Marco Cochi
PRIMO PIANO - Iraq, Palestina e Libano: le tre elezioni di inizio 2005
In un recente editoriale a firma Kamal Deeb, pubblicato sul quotidiano libanese "Al Nahar" (Il Giorno, di orientamento moderato e molto letto dall'intellighenzia del paese) viene sottolineata la grande importanza che rivestiranno le elezioni, legislative e presidenziali, previste nei primi mesi del prossimo anno in Iraq, Palestina e Libano. Il voto influirà in maniera decisiva sia sul futuro politico del Medio Oriente che sulla politica degli Stati Uniti nella regione. Questa l'analisi del quotidiano caso per caso.
La situazione libanese è oggetto di attenzione della risoluzione 1559 del Consiglio di Sicurezza dell'Onu per le sue implicazioni politiche ed è, secondo Deeb, la questione sulla quale verterà il confronto elettorale libanese e determinerà gli schieramenti in campo. "Il versante governativo, appoggiato dalla Siria, che osteggia la risoluzione sostiene che la 1559 favorisce gli Stati Uniti nel mettere il triangolo siriano/libanese/palestinese sotto la lente di ingrandimento dopo avere finito il lavoro in Iraq. Se la risoluzione venisse applicata, gli Hezbollah, la presenza militare siriana in Libano ed i campi profughi palestinesi saranno carte non più utilizzabili nel futuro confronto decisivo con Israele". L'opposizione libanese sostiene invece "L'influenza siriana nel paese è parte integrante del sistema di corruzione imperante e, la sua presenza, lede alla sovranità del Libano rendendola non qualificata a condurre il confronto con Israele. Oltretutto, prosegue l'editoriale, "respingere la 1559 e tacciando di tradimento coloro che dissentano da parte governativa e siriana sembra volere alzare i toni per giustificare una repressione delle libertà democratiche". Lo scenario sembra tale da provocare una serie di conseguenze: forti limitazioni della libertà d'azione dell'opposizione, una riforma della legge elettorale ad hoc per fare eleggere un parlamento a maggioranza pro siriana. Sembra tutto predisposto per ingaggiare un confronto con Onu ed Usa mettendo a dura prova l'unità nazionale del paese.
Sul fronte palestinese Arafat è riuscito a rendere universalmente riconosciuto il diritto del suo popolo ad uno stato indipendente trasformando così i territori occupati in una mappa della geografia del futuro stato. La nuova leadership palestinese, preoccupata a non disperdere questo lascito, scrive l'autore, preme affinché vi sia una sovrintendenza internazionale alle elezioni. E' comunque forte il timore che Israele operi per ostacolare o influenzare queste elezioni.
L'esito delle elezioni palestinesi appare riconducibile a due alternative. Infatti, un affermazione di Marwan Al Barghouti - in carcere israeliano a scontare ben cinque ergastoli- assieme ad una leadership moderata (In fondo il breve periodo di premierato di Abu Mazen ha dimostrato che essi potrebbero accettare meno del minimo) non è da escludere (ci sono consistenti voci sulla stampa araba di trattative segrete tra Abu Mazen e Barghouti - ndr). L'alternativa è l'affermazione di un altro personaggio espressione di posizioni più dure. In tale caso non è difficile che Israele e gli Stati Uniti possano metterlo di fronte all'irrealizzabile condizione di sciogliere le organizzazioni armate e combattere il terrorismo. In tutti e due i casi Israele ha un ruolo fondamentale, è auspicabile quindi un cambiamento al governo di Gerusalemme e un nuovo premier che possa rimpiazzare l'inadatto Sharon.
Il teatro iracheno è più complesso, prosegue Deeb, a causa della violenza dilagante che è divenuta ormai un miscuglio tra guerra civile e guerra contro l'occupazione. E' ovvio pensare che gli Stati Uniti in qualità di occupanti gestiranno questa competizione elettorale, se davvero si andrà al voto, per favorire probabilmente l'istituzione di un parlamento simile a quelli della Germania e Giappone all'indomani della seconda guerra mondiale con un governo che stipula una rapida pacificazione con Israele ed assume un atteggiamento accondiscendente con l'Occidente. La buona riuscita delle elezioni di per se sarebbe una vittoria per gli Usa ma, in caso contrario, aspettiamoci allora un nuovo Vietnam molto poco digeribile per l'opinione pubblica americana. L'editorialista conclude così citando una battuta molto diffusa in Libano: "tutte le elezioni locali, sono, in realtà elezioni internazionali".
(25 novembre 2004)