Emanuele Di Girolamo
PRIMO PIANO - Russia e Cina, prove tecniche di intesa globale
Il progressivo avvicinamento diplomatico tra la Russia e la Cina prosegue, senza peraltro suscitare particolari clamori a livello internazionale, come dimostrato dal recente accordo in campo energetico tra i due paesi, i quali condividono circa 4700 km di confini. L’intesa raggiunta prevede in particolare la fornitura di gas siberiano alla Cina (nei prossimi anni circa 80 miliardi di metri cubi all’anno), anche se i protocolli firmati non riguardano per ora la fornitura di petrolio. La rilevanza dell’accordo non va certamente sopravvalutata, ma esso potrebbe costituire parte di un disegno politico di più ampio respiro.
La creazione di centri di potere alternativi all’unica superpotenza potrebbe dunque passare anche attraverso accordi in un settore che nei prossimi anni si rivelerà sempre più importante per gli equilibri mondiali. La Cina guarda infatti con grande interesse alle risorse energetiche della Russia e i due paesi, dopo le intese in campo militare, puntano probabilmente ad assumere un ruolo più incisivo a livello globale nel prossimo futuro.
La Russia di Putin (nella foto assieme a Hu Jintao) vuole sfruttare appieno il suo potenziale energetico per riacquistare una posizione di rilievo nelle relazioni internazionali (per dirla con gli analisti anglosassoni la Russia è a resurgent power) e sta cercando in questa fase anche di impedire la progressiva europeizzazione ed occidentalizzazione dei suoi ex-satelliti, riuscendo ad esempio ad attutire gli effetti della rivoluzione ucraina e a mantenere in piedi il governo autocratico e filo-russo di Alexander Lukashenko in Bielorussia. Un paese decisivo per i disegni strategici di Mosca, visto che passano sul suo territorio molte delle pipelines che riforniscono di gas e petrolio i paesi europei, ed il controllo politico su queste tratte rappresenta un vantaggio decisivo in sede negoziale e diplomatica.
Non a caso la Germania, per evitare un’ eccessiva dipendenza dalle risorse energetiche russe, ha recentemente stipulato un accordo con Putin per la costruzione di oleodotti e gasdotti che attraversino il Baltico, bypassando i tradizionali corridoi est-europei. E d’altra parte, nelle scorse settimane si è avuta una dimostrazione chiara del potere di Mosca di “chiudere i rubinetti”, quando le circostanze politiche lo richiedono. La Cina di Hu-Jintao, d’altro canto, vuole assicurarsi la sicurezza degli approvvigionamenti energetici, fondamentali per lo sviluppo economico e industriale dei prossimi anni, quando il fabbisogno cinese crescerà ulteriormente. Le recenti manovre cinesi in Africa hanno esattamente questo scopo. La fornitura di petrolio dal Golfo Persico non è più garantita come in passato, data l’ingombrante presenza degli Stati Uniti, decisi a portare avanti i loro piani di riassetto del Greater Middle East. L’accordo con Mosca costituisce una mossa quasi obbligata per il gigante asiatico in vorticosa ascesa, nonostante le pur rilevanti relazioni commerciali e finanziarie con gli Usa.
Vi sono dunque numerosi motivi di convergenza tra Mosca e Pechino, decisi ad affermare il loro peso nelle questioni internazionali, creando un assetto multipolare delle relazioni internazionali, vista anche l’impotenza nella quale versa ormai da tempo l’Organizzazione delle Nazioni Unite.
Tuttavia gli USA continueranno con ogni probabilità a ribadire la loro attuale supremazia nell’immediato futuro, come dimostrato anche dal persistente controllo strategico di tutte le aree cruciali di confine tra le sfere di influenza russa e cinese (Afghanistan, Asia Centrale, Golfo Persico). Le ultime dichiarazioni rilasciate dall’Amministrazione Bush, in particolare quelle del Presidente americano e del suo Segretario di Stato, dimostrano chiaramente come l’ala più conservatrice dei repubblicani domini ancora la politica estera statunitense. I recenti accordi nucleari con l’India, se da un lato mandano un segnale alla Cina, dall’altro scandiscono un’altra tappa della politica di accerchiamento del regime iraniano, l’obiettivo imminente nell’agenda di Washington.
La Russia e la Cina non vogliono tuttavia rassegnarsi ad agire da comprimari in questioni così rilevanti e sulle quali hanno avuto ed hanno sovente posizioni assai diverse da quelle americane. Il successo della loro strategia di riequilibrio dei rapporti di forza internazionali, dipenderà nel lungo periodo da una molteplicità di fattori, ma il raggiungimento di intese in settori chiave, come quello energetico, potrebbe rivelarsi uno strumento fondamentale.
(11 aprile 2006)