittima, così come quelli con la Nuova Zelanda e, di riflesso, con il resto del mondo. Il timore di non poter far fronte in maniera autonoma all’isolamento ha quindi portato gli abitanti di Tokelau a mantenere il legame con la “casa madre”: i sostenitori dell’autonomia locale hanno comunque definito “incoraggianti” i risultati del referendum, rimarcando come i "sì" abbiano costituito la maggioranza dei voti, e non hanno escluso di riproporre la medesima consultazione referendaria tra qualche anno.
(28 febbraio 2006)