Marco Leofrigio
PRIMO PIANO - Oil for Food: la lista nascosta delle Corporation
Le novità sui coinvolgimenti nello scandalo Oil for Food non finiscono di sorprendere. Come noto la Commissione di Inchiesta Indipendente presieduta da Paul Volcker, nominato dal Segretario generale dell'Onu, Kofi Annan, ha rivelato che lo scandalo ha visto 2.200 imprese indicate come ‘corrotte’, sulle 5.000 coinvolte nel grandioso programma di aiuti messo in campo dalle Nazioni Unite. Imprese appartenenti a oltre 66 paesi, uomini politici di tutto il mondo, italiani inclusi, sono stati coinvolti nel più grande giro di tangenti che la storia ufficiale abbia mai registrato. Anche l’immagine del Segretario Generale Kofi Annan ne è uscita compromessa.
Oil for Food ha mobilitato, nel suo sforzo per aiutare la popolazione irachena, l’imponente cifra di 60 miliardi di dollari ma secondo la Commissione Volcker almeno 1,8 di questi sono stati generati in modo illecito. La corruzione è avvenuta per mezzo dei vouchers, previsti dal programma Onu, che davano diritto all’acquisto di barili di petrolio. Ma nei giorni scorsi il New York Times ha rivelato la parte censurata dell’indagine condotta stavolta dall’Iraq Survey Group, il gruppo di lavoro incaricato di indagare sulle armi di distruzione di massa del regime di Saddam, diretto dal consigliere speciale della Cia, Charles Duelfer. La commissione, nel suo ponderoso rapporto di 918 pagine, si è occupata a margine anche di Oil for Food, con un’allegato dedicato proprio a questa vicenda. Gli ispettori della Cia hanno accertato quali imprese erano state corrotte da Saddam grazie alle transazioni illegali sulle vendite di petrolio, ma per motivi ufficialmente di privacy non avevano pubblicato tutti i nomi. Tra i beneficiari dei vouchers petroliferi iracheni, vi sono alcuni grossi nomi del settore petrolifero statunitense: Chevron, ExxonMobil, Texaco e Bay Oil. I “buoni” che il regime iracheno aveva erogato a queste aziende, nel periodo 1996-2003, ammontavano a un’equivalente di oltre 111 milioni di barili di petrolio, facilmente convertibili in denaro contante.
Esemplare risulta il caso della Midway Trading di Reston, nello stato della Virginia: dalle indagini condotte dal district attorney di Manhattan Robert Morgenthau (in foto), emerge che nel 2000 la compagnia, assieme alla romena Bulf Oil, ha pagato oltre 440.000 dollari di tangenti ai funzionari iracheni, riuscendo ad acquistare un’equivalente in barili di petrolio pari a 42 milioni di dollari. Hanno mentito su questo punto ai funzionari Onu incaricati di gestire il programma “petrolio in cambio di aiuti umanitari”, che hanno autorizzato l’acquistp ritenendolo perfettamente legale. A sua volta la romena Bulf Oil ha chiesto ai dirigenti della Midway una maggiorazione del 25% per ogni barile. Gli accrediti della Midway alla Bulf sono partiti dalla SunTrust Bank della Virginia transitando sulla Jordan’s National Bank, per poi finire su un conto di un dipendente della Bulf aperto presso la Chase Manhattan Bank di New York. Anche il giro che ha fatto il petrolio è stato lungo, poiché è stato venduto dalla Midway alla Texaco Corp. che poi lo ha ceduto alla britannica British Petroleum. Al contrario resta ancora avvolto nell’oscurità il traffico di superpetroliere nei mesi di febbraio e marzo 2003, poco prima del conflitto, cariche di ben 7.7 milioni di barili, prelevati dal terminale iracheno di Khor al-Amaya, nonostante il blocco navale della US Navy nell’ambito dell’ operazione MIF - Marittime Interdiction Force. È ora del tutto evidente, come si sospettava, che il vorticoso giro di tangenti non ha coinvolto solamente le imprese di Russia, Francia, Giordania, Cina, e di altri 62 paesi, ma anche alcune delle Corporation americane più note.
(23 dicembre 2005)