PRIMO PIANO - L’impegno dell’Osce nella lotta al terrorismo

L’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) è stata, sin dalla sua nascita nel 1975, un luogo di dibattito tra i suoi 55 paesi membri. Il venir meno dei blocchi e la sua trasformazione nel 1995 hanno reso possibile un salto di qualità nella realizzazione dei fini istituzionali, grazie anche alla maggiore possibilità di concertazione di un mondo non più lacerato dalle ideologie. Europa orientale, Asia centrale ed il Caucaso, sono le zone dove è maggiore il suo impegno nella ricerca di stabilità e coesione attraverso attività che spaziano dai processi di democratizzazione alla prevenzione di conflitti, dalla stabilità dei confini ai diritti umani, dal rule of law alla prevenzione di traffici illeciti, per finire con la difesa dell’ambiente. Nel perseguimento di tali obiettivi è ravvisabile un modus operandi con i caratteri tipici della diplomazia preventiva: continui negoziati che assorbono le spinte esplosive dei contendenti, riportandoli a posizioni conciliabili. Una gestione delle crisi, in atto o potenziali, indubbiamente moderna ed elastica.

La stessa versatiltà dell’Organizzazione permette che lo schema operativo sia continuamente adattato ad eventi e problematiche della Comunità che ricadono sotto la sua competenza. La sopravvenuta emergenza del terrorismo ha arricchito lo spettro delle sue attività, in considerazione del fatto che molte delle misure adottate dalla Comunità internazionale ricadono sul territorio di alcuni Stati membri, dove l’Osce è già attiva con missioni sul campo. Del resto non va dimenticata l’esperienza nell’addestramento di forze di polizia e di monitorizzazione delle frontiere, know-how utile nell’affrontare le sfide globali. E così, a breve distanza dagli eventi newyorkesi, il Consiglio ministeriale riunito a Bucarest nel dicembre 2001, adottò il “Plan of Action for Combating Terrorism” dando vita all’Action against Terrorism Unit, un dipartimento, con sede a Vienna, che assiste le nazioni aderenti nella prevenzione e repressione del fenomeno. È stata costituita un’unità che sia in grado di rispondere alle emergenze in modo rapido ed efficiente, capace di coordinarsi con partner interni ed esterni. Uno dei principali obiettivi dell’Atu è la riduzione del gap tra gli Stati membri in ordine alle capacità operative e di analisi nell’antiterrorismo. A tal fine, a seguito della Risoluzione 1373/2001 del Consiglio di sicurezza dell’Onu, ha sviluppato, in ambito regionale, una serie di misure di capacity-building bilaterali e multilaterali.

Dal meeting di Bucarest continua a svilupparsi una rete di partenariato con il Counter Terrorism Committee delle Nazioni Unite e con un consistente numero di organizzazioni settoriali. L’approccio dell’Osce a un problema di tale portata, non è essenzialmente repressivo. Di qui tutta una serie di attività realizzate con la consapevolezza che persistono alcuni fattori di ordine sociale, economico e politico che in molti Paesi incidono pesantemente sull’aumento della pericolosità della radicalizzazione della lotta politica e religiosa. Possono essere citate la collaborazione tra l’Atu e l’Odihr, l’Ufficio Osce competente in materia di diritti umani, attraverso la quale si tende ad eliminare situazioni di violazione dei medesimi ancora presenti in alcune aree. Diversi, poi, sono gli esempi di cooperazione con altri organismi internazionali. Con l’Icao, l’agenzia dell’Onu in materia di aviazione civile, ha avviato un programma (al quale partecipano anche Nato e Commissione Europea) diretto ad eliminare fonti di rischio nel trasporto aereo, e ne è atto un altro volto ad armonizzare gli standard ed i controlli sui documenti di viaggio che, come accaduto anche in occasione degli attentati negli Usa, spesso costituiscono un momento fondamentale nella messa in atto di operazioni terroristiche.

Il quadro descritto risponde alle linee di carattere generale, considerate un modo corretto di procedere non solo dagli analisti, ma anche dai vertici di Onu ed Unione Europea. Risulta evidente che la sola Osce non possiede gli strumenti chiave, soprattutto a causa dei limiti derivanti dal suo impianto normativo costituito dal soft law. Tuttavia costituisce un esempio di problem solving che in diversi settori, seppure distanti dai pericoli del terrorismo, ha permesso di conseguire ottimi risultati.

Eugenio Balsamo
(7 agosto 2005)

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