Marco Cochi
PRIMO PIANO - La Russia muove i primi passi verso la Ue
L’8 settembre a Berlino è stato siglato un accordo storico che darà il via alla costruzione di un gasdotto, il North European gas pipeline, che correrà tra Vybrog, in Ingria, e Greifswald, in Meclemburgo. L’unione energetica varata da Gerard Schröder e Vladimir Putin sta suscitando le ire del “fronte baltico” in seno all'Ue che sta meditando di adire le vie legali. Il progetto, ufficializzato solo ora ma frutto di una trattativa già in via di conclusione a luglio, prevede il passaggio del gasdotto su 1.200 Km fondale del Mar Baltico, bypassando in tal modo i territori di Ucraina, Bielorussia e Polonia. Contro la nuova pipeline si sono sollevate critiche dai toni decisamente aspri. Da Varsavia il presidente Aleksander Kwasniewski ha dichiarato che “l’accordo è stato firmato sulla testa dei polacchi”. Lech Kaczynski e Donald Tusk, leader dei due partiti avviati a formare il nuovo governo, sulle pagine del quotidiano Rzeczepospolita lo hanno parlato di un grave rischio per la sicurezza delle risorse naturali nazionali. Il settimanale Wprost, parlando del "patto Schroeder-Putin", è arrivato a fare un parallelo con quello Ribbentrop-Molotov del 1939, che decise la spartizione della Polonia tra il Terzo Reich e l'Urss di Stalin. Già sei mesi orsono i paesi baltici e la Polonia avevano inviato una lettera di protesta contro il progetto in questione al presidente della Commissione europea, Manuel Barroso, senza ottenere risposta. Le motivazioni che sottostanno alla denuncia sono generate sia dalle mancate royalties, che dalle riserve per quello che viene considerato un forte riavvicinamento politico tra Russia e Germania. Anche qui la Cdu ha espresso forti critiche per il progetto, considerato una “catastrofe” per il clima di sfiducia creato nel vicino Est nei confronti della Germania. I ministri degli Esteri dell'Estonia e della Lituania hanno più volte espresso il loro disappunto, come lo stesso il Sejm lettone che non ha perso l’occasione per ribadire il suo giudizio negativo sul Negp.
La motivazione ufficiale, alla base delle reazioni delle tre Repubbliche baltiche, riguarda la salvaguardia dell’ambiente e dell’economia nazionale. Il North European gas pipeline riaccende le critiche contro i russi di aver sommerso, dopo la fine della seconda guerra mondiale, un imponente quantitativo di armi chimiche nel Mar Baltico, con evidenti rischi per l'ambiente. Oltre alle motivazioni di natura economica e ambientale, esistono anche ragioni storico-politiche: qualsiasi tipo di accordo fra Mosca e Berlino non può essere accettato di buon grado da paesi la cui indipendenza è stata continuamente messa in discussione. La questione del gasdotto è in agenda a Londra per il prossimo vertice Ue-Russia. Bruxelles ha già approvato il progetto e le cifre della collaborazione energetica con Mosca rappresentano una ragione più forte di qualsiasi timore dei singoli membri.
La disputa potrebbe finire in un’aula di tribunale, almeno stando all’opinione di Robert Amsterdam, dello studio legale Amsterdam & Peroff. Secondo l’avvocato, la Polonia potrebbe appellarsi giuridicamente contro l'accordo, contestando la violazione di principi del libero mercato. Nello specifico, il governo di Varsavia potrebbe provare che le basi del progetto sono di natura politica e non economica, risultando estremamente più costoso rispetto ad altri progetti sottoposti al vaglio contemporaneo della commissione preposta.
Secondo l'opinione di numerosi esperti, l’attraversamento sottomarino previsto comporterebbe un costo due o tre volte più superiore rispetto al progetto “Yamal-Europa II”, che prevede il passaggio sul territorio polacco e bielorusso o ancora rispetto all’ “Amber” che, prima di arrivare nell'Europa occidentale, attraverserebbe le tre Repubbliche baltiche e la Polonia. Secondo il commissario Ue alle Relazioni Esterne, Ferrero-Waldner, il progetto Gazprom potrebbe tuttavia non essere in grado di fronteggiare l’intero fabbisogno energetico europeo e, pertanto, non sarebbe da escludere la possibilità che venga avviata la costruzione di condotti alternativi. La diplomazia russa sta cercando di rassicurare gli altri membri della Ue sulla validità economica dell'operazione. Vladimir Czyzow, rappresentante permanente del Cremlino presso Bruxelles, ha dichiarato che il progetto Gazprom prevede, in fasi successive, diramazioni non solo verso la Polonia, ma anche verso l'Olanda, la Gran Bretagna e perfino l'Irlanda. La risposta non si è fatta attendere. Jacek Piechota, ministro dell'economia polacco, ha sarcasticamente replicato: “è stato carino da parte loro, ricordarsi del nostro paese”. Lo stesso Putin, è sceso in campo per promuovere il progetto ai partner occidentali. Durante i colloqui che hanno avuto luogo all’inizio di ottobre con il premier belga Guy Verhofstadt, ha dapprima spiegato che il Negp non va contro gli interessi di nessuno, anzi “i paesi europei potrebbero ottenere benefici quali una maggiore diversificazione nell'offerta del gas disponibile in Europa e un calo dei prezzi dei prodotti energetici”, per poi rilanciare la sfida: “la scelta di far costruire l'impianto ad aziende occidentali e far distribuire il gas da aziende russe rappresenta un sistema stabile per il futuro”.
(10 settembre 2005)