Francesco Tortora
THAILANDIA - Un Songkran particolare, sotto lo sguardo dell’Esercito
Si è trattato di un Water Festival un po’ particolare quello di quest’anno in Thailandia, sebbene caratterizzato, come in passato, da manifestazioni di giubilo accompagnate da acqua a catinelle che tutta la popolazione thai si scaraventa addosso con gioia, senso di purificazione ma anche voglia di divertirsi in un clima che spesso si fa anche sensuale, peraltro in una calura monsonica che viaggia regolarmente intorno ai 40-42 gradi all’ombra e col 98% di umidità. L’occasione per condividere una festa collettiva a metà tra religioso e ludico, questa volta ha visto la cornice fuori luogo dell’esercito disposto lungo le strade e le arterie principali delle più grandi città thailandesi. E così, in occasione del Songkran, il Nuovo Anno buddista, quest’anno tutto si è svolto nella sua più tipica tradizione, ma sotto gli occhi vigili dei soldati. D’altro canto il governo non desiderava correre rischi, preannunciati dall’esplosione avvenuta lo scorso 9 aprile proprio nei pressi di un grande mall commerciale a Bangkok. I servizi di intelligence locali ritengono vi possa essere lo zampino delle forze separatiste-islamiche operanti nel sud del Paese.
Alle bombe nella capitale sono seguiti, all’inizio dello scorso febbraio, in coincidenza con il Nuovo Anno lunare, un’altra serie di attacchi nelle zone a maggioranza musulmana.
Gli incidenti, attribuiti ai gruppi islamici, hanno causato la morte di nove persone ed un gran numero di feriti. Il 5 aprile un altro attentato è stato effettuato nei tre cosiddetti “distretti infuocati” (Yala, Narhatiwhat e Pattani) ma, questa volta, ai danni di una moschea. Secondo quanto riferito da fonti di polizia locali, un commando ha fatto irruzione nel luogo di culto gettando una bomba dove erano riuniti circa cento fedeli per la preghiera mattutina. A Yala è ancora in vigore un coprifuoco notturno dopo un attentato il mese scorso ad un pulmino, in cui sono rimasti uccisi otto passeggeri di religione buddhista, tra cui tre donne. Gli aggressori avevano invece risparmiato la vita all'autista di fede islamica. Sul tema, asianews.it ha peraltro chiosato: «Gran parte della popolazione non comprende le ragioni della guerra tra Stato e separatisti islamici. Intanto il governo nemmeno provvede a tutti gli orfani delle vittime. In tre anni di guerriglia ci sono state circa 3198 incursioni nelle tre province meridionali di Yala, Pattani e Narathiwat: 750 compiute dall’esercito, 638 dalla polizia e 1810 da cittadini». Il professor Srisompop Jitpiromsri della facoltà di Scienze politiche dell’università di Pattani spiega che «ci sono stati circa 2088 morti e 3290 feriti: in gran parte cittadini colpiti in casa o mentre tornavano dal lavoro, e spesso la gente si chiede chi sarà la prossima vittima. Ci sono ora oltre tremila orfani e molti hanno problemi economici». Per avere il polso della situazione si tenga anche conto che nella notte del 20 febbraio scorso, nella provincia di Yala presunti ribelli islamici avevano dato fuoco a un grande magazzino di gomma. Oltre 30 autocisterne dei vigili del fuoco hanno lottato per ore prima di domare le fiamme, secondo un dirigente della Southern Land Rubber Co., leader del settore e proprietaria del materiale, si sono conteggiati danni per almeno 400 milioni di bath (circa 10,28 milioni di dollari Usa) e la compagnia potrebbe chiudere, data la ormai crescente violenza e la quasi totale mancanza di sicurezza, licenziando i suoi 500 dipendenti. Quella della gomma è un’industria vitale per le povere province rurali della Thailandia meridionale. La mattina successiva alcuni ignoti hanno ucciso Hamsao Yakariya, insegnante islamico, sparandogli mentre era in motocicletta vicino al suo villaggio Ban Jurae a Tambon Rico, distretto di Sungai Padi.
Gli islamici vogliono una secessione definitiva da Bangkok. Dal gennaio 2004 ci sono state circa duemila vittime, soprattutto civili, in quella che è una vera strategia del terrore. La ribellione è esplosa anche quale conseguenza della politica dura adottata dall’allora premier Thaksin Shinawatra nel sud per stroncare le aspirazioni separatiste. Il governo ha poi inviato l’esercito, attribuendogli poteri speciali con un decreto del luglio 2005. Ma i dati statistici mostrano che da quando l’esercito ha schierato 25 mila uomini nelle tre province (che insieme hanno 1,8 milioni di abitanti) gli attentati sono aumentati. E la legislazione d’emergenza ha favorito, secondo gli osservatori locali, veri e propri abusi di esercito e polizia, mentre il governo non ha compiuto gli effettivi tentativi di trovare una soluzione pacifica ad una questione che si trascina drammaticamente da anni. La violenza è aumentata dopo la presa di potere dei militari nel settembre 2006, finora preoccupati più di consolidare il loro potere politico che della situazione nel sud. Per combattere l’ex premier Thaksin, i militari hanno poi diminuito le strutture di controllo ed hanno persino portato via dal sud le strutture per le intercettazioni radio e telefoniche, per disporne a Bangkok.
Il governo, per bocca del primo ministro Surayud Chulanont, ha stabilito che le prossime elezioni avverranno con i nuovi criteri e non più nel periodo settembre-ottobre 2007, ma solo nel mese di dicembre. Consapevole del malcontento popolare, lo stesso Chulanont aveva contestualmente respinto la richiesta della giunta militare, che pochi giorni prima avrebbe voluto instaurare lo stato d’emergenza almeno a Bangkok per impedire manifestazioni anti-golpe in programma proprio per i primi di marzo. Si spera quindi, che lo spirito del Songkran aleggi leggero e che porti via con sé almeno un pezzo di tali tensioni. La World Intellectual Property Organization (Wipo) proprio a febbraio ha deciso di assegnare il primo Premio per i leader globali della sua storia al re Bhumibol Adulyadej, sovrano della Thailandia, come peraltro confermato anche in sede ufficiale dal Ministero degli Esteri di Bagkok. La Wipo, agenzia delle Nazioni Unite che si occupa delle normative internazionali sulla proprietà intellettuale, ha deciso di premiare il Re Bhumibol per il suo impegno decennale sull’argomento e per aver contribuito, proprio tramite la proprietà intellettuale, a migliorare la vita dei contadini del Paese. Proprio quei contadini, tra i quali l’ex Premier Shinawatra poteva contare su di un appoggio elettorale di non lieve entità. Oltre che in Thailandia il Capodanno buddhista si festeggia anche in Myanmar, Cambogia e Sri Lanka: l’usanza è visitare i parenti, recarsi al tempio e portare offerte di cibo ai monaci, mentre i figli rendono omaggio con numerosi doni ai propri genitori. Nel sottolineare linee di civiltà, cultura, genìa e di popolo, si spera che almeno per pochi giorni lo spirito della Pace conquisti tutti e non solo (esteticamente) i numerosi turisti che giungono in Thailandia dalla vicina Australia, dagli Usa ed un po’ da tutt’Europa, Italia compresa.
(26 aprile 2007)