Francesco Tortora
PRIMO PIANO - I cattolici sotto attacco in Asia
La pubblicazione delle vignette satiriche sul profeta Maometto su alcuni giornali danesi e francesi ha offerto una nuova arma a quella frangia fondamentalista presente nell'Islam che, sebbene minoritaria, riesce di tanto in tanto a mettere nell’angolo le più numerose forze moderate. Nel Sud-Est asiatico le reazioni non sono state meno gravi di quelle registrate in Vicino Oriente. Violente manifestazioni si sono svolte in Indonesia all’interno della sede diplomatica della Danimarca, occupata da un folto gruppo di dimostranti fino all'arrivo della polizia locale, che ha fissato un incontro di mediazione tra il Fronte di Difesa Islamica ed i diplomatici danesi. L’arcipelago delle Filippine ha vissuto il dramma più profondo, ritornando nuovamente ad essere scenario di atti terroristici contro la comunità cattolica (prevalente nel paese): nel corso di un attacco sferrato nell’isola meridionale di Jolo sono state uccise sei persone.
Da tempo le isole meridionali dell’arcipelago filippino sono ritenute una roccaforte del gruppo integralista che fa capo ad Abu Sayyaf, il proconsole di al Qaeda nell’area, come confermano sia Washington che Manila. Secondo quanto riportato dai testimoni delle violenze avvenute a Jolo, nella località di Patikul gli aggressori si sono avvicinati ad una capanna, hanno bussato alla porta e si sono accertati riguardo alla religione professata dagli abitanti. Quindi si sono allontanati per poi ritornare armati di mitra. Hanno aperto il fuoco ad alzo zero ed hanno ucciso sei persone, tra cui un bimbo di appena otto mesi.
Le lotte inter-religiose stanno caratterizzando la vita politica anche del sud della Thailandia, in particolare nelle tre province al confine con l’Indonesia, le Filippine, il Myanmar e l’India, dove si sono verificati episodicamente attentati ad opera di kamikaze, mentre si registrano con regolare frequenza quelli effettuati con esplosivi chirurgicamente eseguiti nei confronti della comunità cattolica, che vanno diffondendosi a macchia d’olio nonostante la continua pressione attuata dalle forze di polizia e dagli eserciti locali. Per dare il polso della situazione nel Sud Est asiatico, basterà citare alcuni avvenimenti recenti come la barbara decapitazione di tre ragazze lo scorso 29 ottobre in Indonesia, mentre si recavano in un liceo privato cristiano a Poso, nelle Sulawesi centrali. I corpi sono stati trovati nei pressi del villaggio di Bambu. La testa di una delle vittime è stata invece abbandonata davanti una chiesa cristiana nel villaggio di Kasiguncu, mentre quelle delle altre due nei pressi di una stazione di polizia distante 10 km dal luogo del delitto. Nel Sud della Thailandia è stato persino proclamato lo stato di emergenza per le province di Narathiwat, Yala e Pattani, equiparabile nei contenuti alla legge marziale, ma gestito dalle autorità civili e non militari.
In Pakistan, invece, in una casa di Quetta, nella provincia del Belucistan, nel Sudovest del Paese, le forze di sicurezza pachistane hanno arrestato due membri di al Qaeda, un siriano considerato un capo della rete di bin Laden in Europa e Mustafa Nasar, già ricercato per le stragi dell’11 marzo 2004 a Madrid. Arresti che confermano come la holding del terrore stia espandendosi nei territori a cavallo tra l'Afghanistan, attraverso il Pakistan, il Kashmir, l'India, giù verso la Malesia e l'Indonesia. La stessa India è stata scossa da attentati (con il macabro corredo di 61 morti e 188 feriti) rivendicati da formazioni diverse da quelle che hanno eseguito gli attacchi dinamitardi del 29 ottobre scorso che hanno insanguinato un quartiere popolare di New Delhi, proprio mentre erano in corso, a breve distanza l’una dall’altra, due festività (una hindu ed una musulmana), in aree dove si svolgono solitamente mercati all'aperto. In Cina, invece, la comunità cattolica è oppressa storicamente da una persecuzione da parte delle autorità governative, tanto che è ancora vivo il dibattito tra le due componenti della Chiesa Romana Apostolica e quella “ufficiale” cinese. autorizzata da Pechino ma non dallo Stato del Vaticano. In questo specifico caso, però, si tratta di contrasti tra le diverse anime del mondo cristiano. E nonostante tutto, tra un arresto ed un rilascio, almeno qui si riesce ancora a non morire di religione.
(10 febbraio 2006)