Roberto Coramusi
AUSTRALIA - L’ennesimo trionfo del conservatore John Howard
“L’Australia è una grande alleata nella guerra contro il terrorismo e John Howard è l’uomo giusto per guidare il suo paese”, ha commentato George W. Bush subito dopo l’ufficializzazione del risultato elettorale australiano favorevole al premier in carica. Uno dei popoli più vicini agli Stati Uniti, per tradizione ed interesse, ha così voluto confermare le scelte di politica economica ed internazionale del governo conservatore giunto alla quarta vittoria consecutiva.
Nulla ha potuto il fronte dell’opposizione guidato dal laburista Mark Latham, nonostante il forte balzo in avanti dei consensi ambientalisti del partito dei Verdi (circa il 7%). L’onda travolgente delle riforme liberali e del benessere diffuso che si è consolidato negli ultimi anni ha travolto le critiche del centro sinistra, il quale non ha rinunciato a caratterizzare la propria campagna elettorale con un netto rifiuto dell’impiego delle truppe australiane in Iraq. Di tutt’altro avviso naturalmente il governo di Howard, intenzionato ad affiancare i marines americani nel golfo a tempo indeterminato e ad intensificare il coinvolgimento dell’Australia nei programmi di difesa antimissili, prima denominati “guerre stellari”.
Per mettere in pratica questi intendimenti, l’elettorato australiano ha consegnato nelle mani dei conservatori un sostegno pressoché illimitato, aumentando la maggioranza di seggi alla camera e garantendogli molto probabilmente anche quella al senato, finora dominato dai laburisti e dai partiti minori. Il controllo della camera alta ha permesso all’ennesimo esecutivo targato Howard di eliminare uno scoglio decisivo per l’approvazione di leggi in favore dell’industria e della deregolamentazione del mondo del lavoro avversate da tutta l’opposizione. L’economia forte del “paese dei canguri” va continuamente sostenuta per permettergli di mantenere standard altissimi, questo anche a discapito di un insieme di diritti vantaggiosi per i lavoratori.
Un altro elemento interessante che emerge da questa tornata elettorale riguarda l’elezione di un senatore alleato del primo ministro e membro dal “partito della famiglia”, una formazione politica sostenuta dalla chiesa pentecostale e quindi fortemente influenzata da venature religiose. I discorsi di Howard sembrano già risentire di tale influenza, destando perplessità negli osservatori internazionali. “L’Australia è una nazione orgogliosa, fiduciosa e unita; una nazione che può ottenere qualsiasi cosa se lo vuole davvero”, così si è espresso profeticamente il neo-vincitore in occasione della presentazione del suo programma elettorale.
Queste elezioni non spostano quindi di un millimetro l’asse geopolitico australiano rispetto all’Oceania e al resto del mondo, ma possono rappresentare un buon viatico per il presidente Bush alla vigilia delle importantissime presidenziali statunitensi che lo vedono impegnato in un testa a testa con il democratico Kerry.
(28 ottobre 2004)