Pierandrea Saccardo
PRIMO PIANO - L'auspicato risveglio dell'Onu
Forse perché ubriacati dal consumismo che ha creato in noi l'immagine di un pianeta invaso da frigoriferi, auto, telefonini, che come asteroidi piroettano nell'universo, non ci siamo resi conto che non basta ingozzare come oche i bambini di una parte del mondo, lasciandone crepare di fame altrettanti in un sito dimenticato da Dio, per creare un mondo migliore. Cosa ancor peggiore, non abbiamo capito che il cibo scaricato da un vagone volante in un paese terzomondista per far sopravvivere vecchi e infanti stremati qualche mese in più si è rivelato solo un granello di sabbia nel deserto. L'uomo non è un cane legato alla catena cui si spengono i bisogni primari offrendo un osso saporito. L'uomo ha necessità di progredire e per far ciò ha bisogno di una società organizzata che gli consenta di giungere a creare quello che si definisce "uno stato di diritto”, unico cammino per far uscire molte nazioni dallo "status tribale". Lo stesso che, carico di odio verso gli stati ricchi, animato da rancori più o meno condivisibili, sceglie la strada della ribellione, della carneficina sino a credere nel terrorismo come arma di riscatto. Questo nostro giudizio, seppure generalizzato, non può non coinvolgere l'Onu, organizzazione che avrebbe dovuto alla fine della II Guerra Mondiale operare e mediare le controversie planetarie. In realtà, come noto a tutti, l'Organizzazione non ha saputo adeguarsi alle moderne esigenze. Politica, compromessi e qualche scandalo nell'aria hanno finito per trasformarla in una statua di sale, statica nel tempo e nello spazio.
C'è voluto il terrorismo, la guerra in Cecenia, o la mina vagante delle elezioni in Ucraina per costringere l'Onu ad intraprendere la strada delle riforme. Un percorso che la renda in grado di prendere decisioni autonome, consentendo al Palazzo di Vetro di sostenere costruttivamente coloro che lavorano per l'edificazione o la salvaguardia della democrazia. Le Nazioni Unite diventerebbero così un’istituzione super partes, attiva nelle controversie internazionali col diritto di usare la forza ove non ci sia più spazio per la ragione. Ovviamente, essendo composte da uomini che rappresentano anche gli interessi primari delle nazioni da cui provengono deve, pena eterne controversie, trovare all'interno di se stessa un’unità di intenti globali, scevri da egoismi momentanei. Il progetto di riforma, che il segretario generale dell'Onu Kofi Annan presenterà a marzo del prossimo anno all'Assemblea Generale, si baserà sulla fondamentale riforma del Consiglio di Sicurezza. Un nodo estremamente delicato, un laccio che deve essere sciolto affinché i buoni propositi non rimangano parole, progetti e sogni nel cassetto con il rischio di lasciare il mondo alla deriva. Il gruppo dei saggi ha individuato vari progetti: il primo destinato ad accontentare le aspirazioni del Giappone e della Germania, l'altro tendente a venire incontro ai desideri di nazioni come la Spagna e l'Italia. La prima soluzione propone l'allargamento del Consiglio con l'aggiunta di sei membri permanenti senza diritto di veto: Germania, Giappone, India e Brasile, oltre a due tra Egitto, Nigeria e Sudafrica. Le ultime notizie darebbero Berlino e Tokyo disposte ad accontentarsi di un seggio senza il veto. Rimangono le controversie riguardanti i paesi dell'America Latina, mentre la storica inimicizia tra India e Pakistan rende ardua l'intesa tra i due paesi.
Sul ruolo dell'Italia si deve registrare una dichiarazione del ministro degli Esteri Gianfranco Fini: "La posizione del governo è nota. Riteniamo che l'istituzione di una nuova categoria di seggi permanenti riservati ai singoli stati sia una risposta inadeguata alle sfide del nuovo millennio e pericolosamente squilibrata". Un chiaro riferimento alla Germania che da tempo chiede un ruolo privilegiato nel Consiglio di Sicurezza. Al di là delle diatribe qualcosa si è mosso, avallando quanto ha detto Kofi Annan, riguardo la necessità di “limare i rami secchi” che rendono l’Organizzazione lenta, costosa e inefficace. Il segretario generale ha finalmente compreso che l’ordine mondiale non può essere più guidato dalle cripte del palazzo, lontane anni luce dalle reali aspettative e speranze dei popoli? A indurci all’ottimismo le valutazioni espresse dai saggi che, nel parlare della riforma dell’Onu, hanno rilevato che “oggi i rischi si sono allargati anche al terrorismo, alle armi di distruzione di massa, all’imprevedibilità degli stati irresponsabili”. Siamo al risveglio delle coscienze planetarie? Qualcosa si sta muovendo e non è poco.
(4 dicembre 2004)