PRIMO PIANO - I problemi del gas del Caspio

Le major del petrolio di tutto il mondo hanno fatto a gara per mettere le mani sui tesori minerari del Mar Caspio, ma ora si trovano di fronte ad un vero dilemma: che fare delle enormi quantità di gas che giacciono sotto questo mare interno? Si tratta di risorse che avrebbero enorme valore altrove, ma non in una regione circondata dai maggiori produttori mondiali di energia e situata a migliaia di chilometri dai mercati più ricchi, quelli in grado di pagare con valuta forte. "Il gas del Caspio costituisce per ora sopratutto un rompicapo", commenta Jonathan Stern del Royal Institute of International Affairs a Londra. "Vogliamo partecipare a nuove gare d'appalto per l’esplorazione offshore. Il problema è che si rischia di trovare il gas ma, una volta rinvenuto, non si può abbandonare, non si può usare e non si può esportare".

Anche il colosso britannico dell’energia Bp si era invischiato in una situazione del genere: nel 1999, nei pressi della costa azera del Caspio, ha scoperto il giacimento di gas di Shakh Deniz, che contiene riserve di ben mille miliardi di metri cubi. Oggi, dopo cinque anni, la multinazionale ha preventivato che l'avvio delle esportazioni dalla nuova rete avverrà nella seconda metà del 2006 con volumi che si aggireranno tra i 2 e 6,6 miliardi di metri cubi. La British petroleum ha rimandato per lungo tempo lo sviluppo del giacimento, dicendo che i costi per la realizzazione del progetto erano sempre più onerosi e non vi erano compratori. Poi lo scorso anno la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo ha stanziato 170 milioni di dollari per finanziare una quota in due progetti sul gas naturale in Azerbaigian, uno dei quali relativo al giacimento di Shakh Deniz. Ci vorrà comunque ancora del tempo prima che il gas proveniente dalle ex-repubbliche sovietiche arrivi in Europa.

Il Mar Caspio è circondato da cinque Stati (Russia, Azerbaigian, Turkmenistan, Kazakistan e Iran) che tutti insieme possiedono la maggior parte delle riserve mondiali di questa preziosa fonte di energia. Per questi paesi la Turchia rappresentava lo sbocco naturale per le esportazioni, ma oggi è chiaro che la ripresa economica di Ankara non arriverà così presto da assorbire tanto combustibile. La Turchia ha rinegoziato con Iran e Russia un prezzo del gas più basso. Intanto gli investitori sperano che la Turchia, insieme alla vicina Grecia, emerga non solo come mercato, ma come vero e proprio "nodo industriale", rivendendo i volumi nell'Unione Europea dove è previsto da parte delle utilities un aumento della domanda di un combustibile meno inquinante del petrolio o del carbone. Grecia e Turchia si sono già accordate per la costruzione di un gasdotto del costo di 300 milioni di dollari per trasportare 500 milioni di metri cubi di gas all'anno. La posizione remota del Caspio è invece un vantaggio per la Russia, che preferisce continuare a comprare il gas dell’Asia centrale anziché sviluppare i suoi giacimenti artici, che richiedono investimenti altissimi. Mosca acquista grossi volumi a basso prezzo dal Turkmenistan e dal Kazakistan, ma anche se il mercato russo è per ora l'unico sbocco per questo genere di esportazioni dei due Stati centro-asiatici e porta guadagni contenuti, ciò non basta a giustificare lo sviluppo del giacimento di gas di Shakh Deniz della Bp nel vicino Azerbaigian.

Marco Cochi
(10 dicembre 2004)

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