PRIMO PIANO - L’America Latina alla ricerca di una nuova integrazione

La debolezza verso Washington si può superare solo con una maggiore compattezza del subcontinente: questo pensano i leader dei principali paesi a sud del Caribe protagonisti del nuovo corso politico, nonostante da anni l’unico ad affermarlo con toni decisi sia il Presidente venezuelano Chávez. È scontato che un blocco di una dozzina di governi abbia, in ambito negoziale, più forza contrattuale, ma l’aritmetica è spesso costretta a segnare il passo davanti a fenomeni di altra natura ancora troppo insidiosi nell’area in oggetto. Nel dicembre 2004, durante il terzo vertice sudamericano di Cuzco, è stato lanciato un ambizioso progetto di integrazione regionale finalizzato alla costituzione di un nuovo soggetto, un’entità che dovrebbe essere denominata Comunidad Sudamericana de Naciones (Csn). Abbiamo usato il condizionale perché tra le parti è già stato sollevata qualche obiezione sulla denominazione da attribuire al costituendo accordo. Obiezioni di forma che, ovviamente, nascondono problemi di sostanza ben più importanti e suscettibili di minare già nella fase embrionale la nuova idea di integrazione. Ciò che si vuole realizzare ha come modello quello europeo: un’area di libero scambio che progressivamente si doti di un parlamento, di una corte di giustizia, fino ad arrivare ad una moneta unica. Un elevato grado di integrazione, pertanto, ma non prima di 15 anni. Prima di allora, la struttura portante sarà costituita dalle due realtà più istituzionalizzate dell’America meridionale: Mercosur e Comunità Andina. Gli altri paesi coinvolti nel progetto sono: Cile, Guyana (Georgetown) e Suriname per un totale di dodici futuri membri. L’indirizzo politico pro tempore sarà definito da annuali vertici dei capi di Stato, il primo dei quali si è tenuto lo scorso 30 settembre a Brasilia. Si tratta, sostanzialmente, di una alternativa all’Alca, che Chávez (nella foto) vorrebbe modellare sulla sua idea di Alternativa Bolivariana para las Américas (Alba): il meridione d’America compatto e meno costretto ad accettare le linee imposte dalle amministrazioni Usa.

I fenomeni di integrazione, caratterizzati dalla necessaria lentezza, hanno bisogno di una decisa volontà in tale direzione. Le fasi che hanno caratterizzato l’integrazione europea, hanno visto sin dal principio almeno un nucleo di paesi decisi a lasciarsi alle spalle le divisioni dei decenni precedenti. Da questo punto di vista, la situazione politica del subcontinente si presenta sicuramente più difficile. La rivalità economica tra Argentina e Brasile, le inesistenti relazioni diplomatiche tra Bolivia e Cile e il timore dei paesi più piccoli di dover, in futuro, cedere alle pretese dei grandi, sono i principali ostacoli alla spinta verso un modello di integrazione stabile e che dovrebbe dialogare con l’area centramericana e con il Messico. Sarebbe anche uno strumento utile per migliorare le relazioni continentali con l’Unione Europea che, finora, ha sottoscritto accordi con le diverse organizzazioni regionali dell’America meridionale e centrale e con singoli paesi, come Messico e Cile, soprattutto in ambito commerciale. Questo è un altro elemento di disturbo: un singolo paese potrebbe preferire sottoscrivere un trattato di libero commercio (tlc) con gli Stati Uniti, piuttosto che dare il proprio contributo alla creazione della Comunidad, e godere di piani di aiuto concessi da Washington in diversi settori. E ciò, va detto, nonostante il Tlc tra Messico e Usa abbia pregiudicato l’economia messicana. La Csn, si legge nei documenti dei due vertici, ha come scopo quello di rafforzare e difendere l’identità comune attraverso l’integrazione di tutti i paesi dell’area; una istanza di integrazione, sviluppo economico e sociale, di cooperazione politica, dotata di una politica estera comune come elemento di forza nelle relazioni internazionali. Tra i principali obiettivi vi sono anche la cooperazione allo sviluppo e la coesione sociale; una effettiva integrazione anche in campo energetico e relativa alle vie di comunicazione attraverso il piano noto come Integración de la Infraestructura Regional de América del Sur (Iirsa), condizione essenziale alla circolazione di merci e persone. Bolivariana o meno, è un’ottima occasione per unire i più di 360 milioni di abitanti dell’America meridionale, cioè il 67% della popolazione dell’America Latina ed il 55% dell’intero continente americano. Va segnalata, però, la grande attività del presidente venezuelano, impegnato in continui negoziati che hanno dato buoni risultati soprattutto a Buenos Aires. Resta tuttavia da verificare quali saranno le conseguenze regionali della pesante astensione (75%) che ha caratterizzato le operazioni elettorali per il rinnovo del parlamento venezuelano, definibili, senza dubbio, una vittoria del fronte interno anti-Chávez.

Eugenio Balsamo
(12 dicembre 2005)

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