CONVEGNO - Venere o Marte? Una scelta per il terzo millennio
SABATO 18 DICEMBRE al TEATRO ANFITRIONE di ROMA

L’11 Settembre ha sancito il cambiamento degli equilibri geopolitici mondiali. Da una parte gli Stati Uniti, dall’altra il “non Occidente”, con la situazione mediorientale nel mirino. Oltre questa prima grande divisione di ruoli, la riflessione porta ad alcuni interrogativi ben più complessi. Quali stati possono considerarsi facenti parte del West Group? E’ ipotizzabile un’alleanza d’intenti, tra Stati Uniti ed Europa, o dobbiamo parlare di due modus vivendi che camminano parallelamente, proponendosi l’uno come l’alternativa dell’altro? Queste le tematiche affrontate dal convegno “Venere o Marte, una scelta per il terzo millennio”, organizzato dall’associazione Edmond Dantès e dalla redazione del sito geopolitica.info, con il patrocinio dell’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma. Nella cornice del Teatro Anfitrione, davanti a più di duecento spettatori, lo spunto per la riflessione è giunto dall’atteggiamento europeo dopo l’abbattimento del regime dei talebani, che ha rinunciato a seguire sic et simpliciter le intenzioni a stelle e strisce nella guerra al terrorismo. Seguendo gli sviluppi, potremmo spostare il piano del dibattito più che sulla contrapposizione tra Occidente ed Oriente islamico, come profetizzato dal sociologo Huntington, sul dualismo tra Usa ed Unione Europea. Da qui la domanda posta da Kagan nella sua pubblicazione “Paradiso e potere”, in cui si rende evidente come gli europei possano godersi il loro paradiso grazie all’ombrello difensivo degli States. Da un lato l’Europa, disposta al dialogo e restia a seguire i propri interessi con l’uso della forza, insomma una moderna Venere priva d’aggressività. Dall’altro gli Stati Uniti che assumono più la posizione di un Marte pronto a mostrare i denti per difendersi e curare i propri affari. A moderare gli interventi Roberto Coramusi, del comitato redazionale di geopolitica, che ha cercato un chiarimento circa il ruolo che l’Europa deve assumere, per assurgere al ruolo di reale alternativa al way of life americano. La risposta è nelle origini del concetto-europa, nel sentire comune che dovrebbe animare l’uomo europeo.

Marco Penna, responsabile dei giovani d’Alleanza Federalista, punta l’indice su una mancanza fondamentale nell’atto che ha generato l’Unione Europea: la costituzione. “E’ un grave errore l’aver escluso dal testo costituzionale le radici cristiane e culturali, che dovrebbero esserne il fondamento primo – sottolinea Penna – L’uomo europeo affonda le radici con i primi approfondimenti socratici sulla conoscenza di sé. Con Aristotele si giunge alla conclusione che non basta più, ma che si rende necessario staccarsi dalla corporalità conosciuta per svelare il logos, l’anima dell’uomo. L’avvento di Cristo è il momento storico e filosofico in cui questo passo si compie e si marcia verso la formazione di un peculiare comune sentire.” Al mito dell’Europa richiama anche la professoressa Lorella Cedroni, docente di Scienza Politica alla Sapienza, che ha voluto sottolineare come, per trovare il filo conduttore del Continente moderno, si debba guardare alle radici dell’idea, alla loro originaria concezione. A spiegare il pensiero dei neocons statunitensi, che di fatto condiziona le scelte politiche dell’amministrazione attuale, e ad illustrare le differenze tra le due sponde dell’atlantico, è stato Marco Cochi, giornalista, responsabile della redazione esteri del Giornale d’Italia: “Per i neoconservatori, il modello democratico americano è il più alto mai raggiunto nella storia civile. Per questo va esportato. Per molti pensatori il reale freno dell’Europa è la mancanza di una visione unitaria. Solo quando il Vecchio Continente risolverà questa dicotomia e deciderà di diventare una forza militare, potrà pensare di proporre un modello alternativo.” Per il professor Germano Dottori, docente di studi strategici alla Luiss, l’Europa non è una potenza autonoma: “Non può permetterselo perché noi europei non abbiamo lo stesso sentire in alcune questioni vitali. Paradossalmente, la mancanza di competitività nell’affermarsi come realtà militare, è la fortuna della nostra comunità. Al contrario inizieremo una gara che ci farebbe perdere il progresso civile, senza lasciarci scampo in una corsa che ci vede troppo indietro.” Durante gli interventi si è evidenziato come sia auspicabile un’alleanza tra le sponde atlantiche, basate sulla conferma ed il rispetto dei propri ruoli, senza il prevalere di un modello sull’altro per “divina concessione”. L’Europa dovrebbe cercare di agganciare una locomotiva in corsa, come potremmo definire gli Usa, per trarne benefici ed avere maggiori possibilità d’auto determinare il proprio futuro. L’unico dubbio potrebbe scaturire nell’osservare che la locomotiva non solo non rallenta per facilitare il recupero, ma a volte accelera. Potrebbe rendersi necessario lo studio di mezzi di locomozione differenti

Alessandro Tirocchi
(19 dicembre 2004)

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