PRIMO PIANO - Cause e prospettive del rally del petrolio

L’ultima settimana di settembre è stata testimone dell’ennesima impennata della quotazione del petrolio. Nella giornata di mercoledì 29 si era registrato un calo interessante dovuto alla momentanea interruzione degli scontri nella regione del delta del Niger. Ma il parere negativo dei trader, che considerano l’area ad alto rischio, ha trovato conferma nelle parole del leader dei ribelli Mujahid Dobuko-Asari, il quale ha ribadito il consiglio dato ai dipendenti delle multinazionali straniere alcuni giorni fa, esortandoli ad abbandonare al più presto la zona. Non si è fatta dunque attendere la ripresa del rally con i futures sul greggio al Nymex di New York che nelle ore di chiusura venivano scambiati a 50,01 dollari al barile. L’Agenzia internazionale per l’Energia, in una nota tecnica, ha definito irrazionali i picchi dei prezzi toccati dalla presunta fine della terza guerra del golfo. Ma le motivazioni reali di una crescita tanto sostenuta sono difficilmente riscontrabili. Gli economisti hanno individuato alcune chiavi di lettura che, per quanto importanti, da sole non costituiscono una valida risposta.

Tre sono le cause cui generalmente vengono attribuite le maggiori responsabilità: il colossale giro di affari della compagnia Yukos che, pur trovandosi sull’orlo della bancarotta, privata dei vertici della sua dirigenza (il presidente Mikhail Khodorkovskij è stato arrestato nell’ottobre 2003 con l’accusa di frode fiscale), non ha smesso però di pompare petrolio, garantendo ancora un quinto delle estrazioni russe e controllando il 2% del mercato globale; le enormi quantità di “oro nero” importate negli ultimi anni dalla Cina, il cui formidabile sviluppo industriale ha convertito questa nazione, un tempo dedita quasi esclusivamente all’agricoltura estensiva, nel secondo acquirente mondiale di crude oil (con buone possibilità di occupare la prima posizione nel giro di due decenni); le tristemente note vicende della guerra di Bush, con la consequenziale contrazione delle esportazioni dell’Iraq. L’Opec dal canto suo ha dichiarato di aver fatto il possibile per abbassare i prezzi, accettando di tirare al massimo l’aumento delle quote dei paesi membri. Il cartello infatti, sebbene interessato in primis ad ottenere profitti, ha dimostrato un’imprevista attitudine costruttiva cercando di assestare la quotazione del petrolio su livelli alti ma, malgrado tutto, realistici e comunque stabili. Durante il meeting dell’Organizzazione, svoltosi a Beirut lo scorso 3 giugno, è stato infatti decretato un incremento del tetto di produzione pari a circa due milioni di barili.

Ci sono anche altri elementi che possono gravare negativamente su questa complicata situazione. Primi fra tutti, la protervia con cui il governo federale statunitense si ostina a difendere le riserve strategiche degli Stati Uniti (che anzi vorrebbe vedere incrementate) e le difficoltà in cui versano le major texane del settore. Forse l’unica spiegazione valida sull’irrazionalità del flusso dei mercati va ricercata proprio al loro interno. Il problema infatti è strutturale. Ci troviamo al cospetto di un economia fondata non più sulla produzione e sul lavoro ma sulla speculazione e titoli “immaginari” quali i futures. In altre parole sulla non-economia, sull’economia virtuale. Questa ha inoltre il grosso pregio di poter essere utilizzata, alla pari delle armi strictu sensu, come valido strumento di distruzione da politici ambiziosi che covano, neanche tanto di nascosto, progetti imperiali. Con gli strumenti forniti dalla finanza si possono abbattere governi eletti democraticamente, sovvertire società fondate su codici di condotta millenari, gettare nella miseria paesi un tempo floridi. Un effetto che forse solo l’atomica potrebbe ottenere, ma con molti più effetti collaterali. Quindi la speculazione finanziaria come “bomba ideale”. Appare certo ad oggi che solo un rapido miglioramento politico-istituzionale in Iraq e la fine del massacro in corso in Palestina potranno calmierare il livello dei prezzi mondiali.

Gabriele Natalizia
(30 settembre 2004)

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