Pierandrea Saccardo
PRIMO PIANO - George Kennan, il profeta anti Urss
Nel complesso rapporto che fece da sfondo a due mondi ed a due dottrine, quali furono quelle che contrapposero al termine del secondo conflitto mondiale, gli Stati Uniti all'Unione Sovietica, George Kennan rappresentò per quasi cinquant'anni quella parte d'America pragmatica e antisovietica, convinta del ruolo affidato alla superpotenza quale portabandiera dei valori democratici. Diplomatico e storico, vincitore di un premio Pulitzer e morto ieri a 101 anni, Kennan fu l'uomo che dette il nome di "containment" alla politica estera statunitense del dopoguerra e previde attraverso una attenta analisi la caduta del regime sovietico.
L’analisi delle ricerche di questo studioso risulta ancor oggi fondamentale per chiunque voglia comprendere cosa fu la "Guerra Fredda" e fino a quale punto questo confronto rischiò di trasformarsi in apocalisse nucleare. Prima di analizzare la figura di quest'uomo definito universalmente "un gigante", autore di venti libri, di cui l'ultimo fu pubblicato nel 2002 quando aveva compiuto 98 anni, è importante fare un salto indietro nel tempo, nel 1945, quando le avanguardie dell'Armata Rossa erano giunte ad illuminare Vienna, mentre le armate del maresciallo Tito occupavano Trieste. Una realtà politica lasciata dischiudersi dagli anglo-americani in favore di Stalin. Gli eventi avevano di conseguenza fatto comprendere al presidente Truman quanto nefasto per i rapporti di potenza sullo scacchiere geopolitico fosse stato il patto di Yalta firmato dal suo predecessore. Ad aggravare la situazione, gli inglesi nel corso delle elezioni avvenute a guerra conclusa avevano dato il benservito a sir Winston Churchill a favore del socialista Attlee. Tali accadimenti si verificavano mentre in tutti i paesi dell'Est le coalizioni organizzate dei comunisti locali stringevano la morsa sulla Polonia, la Romania e la Bulgaria, grazie ad un abile lavoro diplomatico architettato da Stalin. Fu in conseguenza di questo nuovo inquietante panorama che George Kennan (nella foto), all'epoca inviato statunitense a Mosca, inoltrò il famoso "Long Telegram", dove veniva denunciata la politica espansionistica dell'Unione Sovietica. Il testo del "Long Telegram" segnò una svolta storica nella politica americana. Truman aveva mal sopportato la sconfitta di Churchill, che dopo aver lottato contro il nazismo aveva ammonito il mondo libero "sulla cortina di ferro scesa sui paesi occupati dall’Urss", e nominò Kennan Direttore del Policy Planning Staff all'interno del Dipartimento di Stato americano. Sarebbe stato un lavoro improbo analizzare gli infiniti aspetti della "Guerra Fredda".
Lo strappo di Tito nei confronti dell'Urss, il blocco di Berlino, la rivolta prima di Budapest poi di Praga, il braccio di ferro tra le due superpotenze attraverso la crisi di Cuba, lo spionaggio e la guerra per procura combattuta in Vietnam e in Cambogia, hanno segnato quasi cinquant'anni della nostra storia. Un conflitto che per somma fortuna dell'umanità non è mai giunto fino alle estreme conseguenze. In questo contesto il lavoro svolto da George Kennan risultò fondamentale importanza per far uscire indenne il suo paese da un confronto titanico. L’insigne analista, forte dell’esperienza vissuta a Mosca, capì che il tempo giocava a favore dell'America. Fece comprendere a tutti i presidenti americani con cui collaborò che la corruzione e le lotte di fazione che laceravano all'interno il Partito Comunista Sovietico, si sarebbero rivelate nel tempo assai più perniciose di qualunque guerra convenzionale o atomica rivolta contro l’Urss. A confortare le tesi di Kennan oggi abbiamo a disposizione il Rapporto Mitrokhin, una lettura fondamentale per comprendere i fatti ed i misfatti sviluppatisi nella Russia comunista. La rivolta di Budapest, ma soprattutto la "Primavera di Praga", che spaccò il Comintern tra la colomba Kossighin e il falco Breznev, fece capire già trentasette anni fa agli Usa come il potere sovietico si stesse sgretolando. Forse era questa la chiave di lettura per comprendere alcuni avvenimenti della storia apparentemente illogici come il ritiro dello US Army dal Vietnam. Oggi possiamo azzardarci ad affermare che l'America non abbandonò Saigon per incapacite militare bensì per un'altra ragione, ossia che nel 1968, dopo la rivolta di Praga, l'Urss con la sua azione di forza aveva messo in luce tutta la sua incapacità nel gestire i rapporti con gli altri paesi del Patto di Varsavia. Dunque l'America non temeva più il possibile sviluppo della "Teoria del Domino" comunista nei paesi asiatici loro alleati. Alla luce dei fatti siamo concordi con coloro che hanno definito Kennan "il più importante dirigente degli affari esteri dell'ultimo mezzo secolo". Forse una delle persone che hanno più contribuito ad evitare la catastrofe nucleare.
(20 marzo 2005)